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Campania, mancano i professionisti sanitari: carenze nell’area della riabilitazione e in quella tecnico sanitaria

«Attese fino a 18 mesi per accedere ai servizi» spiega il Consigliere regionale Tommaso Pellegrino. Tra le proposte quella di avviare corsi di laurea nelle professioni sanitarie a Napoli e Salerno e rafforzare la formazione sugli strumenti di telemedicina

Da un monitoraggio condotto dall’Ordine dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione interprovinciale di Napoli, Avellino, Benevento e Caserta e parallelamente dall’Ordine di Salerno che includono 18 professioni sanitarie per circa 16 mila camici bianchi iscritti, emerge sul territorio regionale una forte carenza di personale e di offerta formativa nelle scuole universitarie per migliaia di unità che si riverbera sull’offerta di prestazioni sanitarie all’utenza negli asset di prossimità delle cure territoriali.

Nelle università mancano percorsi di studi

Carenze croniche acuite negli ultimi anni non solo nel pubblico ma anche nel settore privato e accreditato. Parliamo di personale specializzato in ambiti cruciali come la Logopedia, la Terapia occupazionale e la Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva. Ma non è solo l’area della riabilitazione ad essere sottodimensionata, ancora più grave è l’area Tecnico sanitaria (Tecnici di radiologia e Tecnici di laboratorio biomedico) che sostiene il funzionamento delle tecnologie le l’area della Prevenzione. Nelle università campane ancora mancano i percorsi di studi universitari per Podologi ed Educatori professionali sociosanitari.

«A causa di questa insufficienza, si registrano attese fino a 18 mesi per accedere ai trattamenti, con gravi ricadute sui percorsi di sviluppo comunicativo, cognitivo e relazionale dei pazienti, in particolare dei più giovani», ha dichiarato Tommaso Pellegrino, capogruppo di Italia Viva in Consiglio regionale della Campania, nel corso del Question time di oggi presso l’Aula consiliare del Centro Direzionale.

«È fondamentale – prosegue Pellegrino – colmare questo gap formativo avviando nuovi corsi di laurea delle professioni sanitarie, sia a Napoli, alla Vanvitelli e alla Federico II sia presso l’Università degli Studi di Salerno, che attualmente presentano carenze in questo ambito. Solo formando un numero adeguato di professionisti saremo in grado di rispondere alle esigenze di cura e riabilitazione del nostro territorio, contribuendo a rafforzare un sistema sanitario pubblico moderno ed efficiente».

«Investire nella formazione dei professionisti sanitari»

Un passaggio centrale dell’intervento di Pellegrino, tra l’altro medico chirurgo attivo presso la Breast unit del policlinico Federico II – riguarda anche l’evoluzione tecnologica della Sanità campana: «La Regione Campania – ha sottolineato – sta investendo con grande determinazione nello sviluppo della telemedicina, della teleradiologia e della teleriabilitazione, strumenti fondamentali per portare i servizi sanitari anche nelle aree interne e più difficili da raggiungere e per ottimizzare l’offerta di servizi di cura più vicini alla popolazione. Tuttavia, affinché queste innovazioni tecnologiche possano esprimere il massimo del loro potenziale e migliorare realmente la qualità dell’assistenza ai cittadini, è imprescindibile affiancare tali investimenti a un’adeguata formazione dei professionisti sanitari. Solo operatori formati e aggiornati potranno utilizzare al meglio questi strumenti, rendendoli realmente utili per i pazienti e per tutto il sistema sanitario regionale».

«Una sanità a misura di paziente e tecnologicamente avanzata – ha concluso Pellegrino – è una sanità capace di unire tecnologia, competenze e organizzazione. L’attenzione e la visione dimostrate in questi anni dal Presidente On. Vincenzo De Luca, che ha fortemente voluto lo sviluppo della telemedicina e dell’innovazione digitale in sanità allestendo una piattaforma Sinfonia che è diventata modello in Italia di buone pratiche, stanno consentendo alla Campania di ridurre criticità storiche e di elevare sensibilmente i livelli qualitativi dell’assistenza. Il prossimo passo sarà investire in maniera strutturale nella formazione dei nostri professionisti: solo così potremo davvero costruire una sanità pubblica più equa, accessibile e all’avanguardia».

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