Il coordinatore nazionale Giulio Argalia critica le misure della legge di Bilancio: «Risorse insufficienti, nessun piano strutturale per il personale e fondi destinati ai servizi privati anziché al Ssn»
La legge di Bilancio non offre risposte adeguate alle criticità della sanità pubblica e rischia di aggravare le difficoltà già presenti nel Servizio sanitario nazionale. È la posizione della Fassid (Federazione Aipac, Aupi, Simet, Sinafo, Snr), che attraverso il coordinatore nazionale Giulio Argalia boccia le misure previste dalla manovra, denunciando risorse insufficienti e interventi che non affrontano i problemi strutturali del sistema.
«Non possono essere sufficienti le risposte del governo su buoni pasto ed erogazione del Tfr-Tfs, imposte peraltro dai giudici ordinari e amministrativi nel primo caso e dalla Consulta nel secondo», afferma Argalia. Nel mirino del sindacato c’è soprattutto il finanziamento del Servizio sanitario nazionale. «La manovra fa acqua da tutte le parti per il nostro Ssn, un colabrodo sul piano finanziario che non consentirà alle Regioni di mantenere i livelli delle prestazioni e si riverbererà sul diritto alla salute dei cittadini».
Riconoscimenti economici solo per alcune categorie
Un’altra criticità riguarda la distribuzione delle risorse destinate al personale sanitario. Secondo la Fassid, il testo della manovra concentra l’attenzione esclusivamente su alcune figure professionali, trascurando il contributo di tutte le altre categorie che garantiscono il funzionamento del sistema. «Senza contare la miopia di un testo che in maniera unidirezionale parla solo di indennità di pronto soccorso e prestazioni aggiuntive per medici e infermieri, ignorando tutte le altre professionalità che reggono il Ssn», sottolinea il coordinatore nazionale.
La card da 300 euro e il rischio di favorire la sanità privata
A suscitare la contrarietà della Federazione è anche la card da 300 euro destinata agli over 75 con pensioni fino a 28mila euro, introdotta con l’obiettivo di alleggerire la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie, la cosiddetta spesa out of pocket. «Al danno di un testo gravemente carente si aggiunge la beffa della card da 300 euro», osserva Argalia. Una misura che, secondo il sindacalista, rischia di produrre un effetto opposto rispetto alle reali necessità del servizio pubblico.
«Si tratta di 1,6 miliardi di euro, una provvista rilevante, che andrà tutta a foraggiare servizi e strutture private, in barba a un Ssn che continua ad arrancare, senza un vero piano di reclutamento del personale e con retribuzioni lontanissime dagli standard dei Paesi avanzati».
«Risorse alla sanità pubblica, non a misure elettoralistiche»
La critica della Fassid si chiude con un giudizio netto sulla scelta del governo e sulla natura temporanea dell’intervento. «Noi siamo un sindacato di servizi e per noi questa misura, su cui peraltro il ministero della Salute non tocca palla, è un vero schiaffo», dichiara Argalia. La priorità, secondo il coordinatore nazionale, avrebbe dovuto essere il rafforzamento del servizio pubblico, attraverso investimenti e interventi capaci di rispondere alle difficoltà del personale e dei cittadini.
«Sarebbe stato meglio indirizzare le risorse a dare respiro alla sanità pubblica, invece di bruciarle nel falò di una misura elettoralistica che, non a caso, vale per un solo anno e non offre alcuna risposta strutturale al disagio degli operatori sanitari e dei cittadini».
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