Oltre al problema della resistenza batterica, l’uso eccessivo o non necessario di terapie antibiotiche comporta conseguenze dirette sulla salute, in particolare sul microbiota intestinale. L’abuso di antibiotici può produrre effetti anche nello sviluppo infantile e in età evolutiva
di Elisa Leone, Dottoressa in Scienze della Nutrizione Umana
Negli ultimi anni, l’antibiotico-resistenza è emersa come una delle più gravi minacce per la salute pubblica mondiale, tanto da essere definita una “pandemia nascosta”, fenomeno in costante crescita, ma spesso sottovalutato.
Si tratta di un processo biologico in cui batteri e altri microrganismi sviluppano, attraverso adattamenti genetici e biochimici, la capacità di sopravvivere all’azione dei farmaci antimicrobici progettati per eliminarli o inibirne la crescita, rendendo molte terapie sempre meno efficaci. Questa evoluzione, accelerata dall’uso indiscriminato e inappropriato di antibiotici, sta compromettendo la possibilità di trattare infezioni comuni, con impatti drammatici su mortalità, morbilità e costi sanitari. Secondo la Commissione Europea, nell’UE si stimano oltre 37.000 decessi l’anno, associati a infezioni resistenti ai trattamenti antibiotici, con un impatto economico di circa 1,5 miliardi di €, una cifra destinata a crescere se non saranno adottati interventi efficaci.
L’impiego eccessivo o improprio di antibiotici, spesso somministrati anche per infezioni virali, in assenza di necessità clinica o di diagnosi microbiologica, favorisce la selezione di batteri resistenti, capaci di rendere inefficaci persino i farmaci di ultima generazione.
Il problema, tuttavia, non riguarda solo la salute umana: l’abuso di antimicrobici negli allevamenti e in agricoltura, contribuisce in modo significativo alla diffusione dei geni di resistenza nell’ambiente, che possono essere trasferiti all’uomo mediante acque reflue, suolo o alimenti contaminati, creando un vero e proprio serbatoio, che complica il controllo delle infezioni nel tempo e amplifica la crisi sanitaria globale.
Durante la pandemia da COVID-19, il massiccio impiego empirico di antibiotici, pur in assenza di infezioni batteriche (e nonostante la loro inefficacia contro i virus), ha ulteriormente aggravato la situazione, favorendo l’espansione del resistoma, ossia l’insieme dei geni che conferiscono resistenza nei batteri patogeni e commensali.
Il prezzo dell’abuso di antibiotici? Disbiosi e fragilità immunitaria
Oltre al problema della resistenza batterica, l’uso eccessivo o non necessario di terapie antibiotiche comporta conseguenze dirette sulla salute, in particolare sul microbiota intestinale, la complessa comunità di microrganismi che vive nel nostro intestino e svolge un ruolo chiave nella digestione, nel metabolismo, nella protezione dai patogeni (batteri pericolosi in grado di causare infezioni e infiammazioni nell’uomo) e nella modulazione del sistema immunitario.
Ogni ciclo di antibiotici, soprattutto se ripetuto o ad ampio spettro, altera profondamente l’ecosistema intestinale, riducendo drasticamente la biodiversità microbica e modificando l’equilibrio tra le specie benefiche (che compongono un microbiota sano) e quelle opportunistiche. Questa condizione, nota come disbiosi, che si caratterizza per una diminuita colonizzazione di batteri “amici” e una maggiore proliferazione di specie patogene o resistenti, indebolisce il sistema immunitario, aumentando la suscettibilità alle infezioni e predisponendo l’organismo a processi infiammatori cronici, disturbi metabolici e patologie autoimmuni. Gli effetti possono essere duraturi, soprattutto nei soggetti più fragili (bambini, anziani e persone immunocompromesse), nei quali la ricostruzione di un microbiota sano è lenta e spesso incompleta.
Effetti nello sviluppo infantile e in età evolutiva
Durante la prima infanzia, la perturbazione del microbiota, dovuta ad una precoce esposizione agli antibiotici, può ostacolare la corretta maturazione del sistema immunitario e aumentare il rischio di allergie, obesità e disturbi autoimmuni. Numerosi studi dimostrano che la somministrazione di antibiotici in epoca neonatale è associata a riduzioni significative della diversità batterica e a ritardi nella colonizzazione di ceppi benefici, con conseguenze – quali disturbi metabolici e immunitari – che possono persistere anche in età adulta.
