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Farmacie private, nessun accordo sul contratto dei dipendenti: verso lo sciopero a marzo

I sindacati confederali rompono con Federfarma: alla base dello scontro la proposta economica avanzata dalla parte datoriale, giudicata insufficiente dalle organizzazioni sindacali. A novembre c’era già stato uno sciopero nazionale dei dipendenti delle farmacie. In tutto 60mila gli operatori del settore

A marzo potrebbe aprirsi una nuova fase di mobilitazione per le lavoratrici e i lavoratori delle farmacie private, con la prospettiva di uno sciopero dopo quello del 6 novembre scorso. È quanto emerso dall’assemblea sindacale del 17 febbraio, che ha sancito la rottura del tavolo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro tra Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Federfarma.

Scontro sugli aumenti salariali

Il principale punto di attrito resta la proposta economica avanzata dalla parte datoriale, giudicata insufficiente dalle organizzazioni sindacali. Nel dettaglio, è stato proposto un incremento salariale di 130 euro, a cui si aggiungerebbero ulteriori 70 euro destinati esclusivamente a farmaciste e farmacisti laureati, con l’esclusione delle addette e degli addetti non laureati.

Una distinzione che, secondo i sindacati, rischia di ampliare le differenze interne agli organici, creando tabelle retributive fortemente diversificate in base al ruolo. A ciò si aggiungono 20 euro previsti per l’elemento economico di garanzia, una cifra ritenuta inferiore rispetto ai livelli della contrattazione integrativa regionale attualmente in vigore.

Potere d’acquisto: le richieste dei farmacisti

Nel complesso, secondo le sigle sindacali, la somma degli aumenti proposti non consentirebbe di recuperare l’inflazione registrata negli ultimi anni, né garantirebbe un miglioramento concreto del potere d’acquisto di lavoratrici e lavoratori.

Restano divergenze anche sul tema della valorizzazione delle professionalità e dei nuovi servizi: per i sindacati non c’è accordo sull’ipotesi che lo svolgimento di queste attività, nell’ambito dell’indennità sanitaria, venga considerato obbligatorio da Federfarma. Una distanza che, al momento, mantiene il confronto in una fase di stallo e lascia aperta la possibilità di nuove iniziative di protesta.

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