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Malattie respiratorie terza causa di morte in Italia: dal 16 al 18 novembre pneumologi a Congresso 

Secondo l’Oms, le cinque più importanti malattie respiratorie non solo causano il 17% di tutte le morti. «L’unico modo per conciliare un’ottimale assistenza sanitaria ai malati e una spesa pubblica sostenibile è prevenire le malattie respiratorie» spiega Fabiano Di Marco, presidente del Congresso 

‘Pneumologia, il futuro è adesso’. Questo il titolo del XXV Congresso nazionale della Società italiana di Pneumologia che si svolgerà presso l’Allianz Mico di Milano dal 16 al 18 novembre. Il Congresso sarà presieduto dal professor Fabiano Di Marco.  Malattie respiratorie

Con oltre 1300 partecipanti e un intenso programma formativo, il convegno affronterà tematiche cruciali, tra cui prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie respiratorie, con l’obiettivo di esplorare le ultime innovazioni e le sfide future nel campo della pneumologia, inclusa l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale per ottimizzare le metodologie diagnostiche e terapeutiche. 

Incidenza delle malattie respiratorie in crescita

In Italia, le malattie respiratorie sono la terza causa di morte dopo quelle cardiovascolari e oncologiche, e la loro incidenza è in crescita, anche per via dell’invecchiamento della popolazione. Sebbene esistano misure preventive efficaci, queste patologie sono spesso trascurate, diagnosticate in ritardo e trattate in modo insufficiente. Tra le più comuni vi sono l’asma, la Bpco, il tumore del polmone, l’Osas, l’ipertensione polmonare, le bronchiettasie, le interstiziopatie, la fibrosi polmonare e le malattie rare polmonari. 

«I dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità – spiega Fabiano Di Marco – stimano che attualmente centinaia di milioni di persone soffrono di malattie respiratorie croniche. Secondo l’Oms, le cinque più importanti malattie respiratorie non solo causano il 17% di tutte le morti, ma sono alla base di ben il 13% di tutti gli anni di vita in buona salute persi, per invalidità o morte». 

A più di quattro anni dall’inizio della pandemia di Covid-19, che ha fatto comprendere alle autorità sanitarie e all’opinione pubblica l’importante ruolo della pneumologia nell’ambito del Sistema sanitario nazionale, ci troviamo di fronte a un momento cruciale sia per la disciplina che per la sanità in generale. L’impatto dell’inquinamento atmosferico e del cambiamento climatico sulla salute respiratoria di tutti i cittadini richiede politiche immediate. Anche le problematiche classiche della pneumologia rimangono cruciali, poiché le malattie respiratorie croniche continuano a rappresentare significative cause di morbilità e mortalità, con un aumento previsto nei prossimi anni. 

In questo contesto, l’Intelligenza Artificiale sta emergendo anche nel campo della medicina, grazie a progressi tecnologici che ne consentono l’applicazione concreta in diversi ambiti, tra cui la pneumologia, con metodologie diagnostiche avanzate e terapie farmacologiche sempre più personalizzate e precise. 

«L’unico modo – continua Di Marco- per conciliare un’ottimale assistenza sanitaria ai malati e una spesa pubblica sostenibile è prevenire le malattie respiratorie, assicurare una diagnosi il più possibile precoce, con strumenti standardizzati cui seguano terapie tempestive e appropriate, in grado di prevenire o ritardare l’invalidità, gestire i malati cronici il più possibile sul territorio. L’impatto delle malattie respiratorie croniche, oltre a causare morti premature, ha importanti effetti negativi sulla qualità della vita e sulla disabilità dei pazienti».

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