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Specializzandi a Medicina, arriva la petizione online per chiedere retribuzioni più alte e la rimozione delle incompatibilità

L’iniziativa della Dottoressa Gabriella Di Pietro è indirizzata al Ministro Annamaria Bernini. «Se le cose restano così inevitabili le fughe all’estero dei giovani medici» spiega la dottoressa. Tra le richieste anche «l’eliminazione del conflitto di interessi tra chi forma e chi esamina, garantendo valutazioni imparziali e trasparenti, libere da pressioni e ricatti»

Una petizione indirizzata alla Ministra dell’Università Annamaria Bernini per chiedere una profonda riforma del sistema delle specializzazioni mediche con la rimozione immediata e totale delle incompatibilità, l’eliminazione del conflitto di interessi tra chi forma e chi esamina, garantendo valutazioni imparziali e trasparenti, un aumento delle borse di specializzazione, affinché possano garantire condizioni economiche adeguate e competitive e l’introduzione di un contratto di lavoro per gli specializzandi, che garantisca loro diritti e tutele pari a quelli di altre categorie professionali. specializzandi medicina stipendio

Raccolta firme su change.org

L’iniziativa è della Dottoressa Gabriella Di Pietro, specializzanda a Roma, che ha lanciato una raccolta firme su change.org per chiedere condizioni di lavoro più dignitose per gli specializzandi. «La borsa di specializzazione in Italia è di circa 1650 euro per ogni specializzando – spiega Di Pietro a Voice della Sanità -. Dicono che sia una cifra netta ma è falso perché su questa borsa bisogna pagarci una retta annuale all’università che varia a seconda dell’ateneo, la quota Enpam, l’iscrizione all’Ordine dei Medici, il commercialista e l’assicurazione obbligatoria secondo la legge Gelli. Tutto questo vuol dire che al netto restano mille euro al mese che in una città come Roma, ad esempio, non consentono di pagare neanche il mutuo».

Stop al conflitto di interessi specializzandi medicina stipendio

Altro tema affrontato nella petizione è quello del conflitto di interessi presente nelle scuole di specializzazione: chi forma gli specializzandi è anche colui che li esamina. Questo genera spesso un clima di ricatto e subordinazione, in cui gli specializzandi si trovano spesso costretti a subire ingiustizie per non compromettere la propria carriera. «Riceviamo tante segnalazioni – spiega Di Pietro – di colleghi che subiscono vessazioni e non denunciano perché temono ripercussioni sulla loro carriera. C’è troppo spesso un clima di terrore. In queste condizioni è normale che molti neolaureati preferiscano andare all’estero dove la retribuzione è molto più alta e simili episodi avvengono molto di rado».

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