Il wild swimming, sempre più diffuso in tutto il mondo, può comportare un maggiore rischio di problemi gastrointestinali e irritazioni cutanee. A evidenziarlo è il più ampio studio controllato mai realizzato sul tema, condotto dalla University of East Anglia su oltre 2.300 partecipanti
Chi pratica il wild swimming, cioè il nuoto in ambienti naturali come fiumi e laghi, presenta un rischio significativamente maggiore di sviluppare problemi cutanei rispetto a chi non entra in acqua.
È quanto emerge dalla ricerca condotta da un team di ricercatori della University of East Anglia (UEA), guidato da Paul Hunter. Lo studio ha coinvolto 2.368 partecipanti e ha rilevato che i nuotatori hanno una probabilità più che doppia di manifestare irritazioni della pelle, come sfoghi cutanei e prurito: il 2,7% contro l’1,3% dei non nuotatori.
Il legame con la contaminazione dell’acqua
Per quanto riguarda i disturbi gastrointestinali, il semplice contatto con l’acqua non sembra essere sufficiente ad aumentare il rischio. La probabilità di sviluppare problemi di stomaco cresce, invece, quando nell’acqua sono presenti elevate concentrazioni di Escherichia coli e altri indicatori di contaminazione fecale. Un risultato che, secondo i ricercatori, potrebbe avere importanti conseguenze sulle modalità con cui viene valutata la sicurezza delle acque dolci destinate alla balneazione.
Il ruolo dell’Escherichia coli
I risultati dello studio mettono infatti in discussione la scelta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) di eliminare l’E. coli dalle linee guida per il monitoraggio delle acque dolci balneabili, privilegiando invece il controllo degli enterococchi.
Secondo Paul Hunter, i dati raccolti mostrano che gli enterococchi non presentano una correlazione con l’aumento dei rischi per la salute, mentre l’E. coli sì. Per questo motivo, il ricercatore ritiene che ci siano solide motivazioni scientifiche per valutare il reinserimento dell’E. coli negli standard di sicurezza delle acque dolci.
Irritazioni cutanee: possibili cause diverse
Lo studio evidenzia però che i problemi alla pelle non risultano direttamente associati alla presenza di batteri di origine fecale. I ricercatori ipotizzano quindi che le irritazioni possano essere provocate da altri elementi presenti negli ecosistemi fluviali e lacustri, tra cui alghe e parassiti.
Un fenomeno in crescita
I risultati assumono particolare rilevanza alla luce della crescente diffusione del nuoto in acque libere a livello globale. Il boom del wild swimming rende infatti sempre più importante comprendere i potenziali rischi legati alla qualità delle acque e individuare sistemi efficaci per monitorarne la sicurezza. Lo studio offre così nuovi elementi per valutare i rischi associati al nuoto in ambienti naturali e per migliorare gli standard di controllo delle acque destinate alla balneazione.
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