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Medici di famiglia, allarme della fondazione Gimbe:«Carenza in tutte le Regioni, il 52% ha più di 1500 assistiti»

Per la Fondazione preseduta da Nino Cartabellotta la carenza dei medici di famiglia nasce da una programmazione inadeguata, che non ha garantito il ricambio generazionale in relazione ai pensionamenti attesi

Mentre la politica discute se trasformare il rapporto di convenzione dei medici di famiglia in uno di dipendenza, la Fondazione Gimbe diffonde numeri preoccupanti sulla categoria: mancano oltre 5.500 medici di medicina generale (Mmg) e sempre piùcittadini faticano a trovare un medico di famiglia, soprattutto nelle grandi Regioni. A fronte di migliaia di pensionamenti, il numero di giovani medici che scelgono questa professione continua a diminuire. Con una popolazione sempre più anziana e malata: nel 2023 gli over 65 erano oltre 14,2 milioni, di cui più della metàaffetti da due o più malattie croniche. Il 52 per cento dei medici è sovraccarico di assistiti, 7.300 andranno in pensione entro il 2027. 

La fondazione Gimbe che ha analizzato dinamiche e criticità normative che regolano l’inserimento dei Mmgnel Sistema sanitario nazionale, stimando l’entità della loro carenza nelle Regioni italiane. Il Mmg non è un dipendente del Ssn, ma lavora in regime di convenzione con l’Azienda sanitaria locale (Asl): il suo rapporto di lavoro è regolato dall’Accordo collettivo nazionale (Acn), dagli Accordi integrativi regionali e dagli Accordi attuativi aziendali, definiti a livello di singola Asl. 

«L’allarme sulla carenza dei Mmg – afferma Nino Cartabellotta presidente della Fondazione Gimbe – riguarda ormai tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che non ha garantito il ricambio generazionale in relazione ai pensionamenti attesi. Negli ultimi anni poi la professione ha perso sempre più attrattività, rendendo oggi spesso difficile per i cittadini trovare un Mmg vicino a casa, con conseguenti disagi e rischi per la salute, soprattutto per anziani e persone fragili». 

Tuttavia, precisa Cartabellotta, «è stato possibile effettuare solo una stima media regionale delle carenze, perchè la reale necessità di Mmg viene determinata dalle singole Asl nei rispettivi ambiti territoriali. Inoltre, i 21 differenti Accordi integrativi regionali introducono notevoli variabilità nella distribuzione degli assistiti per Mmg, con il rischio di sovra- o sotto-stimare il fabbisogno reale rispetto alle specifiche situazioni locali». 

I criteri per definire il numero massimo di assistiti per medici di medicina generale «non hanno mai considerato l’evoluzione demografica degli ultimi 40 anni, nè oggi tengono presenti le proiezioni per il prossimo decennio», spiega Cartabellotta. 

Massimale di 1500 assistiti divenuto insostenibile

Infatti, la percentuale di residenti di età maggiore o uguale a 65 anni è quasi raddoppiata, passando dal 12,9 per cento (7,29 milioni) nel 1984 al 24 per cento (14,18 milioni) nel 2024. Ancora più marcato l’aumento degli over 80, la cui prevalenza è più che triplicata: dal 2,4 per cento (1,4 milioni) del 1984 al 7,7 per cento (4,5 milioni) nel 2024. Questa tendenza – si legge nel rapporto della fondazione Gimbe – è confermata dalle previsioni Istat per il 2034, quando gli over 65 rappresenteranno il 29,4 per cento della popolazione (17,04 milioni) e gli over 80 saliranno al 9,1 per cento (5,28 milioni) (figura 1). Inoltre, l’indagine Istat sullo stato di salute della popolazione rileva che, nel 2023, 11,1 milioni di over 65 (77,6 per cento) erano affetti da almeno una malattia cronica, di cui 7,8 milioni (54,5 per cento) con due o più cronicità. 

«Di conseguenza – commenta il presidente – il massimale di 1.500 assistiti per MMG, adeguato nel 1984 rispetto alla distribuzione demografica, è ormai divenuto insostenibile. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche richiedono maggiori bisogni clinico-assistenziali e impongono ai MMG un carico di lavoro sempre più elevato, con un impatto negativo sulla qualità dell’assistenza. L’Acn fissa a 1.500 il numero massimo di assistiti per Mmg, con la possibilità di aumentarlo fino a 1.800 in casi particolari e, tramite deroghe locali, anche oltre (es. fino a 2.000 nella Provincia autonoma di Bolzano). Ulteriori deroghe vengono concesse anche in caso di indisponibilità di Mmg o per iscrizioni temporanee (es. extracomunitari senza permesso di soggiorno, non residenti). Parallelamente, alcune condizioni riducono il numero di assistiti per Mmg: scelta volontaria di limitare il numero di pazienti, incarichi in altri servizi (ad esempio continuità assistenziale), avvio dell’attività professionale o esercizio della professione in zone disagiate. 

