L’indagine nazionale del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi fotografa un cambiamento già in atto: l’intelligenza artificiale entra sempre più nella pratica professionale e nel percorso di cura. Cresce però la richiesta di formazione, regole condivise e riferimenti etici per governare la trasformazione
L’intelligenza artificiale è ormai una realtà consolidata anche nel mondo della psicologia italiana. A confermarlo è la prima indagine nazionale promossa dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (CNOP), presentata alla Camera dei deputati in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per la Sostenibilità digitale e la Sovranità tecnologica. La ricerca, condotta su 5.906 psicologhe e psicologi, evidenzia una categoria aperta all’innovazione ma consapevole della necessità di accompagnare il cambiamento con competenze, regole e solide basi etiche.
L’intelligenza artificiale entra nella pratica professionale
Secondo la survey, il 58,76% degli psicologi utilizza già strumenti di intelligenza artificiale nello svolgimento della propria attività. L’impiego riguarda soprattutto la gestione della documentazione, la ricerca scientifica e le attività amministrative, mentre resta ancora limitato negli ambiti clinici più strettamente legati alla relazione terapeutica, come psicodiagnostica, supervisione e intervento psicologico.
Per il CNOP, i risultati dimostrano che l’intelligenza artificiale viene considerata un supporto alla professione e non un sostituto dello psicologo. L’obiettivo è comprenderne le potenzialità e integrarla in modo responsabile all’interno della pratica professionale.
Sempre più pazienti si affidano ai chatbot
La presenza dell’intelligenza artificiale si riflette anche sul comportamento dei pazienti. Oltre la metà degli psicologi intervistati (55,04%) riferisce che le persone seguite utilizzano strumenti basati sull’IA per affrontare difficoltà emotive e relazionali, gestire la solitudine oppure cercare informazioni di carattere diagnostico. Un fenomeno che, secondo il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, porta la tecnologia all’interno del percorso di cura e apre nuove questioni di carattere clinico, etico e deontologico.
I rischi percepiti dalla categoria
L’indagine evidenzia anche le principali preoccupazioni dei professionisti. Il rischio ritenuto più rilevante è quello dell’illusione di cura e dell’autodiagnosi, indicato dal 79,45% degli intervistati, ovvero la possibilità che i sistemi di intelligenza artificiale vengano percepiti come equivalenti a uno specialista, ritardando l’accesso a un percorso terapeutico qualificato. Tra gli altri timori emergono la progressiva riduzione della relazione umana (65,4%), la dipendenza emotiva dai chatbot (52,6%) e la diffusione di informazioni non sufficientemente accurate (47,1%).
Nonostante queste criticità, l’atteggiamento prevalente resta positivo: il 75,89% degli psicologi dichiara di guardare con curiosità all’evoluzione dell’intelligenza artificiale, mentre il 36,2% prova timore e solo il 7,52% manifesta un rifiuto esplicito.
Formazione e linee guida considerate prioritarie
Tra i principali ostacoli all’integrazione dell’IA nella professione figurano la mancanza di una formazione specifica (62,03%), le questioni etiche (57,63%) e l’assenza di linee guida condivise (54,48%). Per questo motivo l’86% dei professionisti si dichiara disponibile a partecipare a percorsi formativi e di supervisione dedicati all’utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale in psicologia. Il dato viene interpretato dal CNOP come una chiara richiesta di accompagnare la trasformazione attraverso strumenti concreti, formazione qualificata e un quadro normativo condiviso.
Le istituzioni: innovazione sì, senza perdere la centralità della persona
Durante la presentazione dell’indagine sono intervenuti il promotore dell’Intergruppo parlamentare per la Sostenibilità digitale e la Sovranità tecnologica, Enzo Amich, la consigliera segretaria del CNOP Francesca Schir, la consigliera nazionale Valentina Di Mattei e Luca Bernardelli, componente del gruppo di lavoro dedicato all’intelligenza artificiale. Nel corso dell’incontro è stato ribadito che l’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità per migliorare i servizi e sostenere il lavoro dei professionisti, ma non può sostituire elementi essenziali della professione psicologica come l’ascolto, l’empatia e la relazione umana. Le istituzioni sono chiamate a sostenere questa transizione attraverso competenze, regole condivise e tutele capaci di mantenere la persona al centro dell’innovazione. È stato inoltre sottolineato come la psicologia possa offrire un contributo decisivo nel definire un utilizzo dell’IA rispettoso della complessità della persona, evitando che le decisioni vengano affidate esclusivamente agli algoritmi e preservando il valore del giudizio umano.
Il percorso del CNOP
L’indagine rappresenta il primo tassello di un percorso che il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi intende sviluppare insieme alle istituzioni, al mondo della ricerca e alla comunità professionale. Tra le priorità individuate figurano la definizione di linee guida nazionali per l’impiego dell’intelligenza artificiale nella professione psicologica, il rafforzamento della supervisione umana nei processi decisionali, la promozione della formazione continua, lo sviluppo di competenze etiche e critiche e il sostegno alla ricerca sulle applicazioni dell’IA nella salute psicologica. L’obiettivo finale è favorire un’innovazione responsabile che valorizzi le opportunità offerte dalla tecnologia senza mettere in discussione il ruolo dello psicologo, la responsabilità professionale e la centralità della relazione umana
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