Uno studio condotto nell’ambito del programma FPG500 della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS ha individuato alterazioni genetiche ereditarie nel 10% dei pazienti con tumori solidi analizzati. Un risultato che apre nuove prospettive per la medicina di precisione, la prevenzione personalizzata e la tutela dei familiari a rischio
Individuare le caratteristiche genetiche delle cellule tumorali può offrire informazioni preziose non soltanto per scegliere le terapie più efficaci, ma anche per riconoscere eventuali predisposizioni ereditarie al cancro. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, che ha identificato alterazioni genetiche costituzionali, presenti cioè fin dalla nascita in tutte le cellule dell’organismo, in circa il 10% dei pazienti esaminati con tumori solidi.
Queste varianti genetiche possono favorire lo sviluppo di neoplasie e, in alcuni casi, essere trasmesse ai familiari. La loro identificazione consente quindi di intervenire non solo sulla malattia già diagnosticata, ma anche sulla prevenzione di eventuali tumori futuri nei pazienti e nei loro parenti.
Il programma FPG500 e la ricerca del Gemelli
La ricerca si inserisce nell’ambito del programma FPG500, avviato nel 2022 presso il Gemelli e fortemente voluto dal professor Giovanni Scambia, già Direttore Scientifico della Fondazione. Lo studio è stato condotto dalle ricercatrici Simona Duranti, Arianna Panfili e Camilla Nero, sotto il coordinamento del professor Maurizio Genuardi, Ordinario di Genetica Medica all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Genetica Medica del Policlinico Gemelli.
I risultati, appena pubblicati sulla rivista scientifica Genome Medicine, dimostrano il valore della profilazione genomica estesa nell’individuazione di sindromi ereditarie di predisposizione al cancro. In particolare, circa un terzo dei pazienti portatori di queste condizioni probabilmente non sarebbe stato identificato attraverso i normali percorsi diagnostici.
L’analisi di oltre 500 geni per individuare le alterazioni genetiche
Lo studio ha utilizzato tecniche di sequenziamento di nuova generazione (NGS), attraverso le quali è stato possibile analizzare oltre 500 geni coinvolti nei meccanismi di sviluppo dei tumori.
La profilazione genomica permette innanzitutto di riconoscere le mutazioni acquisite nel corso della vita, che possono favorire la crescita della neoplasia e fornire indicazioni utili per individuare il trattamento più appropriato. Ma l’analisi ha consentito anche di individuare varianti di possibile natura costituzionale, presenti in tutte le cellule sane dell’organismo e potenzialmente responsabili di una predisposizione ereditaria al cancro. Tra gennaio 2022 e dicembre 2023 sono stati analizzati 2.674 campioni di pazienti con tumori solidi, prevalentemente di origine ginecologica, in particolare dell’endometrio e dell’ovaio. I risultati hanno evidenziato la presenza di alterazioni genetiche ereditarie in circa un paziente su dieci.
Un terzo delle predisposizioni ereditarie rischia di sfuggire ai controlli standard
Uno degli aspetti più rilevanti della ricerca riguarda le diagnosi che potrebbero non emergere attraverso gli attuali criteri di accesso ai test genetici.
Il 16% delle varianti costituzionali individuate riguardava geni non direttamente associati alla tipologia di tumore diagnosticata. Inoltre, il 20% interessava geni caratterizzati da un rischio oncologico moderato, che le attuali linee guida non prevedono di analizzare sistematicamente. Nel complesso, circa un terzo dei pazienti portatori di una sindrome ereditaria di predisposizione al cancro potrebbe quindi non essere riconosciuto attraverso il tradizionale percorso diagnostico. Un risultato che evidenzia l’importanza di ampliare le possibilità di indagine genetica, superando un approccio limitato ai soli geni più frequentemente associati a specifiche neoplasie.
Il ruolo della medicina di precisione e della prevenzione familiare
L’individuazione delle alterazioni genetiche ereditarie rappresenta un’opportunità importante per personalizzare la gestione del paziente oncologico.
Come spiega il professor Maurizio Genuardi, queste informazioni possono contribuire a orientare le scelte terapeutiche, programmare controlli periodici sugli altri organi potenzialmente a rischio e valutare strategie specifiche per ridurre la probabilità di sviluppare ulteriori tumori. Tra le possibilità rientrano la chirurgia profilattica e alcune terapie farmacologiche mirate, come l’utilizzo dell’aspirina nella sindrome di Lynch.
Un altro aspetto fondamentale riguarda i familiari. Una volta identificata una variante ereditaria, è possibile proporre test genetici a cascata ai parenti potenzialmente esposti allo stesso rischio. Chi risulta portatore può così accedere a programmi personalizzati di sorveglianza e prevenzione, intervenendo prima ancora che la malattia si manifesti.
Un modello multidisciplinare per la diagnosi precoce
Il programma FPG500 si basa sulla collaborazione tra diverse professionalità: biologi molecolari, bioinformatici, oncologi, genetisti e care manager molecolari lavorano insieme per interpretare i risultati delle analisi e individuare i pazienti che necessitano di ulteriori approfondimenti. Nel periodo considerato, il 16% dei pazienti sottoposti a profilazione genomica è stato indirizzato a una valutazione specialistica presso l’ambulatorio di Genetica Medica. Tra le persone invitate, l’adesione alla consulenza genetica ha raggiunto l’80%. Un dato che conferma l’importanza di integrare le competenze genetiche nei percorsi oncologici, rendendo possibile una presa in carico più completa e personalizzata.
I prossimi obiettivi della ricerca
Il lavoro del gruppo di ricerca proseguirà nei prossimi mesi con l’analisi di ulteriori alterazioni ereditarie in geni diversi da quelli già esaminati. Le ricercatrici intendono inoltre valutare l’impatto concreto delle scoperte sulla gestione dei pazienti e delle loro famiglie: quanti hanno aderito ai programmi di sorveglianza e prevenzione, quanti familiari hanno effettuato i test genetici e quanti, dopo essere risultati portatori di varianti a rischio, hanno intrapreso percorsi preventivi personalizzati. L’obiettivo è misurare i benefici effettivi della diagnosi genetica e rafforzare ulteriormente la medicina di precisione, una delle missioni strategiche della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS.
Rimani aggiornato su www.vocesanità.it

