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Farmaci anti-obesità: efficaci e potenti, ma non privi di rischi. Perché la supervisione specialistica è fondamentale

L’uso dei nuovi farmaci anti-obesità senza uno stretto controllo medico espone a diversi rischi come l’effetto yo-yo e la perdita di massa magra. Riccardo Bonadonna (SID): «Non sono farmaci estetici. Usarli senza conoscerne il funzionamento espone a effetti collaterali anche seri»

di Elisabetta Turra

Negli ultimi anni i nuovi farmaci anti-obesità hanno cambiato radicalmente il trattamento del diabete di tipo 2 e dell’eccesso ponderale, mostrando risultati di efficacia fino a pochi anni fa impensabili. Proprio questa potenza terapeutica, però, ha favorito un uso sempre più diffuso anche al di fuori dei contesti specialistici, talvolta con finalità prevalentemente estetiche. È un trend che preoccupa la comunità scientifica. «L’uso di questi farmaci in setting non specialistici e senza adeguata supervisione può esporre il paziente a una serie di effetti indesiderati», avverte Riccardo Bonadonna, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia (SID). L’obiettivo non è demonizzare molecole che rappresentano una svolta, ma chiarire perché non possano essere prescritte né assunte senza una piena conoscenza dei loro meccanismi d’azione e dei loro effetti collaterali.

Diabete di tipo 2 e obesità: indicazioni diverse, rimborsabilità diversa

Un primo punto da chiarire riguarda la distinzione tra diabete di tipo 2 e obesità. «Dobbiamo distinguere nettamente l’area del diabete di tipo 2 da quella dell’obesità, anche perché esistono differenze rilevanti di rimborsabilità –  spiega Bonadonna -. Nel diabete di tipo 2 questi farmaci sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, mentre “per l’obesità sono attualmente a totale carico dell’assistito».

Semaglutide e tirzepatide: come funzionano

I principali protagonisti di questa nuova stagione terapeutica sono i farmaci agonisti del recettore del GLP-1 e i doppi agonisti incretinici. La semaglutide è un agonista del recettore GLP-1 ed è disponibile sia per via sottocutanea sia in formulazione orale. La tirzepatide, entrata più recentemente in commercio, è una singola molecola che “si lega a due recettori diversi”, quello del GLP-1 e quello del GIP. «Questi farmaci mimano l’azione di ormoni fisiologici coinvolti nella regolazione dell’appetito e del metabolismo glucidico», chiarisce Bonadonna, spiegando perché abbiano un impatto così marcato sia sulla glicemia sia sul peso corporeo.

Nel diabete di tipo 2: i farmaci più potenti dopo l’insulina

«Questi nuovi farmaci sono i più potenti che abbiamo a disposizione per la riduzione della glicemia, insulina a parte che rimane il gold standard», sottolinea Bonadonna. La maggior parte delle persone con diabete di tipo 2 è in sovrappeso o obesa, e questo rende l’effetto sul peso un ulteriore vantaggio. Ma il beneficio non si ferma al controllo glicemico. «Numerosi studi dimostrano chiaramente che questi farmaci riducono il numero di infarti, ictus e malattia vascolare periferica», configurandosi come farmaci cardio-protettivi. Più recentemente, evidenze solide mostrano anche una “protezione del danno renale». In sintesi, «proteggiamo cervello, cuore, sistema cardiovascolare e reni», aggiunge il Presidente Eletto SID. Proprio per questa complessità, “è compito dello specialista individuare chi è a maggior rischio e prescrivere correttamente questi farmaci”, sottolinea ancora Bonadonna. Non tutti i pazienti sono candidati ideali e non tutti tollerano la terapia.

Effetti collaterali dei farmaci anti-obesità: comuni, rari, ma da conoscere

Gli effetti avversi più frequenti sono gastrointestinali. «Nausea, vomito e stipsi sono tra i sintomi più comuni e circa il 10-15% dei pazienti non riesce a tollerarli». Esistono, poi, condizioni che richiedono particolare attenzione: «Bisogna valutare la presenza di calcoli della colecisti o delle vie biliari, perché questi farmaci possono peggiorare il quadro». In rari casi, un uso improprio può arrivare a «complicanze come la pancreatite», spiega lo specialista.

Perdita di peso sì, ma attenzione alla massa muscolare

Un altro aspetto centrale riguarda la composizione corporea. «Perdendo peso si perde massa grassa, ma anche massa magra, e questo accade anche quando il dimagrimento è dovuto all’assunzione di questi nuovi farmaci», spiega Bonadonna. È un problema particolarmente rilevante negli anziani: «Circa metà delle persone con diabete ha più di 70 anni e in queste persone la massa muscolare va protetta». Da qui l’importanza di associare sempre «attività fisica aerobica e soprattutto di resistenza» e un piano nutrizionale adeguato. Il farmaco non sostituisce la dieta: «Riduce l’appetito in maniera importante e rende più facile seguire le prescrizioni dietetiche». È, aggiunge Bonadonna, «un empowerment del paziente, non una scorciatoia».

Nell’obesità: risultati simili alla chirurgia bariatrica

Nel trattamento dell’obesità, l’efficacia è paragonabile a quella della chirurgia bariatrica. «Riescono a indurre riduzioni di peso simili a quelle della chirurgia» e possono essere utilizzati sia come alternativa sia come preparazione all’intervento, facilitando la chirurgia laparoscopica. Anche negli obesi senza diabete, la semaglutide “riduce il rischio cardiovascolare”. Benefici documentati si osservano inoltre nella sindrome delle apnee notturne, nell’osteoartrosi e nella steatosi epatica, «bloccando il processo che può evolvere verso cirrosi e carcinoma epatico». Una protezione, ancora una volta, multiorgano.

Il rischio dell’uso non medico e dell’effetto yo-yo

Il problema nasce quando questi farmaci vengono utilizzati fuori dal contesto medico appropriato. «Esiste un uso a scopo estetico che espone a rischi evitabili», avverte Bonadonna. L’interruzione della terapia porta spesso al recupero del peso: «L’effetto yo-yo è frequente e negativo, perché si recupera massa grassa e non massa magra». Ancora più delicata la situazione nei pazienti con disturbi del comportamento alimentare o patologie psichiatriche: «In queste persone l’uso dei farmaci può portare a situazioni difficili da gestire».

Una terapia potente, non banale

«Il timore è vedere utilizzare farmaci estremamente potenti con una semplice ricetta bianca, senza una reale valutazione specialistica», conclude Bonadonna. Il costo elevato e la necessità di una terapia continuativa rendono ancora più evidente che “non si tratta di una soluzione temporanea”. Per questo, anche nel sovrappeso, “è sempre consigliabile la supervisione medica e non solo quella del nutrizionista”. Perché l’obesità non è una scelta, ma “una condizione biologica complessa” che richiede farmaci efficaci, sì, ma guidati da competenza clinica.

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