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Liste di attesa, quanto sono lunghe a 300 giorni dal decreto? L’analisi di Cittadinanzattiva


Facciamo il punto dopo il varo del decreto liste di attesa. L’associazione che si occupa dei diritti dei pazienti sottolinea: «Non è affatto chiaro come un cittadino che veda non rispettati i tempi massimi per una visita o un esame strumentale possa usufruire della stessa prestazione in una struttura privata o in intramoenia al solo costo del ticket». Il ministro Schillaci sulla nuova piattaforma di monitoraggio dei tempi di attesa: «Vogliamo analizzare insieme i punti di forza e criticità, sia riguardo alle singole prestazioni che alle specifiche aziende sanitarie, ma anche individuare e diffondere le buone pratiche già esistenti sul territorio nazionale»

di Elisabetta Turra

Per una visita cardiologica con codice U – ovvero urgente da effettuare entro 72 ore dalla prescrizione – in Puglia si attendono fino a 34 giorni. Nella stessa Regione, per la stessa visita cardiologica con il codice B – visita o esame da effettuare entro 10 giorni dalla prescrizione – l’attesa arriva ad 83 giorni. L’analisi, condotta da Cittadinanzattiva, mostra ancora una volta che il problema ‘liste di attesa’ è tutt’altro che risolto. L’indagine, aggiornata al 2 aprile 2025, ha registrato i tempi medi di attesa per quattro prestazioni sanitarie nel Lazio, Piemonte, Toscana, Puglia, Emilia Romagna, Marche, Campania e Calabria raccogliendo i dati dai siti web di Regioni e aziende sanitarie. Sul podio delle attese più brevi, seppure sempre oltre i limiti di prescrizione c’è l’Asl di Caserta con 7 giorni per il Codice U e 13 per il Codice B.

«Il tema delle liste di attese è da molti anni uno dei più caldi e critici vissuti dai cittadini, tanto che è  tra i primi posti delle segnalazioni che riceviamo», spiega Valeria Fava, responsabile del coordinamento delle politiche della salute di Cittadinanzattiva, in un’intervista a Voce della Sanità. Tutti i Governi che si sono susseguiti durante le ultime legislature hanno approvato dei Piani ad hoc nel tentativo di porre rimedio alle criticità esistenti, ma nessuno ha ottenuto i risultati sperati. «La pandemia da Covid-19, poi, con l’interruzione dell’erogazione di alcune prestazione, ha peggiorato ulteriormente la situazione», aggiunge Fava.

Unificazione agende pubblico e privato convenzionato ancora non consolidata

Dopo anni di tentativi falliti, nell’estate del 2024, è arrivata la svolta – almeno sulla carta – tanto attesa con l’approvazione di un decreto ad hoc: il cosiddetto “decreto liste di attesa” (la Legge n. 107 del 29 luglio 2024). A distanza di dieci mesi ci si aspetterebbe di raccogliere i primi frutti, ma non è così. O, almeno, così come si evince dai dati di Cittadinanzattiva, non lo è ovunque. Tuttavia, per comprendere appieno quanta strada ci sia ancora da fare, è necessario analizzare le principali novità una ad una. «Innanzitutto è una svolta importante l’unificazione delle agende del pubblico e del privato convenzionato. Questo garantisce al cittadino di conoscere tutte le effettive disponibilità con un’unica chiamata al Cup. Purtroppo, questa unificazione non è ancora una realtà consolidata a livello nazionale – spiega Fava -. Dal nostro monitoraggio sappiamo che alcune regioni, come ad esempio il Lazio, sono a buon punto».

Altra novità assoluta contenuta nel decreto è la possibilità di accedere a prestazioni private, senza oneri aggiuntivi a carico del paziente, laddove il SSN non sia in grado di garantire l’erogazione nei tempi previsti dalla prescrizione. «Ma anche qui la situazione non è affatto omogenea sul territorio nazionale – continua la responsabile del coordinamento delle politiche della salute di Cittadinanzattiva -. Soprattutto, non è affatto chiaro come un cittadino che veda non rispettati i tempi massimi per una visita o un esame strumentale possa usufruire della stessa prestazione in una struttura privata o in intramoenia al solo costo del ticket. Alcune Regioni, quelle più virtuose, richiedono la compilazione di un modulo ad hoc. Ma a tal proposito due interrogativi sorgono spontanei: «I cittadini sono informati su tale possibilità?». E, inoltre, «Una persona anziana ha le capacità e gli strumenti necessari per compilare tale modulo e inviarlo con via pec?». Proprio per superare tali difficoltà Cittadinanzattiva, come altre associazioni, ha istituito un servizio dedicato – con la campagna Stopattese e la mail tutela@cittadinanzattiva.it – proprio all’accompagnamento del cittadino in questo iter.

Ma accanto alle buone notizie ce n’è sempre una ‘cattiva’: questa possibilità riguarda sole le prime visite, allo scopo di garantire la diagnosi precoce di un eventuale patologia. Sono, dunque, esclusi i malati cronici che devono sottoporsi a follow up e controlli periodici. Ma anche su questo il decreto liste di attesa offre una chiara strategia: «È il centro specialistico, o il singolo specialista, che ha in carico il paziente a dover garantire la programmazione delle visite e gli esami necessari, senza rimandarne la prescrizione al medico di medicina generale e la prenotazione al paziente».

La piattaforma di monitoraggio delle liste di attesa

Ma come facciamo a capire se tutto questo sistema funziona e funzionerà. La legge in questione ha pensato anche a questo, prevedendo la creazione di una Piattaforma di monitoraggio. Peccato però che, nonostante fosse stato stabilito febbraio 2025 come termine ultimo di ‘lancio’, ad oggi in conferenza Stato-Regioni non è stato ancora raggiunto un accordo operativo. Fanno bene sperare le parole pronunciate, qualche giorno fa dal ministro della Salute Orazio Schillaci, in occasione dell’incontro con i rappresentanti di Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) e delle Regioni, organizzato proprio per illustrare la piattaforma nazionale di monitoraggio delle liste d’attesa. «Nel corso della riunione – come specificato in una nota da Lungotevere Ripa – sono state descritte tutte le funzionalità del cruscotto, attraverso l’analisi dei dati di 3 Regioni anonimizzate».

Per il ministro Schillaci con questo incontro è iniziato “un percorso virtuoso di collaborazione per abbattere le liste d’attesa e dare risposte ai cittadini. «Se vogliamo combattere un fenomeno critico e complesso come le lunghe liste d’attesa – sottolinea il ministro – dobbiamo innanzitutto essere in grado di conoscerlo e di misurarlo. La nuova piattaforma di monitoraggio dei tempi di attesa rappresenta lo strumento per raggiungere questo obiettivo. Vogliamo analizzare insieme i punti di forza e criticità, sia riguardo alle singole prestazioni che alle specifiche aziende sanitarie, ma anche individuare e diffondere le buone pratiche già esistenti sul territorio nazionale. Oggi poniamo le basi per un nuovo patto di trasparenza con i cittadini – conclude Schillaci – per garantire tempi di attesa più brevi e risposte rapide, rendendo il nostro servizio sanitario più efficiente e accessibile a tutti».

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