Il 2° Congresso Nazionale AITeRM, Associazione Italiana Tecnici Esperti di Risonanza Magnetica, ha riunito a Roma professionisti, istituzioni e mondo accademico per riflettere sull’evoluzione della risonanza magnetica nel 2025. Formazione, intelligenza artificiale, ricerca e nuove modalità operative hanno delineato un ruolo del tecnico di radiologia sempre più centrale e competente
di Elisabetta Turra
Negli ultimi anni la risonanza magnetica ha conosciuto un’evoluzione profonda. Nuove tecnologie, intelligenza artificiale, metodiche sempre più avanzate hanno trasformato non solo le apparecchiature, ma anche il modo di pensare la diagnostica per immagini. In questo scenario in continuo movimento, il ruolo del tecnico di radiologia si è progressivamente ampliato, richiedendo competenze più specialistiche, maggiore consapevolezza e una formazione costante. È dentro questa trasformazione che si inserisce il 2° Congresso Nazionale AITeRM – State of the art in MRI, che si è svolto a Roma, presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Un appuntamento che ha riunito associazioni, istituzioni, professionisti e mondo accademico per fare il punto sullo stato dell’arte della risonanza magnetica nel 2025, ma soprattutto per interrogarsi su come accompagnare il cambiamento senza subirlo. Nel corso della giornata, che ha riscosso grade successo, chiamando a raccolta centinaia di partecipanti, il Congresso ha costruito un dialogo continuo tra visione associativa, indirizzo istituzionale e approfondimento scientifico, dando voce a chi la risonanza magnetica la studia, la insegna e la utilizza ogni giorno. Ne è emerso il ritratto di una disciplina complessa, in costante evoluzione, e di una comunità professionale chiamata a governare l’innovazione attraverso conoscenza, responsabilità e condivisione

AITeRM e la formazione: costruire competenze, non solo immagini
A delineare l’impianto culturale dell’evento sono stati, in apertura, il presidente e il vicepresidente di AITeRM. Fabio Marconi ha spiegato come il congresso nasca da un’esigenza concreta: accompagnare studenti e professionisti in un percorso formativo più aderente alla realtà clinica. «Il nostro intento era promuovere un percorso formativo, soprattutto per i tanti studenti presenti in aula», ha affermato. Ma non una formazione tradizionale. Marconi ha chiarito come AITeRM punti con decisione sulla simulazione, in particolare per il tirocinio: «Simulare gli eventi che poi si affronteranno nel workflow lavorativo è fondamentale». Nel suo intervento, il presidente AITeRM ha poi allargato lo sguardo all’evoluzione tecnologica della risonanza magnetica, ricordando le tappe che ne hanno segnato la storia. «Ho vissuto il passaggio dalle cinque sequenze iniziali agli acceleratori, al turbo spin echo, fino al compressed sensing», ha raccontato. Oggi, però, il cambiamento ha un nome preciso: intelligenza artificiale. «Vediamo già una qualità d’immagine superiore, ma non crediamo che l’AI porterà solo questo». Secondo Marconi, il vero impatto sarà sulla semplificazione del lavoro e sulla velocità di acquisizione, con benefici diretti anche per il paziente.
Un’associazione che cresce insieme alla professione
Alle parole del presidente ha fatto eco Davide Fierro, vicepresidente AITeRM, che ha restituito la fotografia di un’associazione in piena espansione. «Per AITeRM il 2025 è stato un anno veramente importante», ha spiegato, sottolineando l’aumento degli associati e, soprattutto, le collaborazioni avviate con realtà internazionali impegnate nella risonanza magnetica. Un confronto continuo, ha raccontato Fierro, non solo sugli aspetti tecnici ma anche sui piani didattici. Parallelamente, l’associazione ha rafforzato il supporto ai soci, con contenuti formativi regolari e riscontri rapidi sulle problematiche quotidiane. «Questo evento è il culmine di quest’annata», ha affermato, guardando poi avanti: «Vogliamo continuare su quest’onda lunga, aumentare i soci, essere sempre più presenti e riconoscibili. È un obiettivo che va oltre il 2026».
Tecnologia e responsabilità: la visione delle istituzioni
Dalla dimensione associativa, il congresso si è aperto al livello istituzionale con l’intervento, a margine dell’evento, di Diego Catania, presidente della FNO TSRM e PSTRP. Il suo contributo ha collocato la risonanza magnetica all’interno di un cambiamento più ampio del sistema sanitario. «Negli ultimi trent’anni le nuove tecnologie hanno cambiato profondamente il sistema delle cure, delle diagnosi e delle terapie», ha affermato. In questo scenario, il tecnico di radiologia è un protagonista, ma con una responsabilità crescente. «Le tecnologie devono essere governate», ha ribadito Catania, sottolineando la necessità di competenze sempre più avanzate per garantire diagnosi accurate. Il congresso AITeRM, secondo il presidente della Federazione, ha avuto il merito di mettere in evidenza possibilità, criticità e limiti della risonanza magnetica, una delle discipline in cui il tecnico trova il massimo impiego e una centralità professionale sempre più evidente.