«Per ciascun Mmg – commenta il Presidente – il rapporto tra carico potenziale e reale di assistiti restituisce un quadro molto eterogeneo: accanto a una quota di Mmg”ultra-massimalisti” che supera il 50 per cento, ci sono medici con un numero molto basso di iscritti». Secondo i dati 2023 del ministero della Salute, il 51,7 per cento dei Mmg ha più di 1.500 assistiti; il 30,7 per cento tra 1.001 e 1.500 assistiti; il 10,5 per cento da 501 a 1.000; il 5,6 per cento tra 51 e 500 e l’1,5 per cento meno di 51. In particolare, il massimale di 1.500 assistiti è superato da oltre la metà dei Mmg in 10 Regioni: Liguria (50,7 per cento), Friuli Venezia Giulia (52,4 per cento), Piemonte (54,1 per cento), Marche (55,5 per cento), Provincia autonoma di Trento (56,1 per cento), Emilia-Romagna (57,6 per cento), Campania (58,8 per cento), Sardegna (60,6 per cento), Valle d’Aosta (61,1 per cento) e Provincia autonoma di Bolzano (65,1 per cento). La percentuale sale oltre i due terzi in Veneto (68,7 per cento) e sfiora i tre quarti in Lombardia (74 per cento). 

«Questo livello di sovraccarico – commenta Cartabellotta- riduce il tempo da dedicare ai pazienti, compromettendo la qualità dell’assistenza. Inoltre,influisce sulla distribuzione omogenea e capillare sul territorio dei Mmg in rapporto alla densità abitativa e limita la possibilità per il cittadino di esercitare il diritto della libera scelta».  L’ultimo Acn ha innalzato il rapporto ottimale tra medici e popolazione, passando da un Mmg ogni 1.000 residenti a uno ogni 1.200. Questo parametro – si legge ancora nell’indagine della fondazione Gimbe – viene utilizzato per individuare le cosiddette “zone carenti”, ovvero le aree dove il numero di medici di famiglia è insufficiente a coprire il fabbisogno della popolazione. “Questa modifica – osserva Cartabellotta – è solo un escamotage per mascherare la carenza, perchè si aumenta il numero di cittadini privi di Mmg necessario per attivare un bando in un territorio carente”. Secondo i dati forniti dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), tra il 2024 e il 2027 ben 7.345 Mmg hanno raggiunto/raggiungeranno il limite di età per la pensione fissato a 70 anni, deroghe a parte. Il numero di pensionamenti varia significativamente tra le Regioni: dagli 11 della Valle D’Aosta ai 1.000 della Campania. 

Nel periodo 2014-2017, il numero annuale di borse di studio ministeriali per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale si è mantenuto intorno a 1.000, un numero largamente insufficiente a coprire il fabbisogno di nuovi Mmg rispetto ai pensionamenti attesi. Successivamente, il numero è aumentato sino a 4.362 nel 2021, grazie al sovrapporsi di due finanziamenti straordinari: 3.277 borse stanziate dal dl Calabria (2019-2022) e 2.700 dai fondi del Pnrr (2021-2023). Dal 2022, il numero di borse è progressivamente diminuito, stabilizzandosi intorno a 2.600 nel 2023 e nel 2024. Secondo il Ministero della Salute e i dati forniti dalla Provincia Autonoma di Bolzano, nel 2024 i partecipanti al concorso nazionale sono stati inferiori ai posti disponibili: 2.240 candidati per 2.623 borse, con un gapdi 383 posti (-15 per cento). La mancata presentazione di candidati è molto evidente in alcune Regioni: Marche (-68 per cento), Molise (-67 per cento), Provincia autonoma di Bolzano (-57 per cento), Lombardia (-45 per cento), Liguria (-42 per cento), Veneto (-41 per cento). “Questa spia rossa – commenta Cartabellotta – giàaccesa da anni in alcune Regioni, da un lato segnala il crescente disinteresse verso la professione di Mmg, dall’altro evidenzia gravi criticità in varie Regioni, come Lombardia e Veneto, dove la carenza di Mmg è giàrilevante».

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