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Movember, la rivoluzione dei baffi: dall’Australia all’Italia, vent’anni di battaglie per la salute maschile

Dai 30 amici che nel 2003 decisero di farsi crescere i baffi a Melbourne ai milioni di persone coinvolte in tutto il mondo. Il movimento Movember, nato quasi per gioco, è diventato una mobilitazione internazionale contro i tumori maschili e per la salute mentale

di Elisabetta Turra

Ci sono argomenti che per entrare nelle conversazioni hanno bisogno di una spinta, qualche volta persino di una risata. È successo anche con il tumore della prostata, una malattia che per molto tempo è rimasta confinata nei colloqui tra medici e specialisti, circondata da imbarazzo e reticenze. A portarla davanti a milioni di italiani è arrivato anche Checco Zalone. Con «Buen Camino», la commedia diretta da Gennaro Nunziante e uscita nelle sale il 25 dicembre 2025, il tema della malattia e della prevenzione maschile ha raggiunto un pubblico straordinariamente ampio. Il film ha totalizzato 9.369.241 presenze, diventando il più visto dell’era Cinetel, con un incasso di oltre 75 milioni di euro. Nella storia, il protagonista interpretato da Zalone si confronta con una diagnosi di tumore alla prostata: un passaggio che contribuisce a cambiare il suo rapporto con la vita e con le persone che gli stanno accanto. Non significa che oltre nove milioni di spettatori abbiano ricevuto un’informazione sanitaria o deciso di sottoporsi a un controllo. Le presenze cinematografiche non corrispondono necessariamente a persone diverse e non esistono dati che consentano di misurare un effetto diretto del film sui comportamenti di prevenzione. Eppure, il successo di «Buen Camino» ha dimostrato quanto un tema delicato possa diventare oggetto di conversazione quando viene raccontato con un linguaggio capace di raggiungere pubblici diversi. Alcuni urologi hanno inoltre riferito un aumento delle richieste di visite dopo l’uscita del film, pur senza che questo dato possa essere automaticamente esteso all’intero territorio nazionale.

Movember: la nascita

Se oggi della salute maschile si parla più spesso, ma forse ancora troppo poco, è anche grazie a una storia di sensibilizzazione che ha attraversato Paesi, comunità e generazioni. È una storia che comincia molto prima del successo cinematografico di Zalone e che merita di essere raccontata proprio in questi giorni. Novembre è infatti il mese di Movember, il movimento internazionale che utilizza il simbolo dei baffi per richiamare l’attenzione sulla prevenzione dei tumori della prostata e del testicolo, sulla salute mentale e sulla necessità di superare i tabù che ancora impediscono a molti uomini di chiedere aiuto. Per questo Voce della Sanità ha scelto di dedicare a questa ricorrenza uno spazio di approfondimento: per ricostruirne le origini, raccontare il percorso che l’ha portata anche in Italia e dare visibilità alle associazioni che, con iniziative nazionali e territoriali, continuano a trasformare la sensibilizzazione in occasioni concrete di partecipazione.

Tutto comincia a Melbourne: una sfida tra amici

Per risalire alle origini di Movember bisogna tornare al 2003 e spostarsi a Melbourne, in Australia. I protagonisti sono due amici, Travis Garone e Luke Slattery, che si incontrano per bere una birra e chiacchierare. La conversazione finisce sulle mode e su un dettaglio che sembra ormai scomparso: i baffi. Un tempo molto diffusi, non sono più un elemento abituale dell’aspetto maschile. Perché non provare a riportarli in auge? La proposta diventa una sfida: convincere un gruppo di amici a lasciarsi crescere i baffi per tutto il mese di novembre. I due riescono a coinvolgere 30 uomini. Nascono così i primi «Mo Bros», espressione che unisce l’abbreviazione di moustache, baffi, alla parola brothers, fratelli. All’inizio è soprattutto un gioco, un esperimento di costume che diverte i partecipanti e incuriosisce chi li incontra. Ma proprio la curiosità suscitata da quei baffi suggerisce che l’iniziativa possa diventare qualcosa di più. Perché non utilizzare quel segno distintivo per attirare l’attenzione su un tema di cui gli uomini parlano poco? Nel 2004 il gruppo decide di dare alla sfida una finalità benefica e di raccogliere fondi per la Prostate Cancer Foundation of Australia, organizzazione impegnata nella lotta contro il tumore della prostata.

