Oltre 13 milioni di italiani soffrono di insonnia, ma la maggior parte non riceve né diagnosi né trattamento adeguato. Presentati a Roma un Policy Paper e una proposta di legge per riconoscere l’insonnia cronica come patologia e affrontarla come priorità di sanità pubblica
Non è solo qualche notte agitata: l’insonnia riguarda 13,4 milioni di italiani, colpendo soprattutto le donne e producendo effetti rilevanti sulla salute e sulla sicurezza. Nonostante la diffusione, solo il 40% dei pazienti riceve una diagnosi e appena il 21% viene trattato. Tra i 4 e i 5 milioni di persone, inoltre, non hanno mai ricevuto cure adeguate.
Verso il riconoscimento come patologia
Per colmare questo vuoto, a Roma sono stati presentati un Policy Paper e una proposta di legge che puntano a riconoscere l’insonnia cronica come malattia. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza e garantire un approccio più strutturato.
Chi colpisce e come si manifesta
Secondo il documento del Gruppo di Lavoro sui disturbi del sonno, l’insonnia cronica si manifesta con difficoltà a dormire almeno tre notti a settimana per oltre tre mesi consecutivi. È più diffusa tra i 45 e i 54 anni e tra gli over 65, ma cresce anche tra gli adolescenti, spesso a causa dell’uso eccessivo dello smartphone.
Effetti sulla mente, sul lavoro e sulla sicurezza
Le conseguenze sono tutt’altro che trascurabili. Il 62% dei pazienti segnala problemi di concentrazione e il 57% difficoltà di memoria. L’82% lamenta un calo delle performance lavorative. A ciò si aggiunge un aumento degli accessi al pronto soccorso e dei rischi sulla strada: tra gli autisti con insonnia il rischio di incidenti è quasi raddoppiato.
Un costo elevato per il sistema
L’impatto economico è enorme: si stimano circa 14 miliardi di euro tra costi diretti (ricoveri, visite, farmaci) e indiretti (assenteismo e incidenti). Una cifra paragonabile a una legge di bilancio.
Le proposte: cure, formazione e informazione
La proposta di legge, presentata dalla deputata Annarita Patriarca, mira a riconoscere l’insonnia cronica come patologia invalidante e a inserirla nei Livelli essenziali di assistenza e nel Piano nazionale della cronicità.
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