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Salute mentale, in Italia problemi per una persona su 6. Quanto costa sul PIL e produttività

Il report La Salute mentale come motore della crescita socio-economica dell’Italia”sottolinea la prevalenza dei disturbi mentali in modo predominante nella popolazione in età lavorativa. Molto spesso a rischio la possibilità di lavorare non solo dei pazienti ma anche dei loro familiari

In Italia i tassi di crescita dei casi di ansia e di depressione sono superiori alla media europea, con +1.148 casi per 100mila abitanti nel primo caso e +680 casi nel secondo. Più in generale, in Europa, e quindi in Italia, i disturbi mentali colpiscono 1 persona su 6, con ansia (+6.950 casi per 100miila abitanti) e depressione (con +5.365 casi per 100mila abitanti). E la prevalenza in Europa, ovvero anche Italia, sale in etàlavorativa, nella fascia che va dai 20 ai 64 anni, pari a quasi 1 su 5 abitanti (19mila casi per 100mila). E restando all’Italia, emerge che si tratta di numeri sottostimati, visto l’ampio divario tra regioni in fatto di accertamenti, visto che si passa dai 266 casi per 10mila abitanti a Bolzano agli 84,8 della Sardegna. Questi dati sono contenuti nel report “La Salute mentale come motore della crescita socio-economica dell’Italia“, report realizzato da Angelini Pharma in partnership con The European House – Ambrosetti e presentato in occasione dell’evento tenuto nella sede del ministero della Salute dal titolo “Headway – A New Roadmap in Brain Health: Focus Mental Health” alla presenza, tra gli altri, del ministro della Salute, Orazio Schillaci, del vice ministro del Lavoro, Maria Teresa Bellucci, e del direttore generale dell’Istat, Michele Camisasca. 

Più colpita la popolazione in età lavorativa Salute mentale

Nel report si legge che nel 2021, la prevalenza dei disturbi mentali in Italia si concentra in modo predominante nella popolazione in età lavorativa, con il 64,8% dei casi complessivi registrati nella fascia di età 20-64 anni. La fascia giovanile, etàinferiore a 20 anni, e quella anziana, cioè over65, mostrano invece “prevalenze significativamente inferiori, rispettivamente pari al 14,1% e al 21,1% della prevalenza totale”. Un ulteriore dato riguarda il tasso di occupazione: per le persone con condizioni di Salute mentale, in Europa si attesta al 42,7%, inferiore di 23 punti percentuali rispetto alla popolazione, “ed evidenziando così una grave disuguaglianza che si riflette su vari aspetti della vita”. 

L’Italia si posiziona sotto la media, con un tasso di occupazione degli individui con gravi disturbi mentali che si ferma al 40,2% (rispetto al 62,1% della popolazione generale). E solo il 57,9% dei casi viene trattato. Un elemento questo che evidenzia gravi disuguaglianze nell’accesso al mondo del lavoro. Il report ci dice inoltre che il 39,5% dei casi trattati nel 2022 riguarda la categoria degli occupati, “indicando come il luogo di lavoro sia un contesto cruciale per il supporto alla Salute mentale”. 

Studenti e persone in cerca di prima occupazione insieme superano il 10% di prevalenza (rispettivamente 7,5 e 3,2%). Di qui l’esigenza evidenziata dal report di “migliorare l’accesso ai servizi di Salute mentale per i lavoratori, al fine di ridurre il gap tra prevalenza reale e prevalenza trattata”. 

I disturbi mentali ci fanno perdere il 3,3% del PIL

Il rapporto affronta anche l’aspetto economico, e sottolinea che i disturbi mentali costano all’Italia 20 miliardi di euro l’anno, cioè il 3,3% del Pil, con perdite complessive di oltre 63 miliardi di euro legate a produttività, assenteismo e disoccupazione di lungo periodo. 

Il prof. Alberto Siracusano, ordinario all’Università di Tor Vergata e direttore dellaScuola di Psichiatria, ha sottolineato che il 12% della popolazione italiana vive con problemi di Salute mentale, «che oltre ad essere debilitanti, nella prevalenza dei casi mettono a serio rischio la possibilità di lavorare non solo dei pazienti ma anche dei loro familiari che vivono su di loro la malattia del paziente». Il coordinatore del ‘tavolo tecnico sulla Salute mentale’ istituito dal ministro Schillaci per aggiornare un documento che – come ha detto lo stesso titolare del dicastero intervenendo all’evento – mancava da 10 anni e non più adatto a rispondere in maniera efficace i bisogni dei pazienti di oggi – ha aggiunto che la risposta a questa sfida «dipende dall’impegno collettivo: è fondamentale promuovere un approccio ‘One Mental Health’ per una cultura della Salute mentale che risponda alle esigenze della popolazione in tutte le fasi della vita, con particolare attenzione alle donne, agli anziani e al tema drammatico della solitudine».

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