Entra allora in scena Adam Garone, fratello di Travis, che contribuisce a strutturare il progetto, registrare il marchio Movember e creare il primo sito internet. La raccolta fondi del 2004 raggiunge 54mila dollari australiani, una somma importante per la fondazione destinataria. L’anno successivo la Prostate Cancer Foundation of Australia diventa il primo partner ufficiale del movimento. Il passaggio decisivo arriva nel 2006, quando Movember ottiene il riconoscimento di organizzazione benefica in Australia e l’iniziativa viene lanciata anche in Nuova Zelanda. Nel giro di pochi anni quella che era nata come una sfida tra amici si trasforma in una campagna internazionale.

Dai primi trenta partecipanti a un movimento globale

Nel 2007 Movember arriva ufficialmente negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito e in Spagna. Nel 2008 si aggiunge l’Irlanda, mentre nel 2010 la campagna si estende al Sudafrica, alla Finlandia, ai Paesi Bassi e alla Repubblica Ceca. Nel 2011 entrano Belgio, Danimarca e Norvegia. L’anno successivo il movimento raggiunge Austria, Francia, Germania, Hong Kong, Singapore, Svezia e Svizzera. La crescita è accompagnata da una mobilitazione sempre più ampia. Nel 2012, secondo la cronologia ufficiale della Fondazione, i partecipanti registrati dall’inizio dell’esperienza superano i tre milioni e i fondi raccolti raggiungono oltre 443 milioni di dollari australiani. Nel 2013 vengono superati i quattro milioni di partecipanti. Il successo non dipende soltanto dalla capacità di raccogliere denaro, ma anche dall’intuizione comunicativa alla base del progetto. I baffi diventano un pretesto per iniziare una conversazione. Chi aderisce si rade il primo novembre e lascia crescere i baffi per tutto il mese; chi lo incontra chiede spiegazioni, e da quella domanda può nascere un dialogo sulla prevenzione. Con il tempo, inoltre, la missione si amplia. Alla lotta contro il tumore della prostata si affiancano la prevenzione del tumore del testicolo e, con crescente centralità, la salute mentale e la prevenzione del suicidio. Movember comincia a sostenere progetti di ricerca, programmi di educazione e iniziative per migliorare il modo in cui i servizi sanitari raggiungono e accompagnano gli uomini. La Fondazione dichiara oggi di aver finanziato oltre 1.320 progetti dedicati alla salute maschile nel mondo.

L’Italia entra nella storia di Movember nel 2012

Nel nostro Paese il movimento comincia a diffondersi nel 2012, grazie soprattutto all’iniziativa di persone che avevano conosciuto la campagna all’estero e avevano deciso di riproporla in Italia. Tra i primi promotori c’è Guido Ferrari, che scopre Movember durante un’esperienza lavorativa nel Regno Unito. Tornato in Italia, porta con sé l’idea e contribuisce a far nascere il gruppo autorganizzato Movember Italy. In un’intervista pubblicata da Vita nel novembre 2014, Ferrari raccontava di aver conosciuto la campagna mentre lavorava come consulente nel Regno Unito e di averne compreso il potenziale anche come strumento di sensibilizzazione nei luoghi di lavoro. Alla base del suo impegno c’era inoltre una motivazione personale: la perdita del padre a causa di un tumore della prostata. La prima campagna italiana era partita proprio nel 2012, coinvolgendo volontari, aziende e sostenitori nella raccolta fondi e nella diffusione del messaggio.

