All’origine dell’aggressione un fraintendimento: uno dei familiari del paziente ha fatto irruzione nella stanza del medico. Il cardiologo ha invece presentato denuncia presso la Questura di Crotone. Nel 2026 le aggressioni ai sanitari hanno fatto registrare un aumento del 37%, fa notare l’Ordine dei Medici di Crotone
Un cardiologo è stato aggredito durante il turno di notte tra il 5 e il 6 febbraio all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Crotone. I fatti si sono verificati nel reparto di Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (Utic), dove il personale sanitario stava gestendo l’agitazione di un paziente anziano che rifiutava la somministrazione di sedativi.
Secondo quanto riferito dal cardiologo Antonio Sulla, per tranquillizzare l’uomo era stato deciso di coinvolgere i familiari, chiedendo loro di raggiungere l’ospedale per assisterlo. Proprio per favorire la loro presenza, il paziente era stato trasferito in una stanza diversa dall’Utic, così da consentire ai figli di restargli accanto per tutta la notte. Una decisione che, tuttavia, sarebbe stata gravemente fraintesa.
La violenza e le minacce
Convinto che il trasferimento del padre fosse stato disposto “perché doveva morire”, uno dei figli del paziente avrebbe fatto irruzione nella stanza del medico. La situazione sarebbe rapidamente degenerata: l’uomo avrebbe afferrato il cardiologo al collo, minacciando di morte lui e la sua famiglia.
Alla violenza fisica si sarebbe aggiunta quella verbale da parte di un secondo parente, che avrebbe minacciato il medico di farlo licenziare, accusandolo di incompetenza.
Il paziente, al centro della vicenda, è stato successivamente dimesso lunedì. Il cardiologo ha invece presentato denuncia presso la Questura di Crotone.
La posizione dell’Ordine dei Medici di Crrotone
A seguito dell’accaduto, il Consiglio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Crotone ha espresso piena solidarietà al professionista. I vertici si sono dichiarati «costernati, scossi ed amareggiati per l’ennesimo atto di inaudita violenza», definito un episodio «mortificante, del tutto gratuito ed immotivato».
Secondo quanto riportato nella nota ufficiale, l’aggressione sarebbe scaturita da “verosimili futili problematiche di comunicazione”, nonostante al paziente fossero state praticate in più occasioni delicate procedure salvavita con esito clinico positivo.
L’Ordine ha lanciato un appello alle istituzioni, alla politica e alle rappresentanze di categoria affinché si facciano “direttamente e definitivamente carico del problema”, individuando sinergie efficaci per tutelare i medici e tutto il personale sanitario.
Aggressioni ai sanitari, fenomeno in crescita
L’episodio di Crotone si inserisce in un quadro più ampio di crescente violenza nei confronti degli operatori sanitari. L’Ordine parla apertamente di una “escalation” che non accenna a fermarsi, nonostante il recente inasprimento delle pene e l’introduzione di norme come l’arresto in flagranza differito.
I dati citati nel comunicato sono allarmanti: oltre 25mila episodi di aggressione registrati nel 2024 e, già nel primo trimestre del 2025, un incremento del 37%.
Secondo l’Ordine, si tratta di un “malcostume generalizzato” che trasforma i sanitari in “capri espiatori di malcontento” legati a contesti difficili e a condizioni spesso non in linea con le aspettative, anche a causa delle note carenze di personale.
Le conseguenze sul sistema sanitario
Le aggressioni non hanno solo un impatto personale sulle vittime, ma producono effetti diretti sull’intero sistema sanitario. Da un lato, alimentano il fenomeno della cosiddetta “fuga dei professionisti dalla sanità pubblica”, poiché il timore di subire violenze rappresenta un fattore sempre più rilevante nelle scelte lavorative dei medici.
Dall’altro, ogni episodio riduce concretamente l’offerta sanitaria: il personale infortunato, infatti, è costretto a osservare i tempi di guarigione necessari, con ripercussioni sull’organizzazione dei servizi e sull’assistenza ai pazienti.
Per questo l’Ordine dei Medici di Crotone ha annunciato che continuerà l’azione di sensibilizzazione e prevenzione, puntando sul rafforzamento del rapporto medico-paziente e sul rispetto civile e reciproco dei ruoli.
L’episodio avvenuto a Crotone riaccende così l’attenzione su un’emergenza che non riguarda solo la sicurezza dei professionisti, ma la tenuta stessa della sanità pubblica.
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