La mancata aderenza terapeutica è da sempre una delle criticità del sistema sanitario. In questo scenario una possibile soluzione arriva dall’intelligenza artificiale che può aiutare i medici a seguire i pazienti: tra entusiasmo e scetticismo l’applicazione di questa tecnologia a beneficio di pazienti e professionisti sanitari sta attirando l’interesse di numerosi studiosi ed esperti
di Silke Bridi
In Italia la mancata aderenza terapeutica rappresenta una delle emergenti criticità del sistema sanitario. È un fenomeno complesso e multifattoriale: riguarda i pazienti che non seguono correttamente le prescrizioni mediche, saltano i follow-up o interrompono i percorsi di cura. Le conseguenze sono rilevanti, sia sul piano clinico sia su quello economico. Secondo stime Aifa, la scarsa aderenza alle terapie costa al Servizio sanitario nazionale circa 2 miliardi di euro l’anno.
Intervenire su questo fronte significa migliorare l’efficacia delle cure, aumentare la qualità della vita dei pazienti e ridurre gli sprechi. in questo scenario una soluzione mirata e strutturale viene identificata con la possibilità di integrare l’intelligenza artificiale come un’alleata strategica del sistema sanitario.
Tra entusiasmo e scetticismo, l’applicazione di questa tecnologia a beneficio di pazienti e professionisti sanitari sta attirando l’interesse di numerosi studiosi ed esperti. Tuttavia, nella pratica quotidiana, il problema rimane: quando un medico prescrive un follow-up o un approfondimento diagnostico, solo una parte dei pazienti aderisce realmente alle indicazioni, mentre molti interrompono addirittura il percorso di cura.
Ottimizzare il follow-up dei pazienti con l’IA, l’intuizione di ReportAid
Una possibile soluzione arriva da ReportAid, startup italiana fondata nel novembre 2023 da Giuseppe Faraci, Claudio Caletti e Luca Foresti. L’azienda utilizza i Large Language Model – sistemi avanzati di intelligenza artificiale – per estrarre dai referti medici le informazioni utili alla gestione del follow-up dei pazienti. In questo modo, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel monitoraggio delle terapie può dunque aumentare l’aderenza alle cure e permettere alle strutture sanitarie di offrire percorsi di cura più personalizzati al paziente e migliorare la qualità dei servizi.
L’obiettivo annunciato dal Founder e Ceo della Startup Giuseppe Faraci è quello di semplificare l’accesso alle cure, automatizzando una parte significativa dei processi amministrativi. In questo modo, il sistema può facilitare e velocizzare l’iter di prenotazione di controlli e follow-up del paziente, suggerendo anche il momento corretto, evitando che vengano effettuati troppo presto o troppo tardi rispetto alle indicazioni del medico.
Più dati ma meno connessione con i pazienti, rendere tutto più semplice
«La nostra missione è trasformare le informazioni cliniche in relazioni significative», spiega Faraci che prosegue: «Ci siamo accorti che molti gruppi sanitari vivono un paradosso, hanno più dati che mai ma meno connessione con i pazienti. Dispongono di diagnostica all’avanguardia, ma utilizzano sistemi di follow-up obsoleti. I medici sono attenti e premurosi, ma spesso privi degli strumenti necessari per intervenire tempestivamente. Il nostro obiettivo è rendere tutto questo più semplice».
L’elemento vincente dell’approccio è che non è il paziente a dover “caricare” i dati: sono i referti prodotti dalle strutture sanitarie a essere raccolti dalla tecnologia, diventando strumenti attivi di supporto alla cura per il paziente. Alla base della soluzione c’è un sistema di Patient Relationship Management, progettato per rispondere alla complessità della sanità moderna, capace di gestire e migliorare migliaia di interazioni quotidiane con i pazienti. «I benefici per il paziente potrebbero arrivare ad essere molteplici – aggiunge Faraci – percorsi di cura più personalizzati, assistenza nell’organizzazione di visite e controlli, maggiore efficacia della prevenzione e un accesso più semplice ai servizi sanitari, sia pubblici sia privati».
Ad oggi, il software è stato implementato in alcune importanti realtà sanitarie private: l’ospedale San Raffaele di Milano, l’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola a Roma e il Gruppo Villa Maria. L’ingresso nella sanità pubblica presenta maggiori difficoltà, legate alle procedure di gara e ai meccanismi interni di sistema, ma alcuni progetti sono già in fase di sviluppo.
Medici e intelligenza artificiale: tra opportunità e diffidenza
Resta però il tema del rapporto tra intelligenza artificiale e professionisti della salute. C’è infatti una parte della classe medica che guarda questa tecnologia con diffidenza: con l’arrivo di strumenti come ChatGPT Health si sono moltiplicati dubbi e critiche. In questo quadro le opportunità di empowerment del paziente si potrebbero scontrare con rischi reali, come le cosiddette allucinazioni dell’AI e le possibili violazioni della privacy. «Il medico, però, può imparare a usare l’intelligenza artificiale in modo consapevole, come uno strumento a supporto del proprio lavoro, senza temere di essere sostituito», commenta Faraci evidenziando alcuni dei vantaggi nell’utilizzo di questa tecnologia in ambito sanitario: «Integrando l’intelligenza artificiale in modo strategico e graduale, è possibile rafforzare il collegamento tra l’interfaccia del paziente e i dati sanitari in Italia, mantenendo sempre un approccio prudente e limitando l’AI a ruoli che riducano il rischio di interpretazioni errate. Un esempio, seppur molto dibattuto, è il percorso intrapreso dal colosso OpenAI con soluzioni come la funzionalità GPT Salute sul chatbot, pensate per supportare le persone nella comprensione dei referti medici, sempre con le dovute cautele e protezione dei dati».
Ma anche l’Intelligenza artificiale ha i suoi limiti
Nonostante il grande potenziale dell’intelligenza artificiale nella medicina e nella prevenzione, resta un importante limite strutturale da tenere sempre in considerazione: l’AI non ha empatia e non può comprendere il contesto umano della malattia, almeno non in questa fase. Per evitare che la tecnologia si riduca a un semplice intermediario algoritmico, rischiando di compromettere la relazione tra medico e paziente, alcuni esperti ritengono che sarà probabilmente necessario sviluppare una strategia nazionale per l’intelligenza artificiale in ambito sanitario.
In questo percorso, soluzioni come quella proposta da ReportAid potrebbero rappresentare un tassello fondamentale per coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità del sistema e centralità del paziente.
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