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Sclerosi multipla, mangiare pesce può rallentare progressione malattia

Una ricerca del Karolinska Institutet di Stoccolma ha rilevato che chi aveva incrementato il numero di pasti settimanali a base di pesce aveva riscontrato un rischio del 20 per cento più basso di peggiorare la disabilità confermata. «Il nostro lavoro sottolinea il potenziale ruolo dell’alimentazione come fattore modificabile che potrebbe integrare le strategie terapeutiche esistenti per la sclerosi multipla» spiegano gli scienziati svedesi

Che mangiare pesce faccia bene alla salute è cosa abbastanza nota. Ora però arriva il supporto della scienza per dimostrare che un’alimentazione base di pesce possa anche avere delle capacità curative in alcune patologie. È il caso della sclerosi multipla: secondo uno studio, pubblicato sul Journal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry, condotto dagli scienziati del Karolinska Institutet, in Svezia, un elevato consumo di pesce nell’alimentazione può contribuire a rallentare la progressione della disabilitànelle persone affette da sclerosi multipla (SM). 

Il team, guidato da Anna Hedstrom, ha valutato i dati relativi a 2719 partecipanti di età media 38 anni, considerando le informazioni raccolte nell’ambito del progetto Epidemiologic Investigation of Multiple Sclerosis (EIMS). Le proprietàantinfiammatorie e neuroprotettive dei nutrienti presenti nel pesce, spiegano gli esperti, potrebbero rivelarsi fondamentali, ed evidenziano l’importanza dell’alimentazione nella gestione della malattia. I volontari hanno riferito in merito a esposizioni ambientali e abitudini alimentari e comportamentali, compreso il consumo di pesce.

Pesce e pesce bianco alimenti ricchi di elementi benefici

La progressione della malattia è stata monitorata per un massimo di 15 anni attraverso il registro svedese sulla SM. Stando a quanto emerge dall’indagine, il consumo elevato di pesce era associato a un rischio del 44 per cento di peggioramenti della disabilità rispetto a chi ne mangiava poco o niente. Il rischio era inversamente proporzionale al consumo di pesce, magro e grasso. Nel 2021, a 1719 partecipanti èstato somministrato un questionario di follow-up online mirato a valutare i cambiamenti nell’assunzione di pesce. Il 24 per cento, riportano gli autori, aveva alterato le proprie abitudini alimentari, aumentando o diminuendo le quantità di pesce consumato. In questa coorte, chi aveva incrementato il numero di pasti settimanali a base di pesce aveva riscontrato un rischio del 20 per cento più basso di peggiorare la disabilità confermata. La relazione è rimasta evidente quando sono stati considerati fattori potenzialmente influenti, come livello di attività fisica, indice di massa corporea, esposizione al sole e assunzione di alcol o nicotina. 

La natura osservazionale di questo lavoro, commentano gli autori, non permette di trarre conclusioni definitive sulla relazione causa-effetto. Saranno pertanto necessari ulteriori approfondimenti per validare i risultati e indagare i meccanismi biologici alla base di questa relazione. «Pesce e pesce bianco – concludono gli scienziati – sono ricchi di elementi benefici per l’organismo. Il nostro lavoro sottolinea il potenziale ruolo dell’alimentazione come fattore modificabile che potrebbe integrare le strategie terapeutiche esistenti per la sclerosi multipla». 

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