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Prevenzione dei suicidi, i numeri di Telefono Amico Italia: 6700 richieste di supporto lo scorso anno, in aumento tra i più giovani

Against woman hands holding banner with suicide prevention message,Mental health care concept


Il 10 settembre è la Giornata mondiale per la prevenzione dei suicidi. Telefono Amico Italia ha presentato i dati più recenti: già più di 3.000 richieste nei primi sei mesi del 2025. La presidente Cristina Rigon, in un’intervista a Voce della Sanità, racconta l’urgenza di rompere i tabù e ribadisce che ascolto, fiducia e piccoli gesti possono salvare vite

di Elisabetta Turra


In Italia dieci persone ogni giorno scelgono di togliersi la vita. Più di 300 al mese, quasi 4mila in un anno. Un fenomeno che non conosce età, ma che negli ultimi anni sta crescendo in modo preoccupante soprattutto tra i più giovani. Nel 2022, i suicidi sono stati 3.934, contro i 3.870 del 2021 e i 3.748 del 2020. Solo tra i 15 e i 34 anni, nello stesso anno, si contano 552 suicidi, dopo un aumento del 16% registrato nell’arco del 2020-2021. È di fronte a questo scenario che Cristina Rigon, presidente di Telefono Amico Italia, in un’intervista a Voce della Sanità, invita a fermarsi, a riflettere, a cambiare prospettiva. «È importante affrontare questo tema, seppur doloroso e difficile, perché è in continua crescita – osserva in occasione della la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio che si celebra il 10 settembre di ogni anno -. Diviene indispensabile far passare il messaggio che non solo si può parlare di suicidio, ma si deve farlo, anche per rispondere alle richieste d’aiuto dei nostri giovani».

Telefono Amico in numeri

Il lavoro quotidiano di Telefono Amico, che da oltre cinquant’anni offre uno spazio di ascolto a chi attraversa momenti di crisi, conferma che dietro ai numeri ci sono storie, sofferenze e voci che chiedono di non essere lasciate sole. Nel 2024 l’associazione ha ricevuto più di 6.700 richieste di supporto legate al suicidio, e nei soli primi sei mesi del 2025 ne sono già arrivate oltre 3mila. «Con 600 volontari oggi riusciamo a garantire 14 ore di ascolto al giorno, ma le richieste continuano ad aumentare e servono risorse – ribadisce Rigon -. Da soli non riusciamo a gestire questa emergenza invisibile». Le modalità di contatto raccontano molto del bisogno di aiuto e delle differenze tra generi e generazioni. «Il 69% delle persone ha contattato la helpline telefonica (02 2327 2327), il 23% ha utilizzato WhatsApp (324 011 7252) e l’8% la mail anonima. Gli uomini rappresentano il 52,5% delle richieste legate al suicidio, con prevalenza nell’uso del telefono, mentre le donne prediligono WhatsApp. A emergere come maggioritarie, in tutti i canali di ascolto, sono le fasce più giovani», aggiunge la presidente dell’Associazione.

Il peso del silenzio

Ma c’è un ostacolo che pesa più dei numeri: il silenzio. «Chi soffre si sente imbarazzato e colpevole perché il disagio mentale è ancora considerato di serie B rispetto alla malattia fisica – spiega la presidente -. C’è poi la falsa convinzione che parlare di suicidio possa incoraggiare i comportamenti suicidari, mentre in realtà lo stigma porta solo ad aumentare la solitudine e la disperazione». Restare soli con i propri pensieri può significare scivolare sempre più in basso, fino a perdere ogni speranza. È per questo che l’ascolto assume un ruolo fondamentale. «Uno spazio aperto e non giudicante dà la possibilità di esternare i propri pensieri più bui e di alleggerire la pressione psicologica», sottolinea Rigon. Un ascolto autentico, però, non è mai banale. «Spesso ci si carica di una responsabilità enorme, dimenticando che forse l’altro ha bisogno solo di essere ascoltato. Stare accanto, accettare i pensieri suicidari senza banalizzarli, validare anche i più piccoli raggi di speranza: tutto questo significa esserci davvero».

L’importanza della prevenzione dei suicidi

Anche la prevenzione, per Rigon, passa da qui: non solo da leggi o protocolli, ma dalla capacità quotidiana di mettersi in relazione con chi soffre. Da un lato, servono strumenti concreti – un piano nazionale integrato, un numero di pubblica utilità attivo 24 ore su 24, campagne di sensibilizzazione anti-stigma, protocolli nei pronto soccorso e il coinvolgimento del Terzo Settore nei tavoli decisionali – dall’altro, occorre ricordare che ogni cittadino, ogni relazione, può fare la differenza. E a chi in questo momento si sente schiacciato dal dolore, la presidente dedica un messaggio di incoraggiamento: «Concedersi tempo, fare un piccolo passo ogni giorno, chiedere aiuto, provare a immaginare un futuro diverso. Parlare è difficile, ma possibile. Anche un estraneo, come un volontario di Telefono Amico, può rappresentare la prima mano tesa».

La campagna di sensibilizzazione di telefono Amico

“Non parlarne è 1 suicidio” è il titolo della campagna che Telefono Amico porta avanti in occasione della Giornata mondiale, con piazze e monumenti illuminati di blu. Un invito semplice ma radicale: rompere il silenzio, trovare parole per raccontare il dolore, trasformarlo in un gesto che può salvare la vita.

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