In quella fase la presenza della Movember Foundation nel nostro Paese non era ancora strutturata come negli altri Stati in cui la campagna era stata lanciata ufficialmente. Erano soprattutto i volontari a organizzarsi, utilizzando i social network, promuovendo eventi e coinvolgendo associazioni impegnate nella ricerca e nella prevenzione oncologica. Un movimento dal basso, quindi, che cresceva attraverso la partecipazione e il passaparola. Una tappa successiva è rappresentata dall’esperienza di Brescia. Nell’ottobre 2020 Movember Italia assume una forma associativa e si costituisce come organizzazione di volontariato. Lo statuto riporta la denominazione «Movember Italia Organizzazione di Volontariato», oggi collegata alla realtà MO4MO. L’associazione porta avanti attività di sensibilizzazione sulla salute maschile, con attenzione ai tumori della prostata e del testicolo e al benessere psicologico. È importante distinguere questo percorso dalla cronologia delle campagne ufficiali della Fondazione internazionale: l’Italia non compare tra i Paesi nei quali Movember dichiara di aver lanciato una propria campagna ufficiale nel 2012. La diffusione italiana è stata inizialmente soprattutto spontanea e associativa, come documentato dalle ricostruzioni pubblicate in quegli anni.

Che cosa resta oggi di oltre vent’anni di attivismo?

In Italia Movember non si è trasformato in un unico programma nazionale, ma in una rete di iniziative promosse da associazioni, fondazioni e gruppi di volontariato. Il risultato più visibile è la capacità di riportare ogni anno l’attenzione sulla prevenzione maschile, coinvolgendo territori e comunità attraverso visite, incontri, eventi sportivi e raccolte fondi. Accanto alla campagna nazionale della LILT, operano realtà che hanno costruito nel tempo un’identità riconoscibile, come MO4MO, Fondazione Foresta e le associazioni territoriali. Alcune iniziative hanno una storia pluriennale e rappresentano ormai appuntamenti consolidati.

LILT, Nastro Blu: la prevenzione in tutta Italia

Tra le campagne più strutturate c’è LILT for Men – Nastro Blu, promossa dalla Lega italiana per la lotta contro i tumori. L’edizione 2026 è accompagnata dal claim «Muoviti. Per te.» e invita gli uomini a non rimandare i controlli, a conoscere il proprio corpo e ad adottare stili di vita salutari. Ambassador nazionale è Beppe Convertini. La campagna si concentra sui tumori della prostata, del testicolo e del pene. Secondo i dati riportati dalla LILT, in Italia si registrano circa 40mila nuove diagnosi di tumore della prostata ogni anno, circa 2mila di tumore del testicolo e 500 di carcinoma del pene. Per tutto novembre le associazioni provinciali e metropolitane promuovono iniziative di informazione e sensibilizzazione e, in base alla programmazione delle singole sedi, visite negli ambulatori e nei Punti Prevenzione. La LILT mette inoltre a disposizione un opuscolo gratuito per informare su fattori di rischio, segnali da non sottovalutare e percorsi diagnostici e terapeutici.

MO4MO, la realtà associativa legata a Movember Italia

Tra le organizzazioni che hanno un legame diretto con la storia italiana del movimento c’è MO4MO, la cui denominazione statutaria è «Movember Italia Organizzazione di Volontariato». L’associazione si occupa di sensibilizzazione sulla salute maschile, con particolare attenzione ai tumori della prostata e del testicolo, ma anche alla salute mentale e alla prevenzione del suicidio. Tra le attività promosse figurano iniziative informative, raccolte fondi e visite urologiche gratuite presso gli ambulatori che aderiscono ai progetti. La sua missione è contribuire a rompere il silenzio che spesso accompagna le difficoltà di salute degli uomini, favorendo una maggiore disponibilità a parlare dei propri problemi e a chiedere aiuto.