L’evoluzione del profilo TSRM
Sulla scia di questa riflessione si è inserito l’intervento di Carmela Galdieri, presidente della Commissione di Albo nazionale TSRM, che ha sottolineato come la crescita tecnologica e quella professionale procedano in parallelo. «Il tecnico di radiologia cresce insieme alla tecnologia», ha dichiarato. L’evoluzione delle apparecchiature ha innalzato il livello delle competenze richieste e il ruolo del professionista. «Vengono richieste sempre più skill, con un’asticella sempre più alta», ha spiegato, perché il tecnico lavora costantemente con apparecchiature di ultima generazione. Una condizione che rende il profilo TSRM destinato a un’evoluzione continua.
Università e ATS: una collaborazione sempre più necessaria
Il tema della formazione è tornato centrale con Federico Santarelli, presidente della Commissione di Albo TSRM di Roma e provincia. Santarelli ha evidenziato come i percorsi di laurea triennale non riescano più, da soli, a sostenere una formazione completa in un’area vasta come quella radiologica. «Oltre alla risonanza magnetica – ha ricordato – ci sono TC, radiodiagnostica, medicina nucleare e radioterapia». In questo contesto, il contributo delle associazioni tecnico-scientifiche è fondamentale per caratterizzare il profilo professionale e rendere omogenee le competenze sul territorio nazionale». Santarelli ha ribadito l’attenzione del CdA verso la collaborazione con le ATS: «AITeRM è un’associazione giovane, ma sta facendo passi da gigante e avrà sempre il nostro supporto». Guardando al futuro, ha auspicato una maggiore integrazione tra associazioni e università nei percorsi formativi.
Capire l’immagine partendo dal k-spazio
Con l’avvio delle sessioni scientifiche, la parola è passata a Stefano Chiti, protagonista di una lezione magistrale dedicata al parallelismo tra k-spazio e immagine. «Troppo spesso ci relazioniamo ai parametri guardando solo ciò che accade sulla consolle», ha osservato. Un approccio che rischia di essere limitante, perché ogni modifica impostata ha effetti diretti sulla matrice e sul k-spazio. «Se sappiamo cosa comporta quella modifica sul k-spazio – ha spiegato – possiamo già prevedere la qualità dell’immagine». Una consapevolezza che permette di gestire le variazioni mantenendo standard qualitativi elevati.
La chimica del cervello come nuova frontiera
Dalla tecnica di base, il congresso si è spinto verso la ricerca avanzata con Stefano Tambalo, che ha illustrato il potenziale della spettroscopia funzionale. «È una tecnica che ci permette di studiare la chimica del cervello», ha spiegato, osservando come i segnali chimici cambino durante lo svolgimento di compiti mentali. La possibilità di ottenere misure quantitative apre prospettive importanti nello studio di patologie legate a squilibri chimici, offrendo nuove chiavi di lettura sul funzionamento del cervello.
Imaging quantitativo e intelligenza artificiale
Il passaggio successivo è stato affidato a Diego Cavalli, che ha descritto l’evoluzione verso un imaging sempre più quantitativo. «Si sta cercando di ridurre la componente del mezzo di contrasto», ha spiegato, introducendo parametri come T2*, T2 mapping e arterial spin labeling. Un’evoluzione che interessa prostata, body e neuro, ma che deve confrontarsi con l’aumento costante dei pazienti. «Il problema sono le tempistiche», ha ammesso Cavalli, indicando nell’intelligenza artificiale e nei sistemi quantitativi uno strumento chiave per ridurre i tempi mantenendo l’adeguatezza diagnostica.
Congresso AIteRM, la risonanza magnetica cardiaca: una competenza sempre più richiesta
Nel pomeriggio, Julien Greggio ha riportato l’attenzione sulla risonanza magnetica cardiaca. «È oggi il gold standard per lo studio della funzionalità e dell’anatomia del cuore», ha ricordato, sottolineando come le richieste siano aumentate di cinque volte in dieci anni. Per rispondere a questa domanda crescente servono tecnici sempre più preparati. «Durante il congresso abbiamo affrontato sia i concetti di base sia quelli più avanzati», ha spiegato, convinto che la cardio RM continuerà a essere un ambito centrale nei prossimi anni.
La scansione da remoto: organizzare il futuro, oggi
A chiudere il congresso è stato Samuel Oliveira, che ha portato una prospettiva internazionale sul tema delle operazioni da remoto. «La scansione da remoto è una tecnologia già presente in molti Paesi», ha spiegato, ricordando l’esperienza brasiliana. I benefici sono concreti: riduzione delle liste d’attesa, supporto alle strutture con carenza di personale e maggiore accesso alle cure nelle aree più svantaggiate. «Il vantaggio principale è la flessibilità», ha affermato. E con una sintesi efficace ha concluso: «La scansione remota è il futuro, oggi».
Oltre la tecnologia, una comunità professionale
Il 2° Congresso Nazionale AITeRM si è chiuso lasciando un messaggio chiaro: la risonanza magnetica non è solo un insieme di sequenze, algoritmi e apparecchiature. È una disciplina che richiede competenze solide, formazione continua e una visione condivisa. Tra istituzioni, associazioni, ricerca e clinica, il congresso ha mostrato una comunità professionale consapevole del proprio ruolo e pronta ad affrontare il cambiamento, trasformando l’innovazione tecnologica in valore per i pazienti e per il sistema sanitario.
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