Il microbiota intestinale interagisce strettamente con entrambe le componenti dell’immunità: quella innata, la prima rapida linea di difesa non specifica che agisce rapidamente contro qualsiasi agente estraneo, e quella adattativa, più lenta ma altamente specifica, dotata di memoria immunologica, attiva contro specifici antigeni. Alterazioni precoci di questo equilibrio possono compromettere la risposta immunitaria, aumentando la vulnerabilità a infezioni future e riducendo l’efficacia delle risposte vaccinali.
Fragilità negli anziani
Negli anziani, la fisiologica riduzione della biodiversità microbica, ulteriormente aggravata dall’uso frequente e talvolta inappropriato di antibiotici, compromette le capacità di difesa immunitaria e favorisce uno stato di infiammazione sistemica cronica. Ciò si traduce in una maggiore suscettibilità alle infezioni, spesso ricorrenti, come quelle causate da Clostridium difficile, e in un recupero più lento dopo le terapie, maggior rischio di complicazioni, prolungamento dei ricoveri e aumento di mortalità e morbilità dovute al fallimento terapeutico.
Ripristino del microbiota e del sistema immunitario
Un microbiota impoverito si traduce in una minor stimolazione del sistema immunitario, che perde parte della sua capacità di riconoscere e contrastare efficacemente gli agenti patogeni. Il ripristino di un equilibrio microbico ottimale è, quindi, fondamentale non solo per la salute intestinale, ma anche per la resilienza immunitaria e metabolica dell’intero organismo.
Dopo un ciclo di antibiotici, il tempo necessario per ristabilire un microbiota intestinale sano e competitivo varia in base a diversi fattori: tipo di antibiotico, durata del trattamento, età e qualità della dieta. La ricostruzione dell’ecosistema microbico può richiedere mesi o persino anni, e, in molti casi, non si ritorna mai completamente alla composizione originaria: alcune specie benefiche possono scomparire in modo definitivo, lasciando spazio alla proliferazione di ceppi opportunisti o resistenti, che alterano l’equilibrio e rendono l’organismo più vulnerabile.
Antibiotico-resistenza, necessario l’approccio One-Health
L’antibiotico-resistenza rappresenta un’emergenza in costante aumento: se non affrontata con politiche integrate, investimenti nella ricerca e un impegno globale coordinato, rischia di riportare molte malattie comuni ai livelli di pericolosità dell’era pre-antibiotica. La consapevolezza, la sorveglianza e l’uso responsabile sono, perciò, essenziali per preservare l’efficacia di questi farmaci per le generazioni future.
La lotta all’antibiotico-resistenza richiede un approccio sistemico, noto come “One Health”, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale. Tra le strategie prioritarie rientrano programmi di educazione e sensibilizzazione, rivolti a professionisti sanitati e cittadini, politiche pubbliche e normative mirate a regolamentare l’impiego di antimicrobici in medicina veterinaria e in agricoltura e sistemi di sorveglianza epidemiologica, per monitorare la diffusione dei ceppi resistenti e orientare le decisioni sanitarie.
La ricerca biomedica sta sviluppando soluzioni terapeutiche innovative: dalle tecniche di sequenziamento genomico, per tracciare i geni di resistenza, all’uso di batteriofagi (virus che combattono i batteri patogeni) fino a nuove tecnologie e molecole capaci di disattivare i meccanismi di resistenza. Parallelamente, si sperimenta l’impiego di antibiotici a spettro più ristretto e di strategie “microbiota-friendly”, che includono prebiotici, probiotici e, nei casi più gravi di disbiosi, il trapianto di microbiota fecale, un trattamento che ha dimostrato un’efficacia fino al 90% nei casi di infezioni intestinali ricorrenti.
L’antibiotico rimane uno presidio terapeutico straordinario, ma come ogni risorsa andrebbe usato con prudenza e responsabilità: la prescrizione dovrebbe essere sempre accuratamente valutata e limitata ai casi in cui sia clinicamente giustificata.
La vera sfida futura sarà, dunque, quella di preservarne l’efficacia, proteggendo al contempo il nostro microbiota, una delle più preziose e potenti difese naturali del corpo umano, che se in equilibrio è essenziale per la nostra salute.
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