Fondazione Foresta, tumori, fertilità e salute mentale

Un’altra realtà impegnata nella sensibilizzazione è la Fondazione Foresta, che per Movember 2026 propone un percorso dedicato a tre dimensioni della salute maschile: tumori, fertilità e benessere psicologico. Per tutto novembre offre visite di screening gratuite per uomini di diverse fasce d’età. La campagna coinvolge testimonial del mondo sportivo, tra cui l’ex rugbista della Nazionale Mauro Bergamasco e i capitani Matteo Lovato, Amedeo Tessitori e Matteo Sperandio. L’obiettivo è utilizzare la popolarità dello sport per avvicinare gli uomini alla prevenzione e ricordare che prendersi cura di sé è una responsabilità che riguarda tutte le età.

Morbegno, una comunità che corre con i baffi dal 2011

Tra le esperienze territoriali più longeve c’è quella di MOvember in MOrbegno ODV, associazione che dal 2011 organizza iniziative per sensibilizzare sulla salute maschile e sostenere la prevenzione. L’appuntamento più conosciuto è la Movemberun, la manifestazione sportiva che ogni anno coinvolge cittadini di tutte le età. L’edizione 2026, svoltasi il primo novembre, ha registrato circa 300 partecipanti. La corsa è soltanto una parte del programma. Durante il mese vengono organizzati incontri e giornate dedicate ai controlli gratuiti del PSA, in collaborazione con LILT Sondrio. L’iniziativa ha costruito negli anni un forte legame con il territorio, coinvolgendo volontari, famiglie e associazioni locali. Il baffo diventa così il simbolo di una mobilitazione collettiva che unisce attività fisica, informazione e solidarietà.

Torino, dieci anni di «Un Baffo per la Ricerca»

A Torino la Fondazione Ricerca Molinette promuove «Un Baffo per la Ricerca», iniziativa che nel 2026 raggiunge la decima edizione. Il progetto porta la prevenzione nelle piazze attraverso un ambulatorio mobile attrezzato, con visite gratuite rivolte a due fasce d’età: giovani tra i 15 e i 34 anni per la prevenzione del tumore del testicolo e uomini tra i 50 e i 75 anni per quella del tumore della prostata. Nel mese di novembre l’ambulatorio raggiunge diverse piazze cittadine, tra cui San Carlo, Santa Rita e Bodoni. L’iniziativa è sostenuta da Fondazione Venesio e Banca del Piemonte e affianca alla sensibilizzazione il finanziamento della ricerca scientifica. Dieci edizioni raccontano la continuità di un progetto che ha scelto di portare il messaggio della prevenzione fuori dagli ospedali, nei luoghi frequentati ogni giorno dai cittadini.

I baffi possono sparire, la prevenzione no

Dai trenta amici di Melbourne al successo di un film visto da oltre nove milioni di spettatori in sala, il percorso di Movember racconta quanto sia importante trovare linguaggi capaci di raggiungere gli uomini e incoraggiarli a parlare della propria salute. Il cinema, lo sport, le associazioni e le iniziative di comunità possono contribuire a rendere meno distante un tema che spesso viene affrontato soltanto quando compare un problema. Ma la sensibilizzazione non deve fermarsi alla visibilità. Per il tumore della prostata, in particolare, non esiste un’indicazione indiscriminata a sottoporre tutti gli uomini allo stesso esame: l’opportunità dei controlli, compreso il dosaggio del PSA, va valutata con il medico considerando età, familiarità e caratteristiche individuali. Informare significa anche aiutare a compiere scelte consapevoli, evitando sia la sottovalutazione sia gli accertamenti non appropriati. È questa, in fondo, la sfida che Movember porta avanti da oltre vent’anni. I baffi sono il segno che attira l’attenzione, ma il risultato a cui guardare è un altro: fare in modo che gli uomini imparino a prendersi cura di sé, a riconoscere le proprie fragilità e a non rimandare il confronto con i professionisti della salute. Novembre può essere il mese della sensibilizzazione, ma la prevenzione deve durare tutto l’anno.

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