Al momento sono otto i casi di tubercolosi registrati tra specializzandi e personale dell’Istituto di Medicina Legale di Milano. Quattro contagi sono stati individuati attraverso lo screening, mentre altre quattro persone erano state ricoverate in passato e successivamente dimesse
Resta fermo a otto il numero dei casi di tubercolosi registrati all’Istituto di Medicina Legale di Milano. A riferirlo sono fonti sanitarie. Il bilancio comprende quattro persone individuate attraverso lo screening e altri quattro soggetti che, in precedenza, erano stati ricoverati e successivamente dimessi. L’attenzione delle autorità e delle strutture coinvolte resta alta per ricostruire l’origine del focolaio e verificare le modalità con cui si è verificata l’esposizione al rischio.
Le verifiche dell’Università degli Studi di Milano
L’Università degli Studi di Milano ha assicurato la «massima attenzione» sulla vicenda e ha avviato una serie di verifiche interne per ricostruire quanto accaduto. L’ateneo ha fatto sapere di aver coinvolto le diverse strutture competenti e di aver attivato il raccordo con le autorità sanitarie e di vigilanza. L’obiettivo è completare la ricostruzione del quadro informativo e documentale e chiarire le circostanze che hanno portato ai contagi.
I dubbi sulla sicurezza durante le autopsie
L’origine del focolaio potrebbe essere collegata, secondo quanto riferito dal responsabile ANAOO dei giovani Lombardia Matteo Sibilla, alla presunta mancanza di strumenti adeguati per lo svolgimento delle autopsie. «La mancanza di cappe per l’aspirazione è imprescindibile quando si svolgono le autopsie», ha spiegato Sibilla, sottolineando l’importanza di adeguate misure di protezione soprattutto nei casi in cui vi siano dubbi sulle modalità del decesso. La vicenda riapre così il tema della sicurezza dei medici e del personale sanitario esposto quotidianamente a rischi biologici durante l’attività professionale.
Il tema della sorveglianza sanitaria
Secondo il sindacato ANAOO, il problema non riguarda soltanto gli otto casi di tubercolosi, ma anche le modalità con cui viene garantita la sorveglianza sanitaria dei medici specializzandi. Sibilla ha sollevato interrogativi sul numero di specializzandi effettivamente sottoposti ai controlli e ha evidenziato come, in alcuni casi, le visite mediche possano essere rimandate o non effettuate prima dell’inizio dell’attività lavorativa. Una situazione che, secondo il sindacato, potrebbe contribuire ad aggravare le difficoltà già presenti nelle professioni sanitarie e, più in generale, a rendere meno attrattivi alcuni ambiti della medicina, tra cui l’emergenza-urgenza.
Le richieste di ANAOO
ANAOO chiede interventi urgenti per rafforzare le condizioni di sicurezza negli ambienti di lavoro. Tra le richieste figurano l’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi per le attività esposte a rischio biologico e l’adeguamento delle dotazioni impiantistiche, comprese le cappe di aspirazione nelle sale autoptiche interessate. Il sindacato sollecita inoltre l’attivazione tempestiva del medico competente, senza automatismi burocratici, e una comunicazione trasparente e uniforme nei confronti di tutti i medici in formazione coinvolti, il cui numero, secondo ANAOO, non sarebbe ancora completamente chiarito.
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