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Salute visiva, la Cda degli Ortottisti promuove il modello lombardo del “filtro ortottico”: «Valorizzare le competenze per tutelare la salute visiva»

La Commissione di albo nazionale degli Ortottisti della FNO TSRM e PSTRP accoglie positivamente il nuovo modello lombardo di accesso alle cure oculistiche pensato per ridurre le liste d’attesa e migliorare l’appropriatezza delle prestazioni. Il percorso prevede che la valutazione ortottica preceda la visita oculistica, permettendo di individuare e gestire i casi che possono essere trattati dall’ortottista e di indirizzare all’oculista solo le situazioni che necessitano di ulteriori approfondimenti diagnostici

«L’inserimento di un percorso di primo livello a carico dell’Ortottista rappresenta un modello di riorganizzazione dei percorsi che può migliorare l’appropriatezza delle prestazioni, rafforzare l’integrazione tra professionisti e rendere più efficiente l’accesso alle cure». È il commento della Commissione di albo nazionale degli Ortottisti della FNO TSRM e PSTRP. che accoglie con favore il “filtro ortottico”, introdotto a inizio agosto dalla Regione Lombardia con l’obiettivo di ridurre le liste d’attesa in oculistica.

Un progetto sperimentale che vedrà la valutazione ortottica anticipare la visita oculistica, con l’obiettivo di intercettare e gestire i casi appropriati, riservando l’intervento dello specialista alle situazioni che richiedono un approfondimento diagnostico.

Per la presidente Lucia Intruglio «quella intrapresa da Regione Lombardia resta l’unica strada giusta da percorrere. Siamo convinti che i percorsi di cura vadano riorganizzati, valorizzando le competenze professionali esistenti e già riconosciute dalla normativa vigente»

Cosa prevede il modello lombardo

Il progetto prevede due percorsi distinti. Per i bambini in età prescolare è previsto uno screening ortottico ambulatoriale, su prescrizione del Pediatra di libera scelta, finalizzato a individuare precocemente strabismi, ambliopie e altri disturbi della visione binoculare. Mentre per gli adulti, è prevista la presa in carico ortottica delle richieste relative a calo del visus, controllo della refrazione o cambiamento delle lenti, sempre su prescrizione medica. In entrambi i percorsi, l’Ortottista può concludere la valutazione in assenza di elementi importanti, programmare un follow-up ortottico oppure indirizzare la persone alla prima visita oculistica, qualora emergano elementi che richiedono approfondimento specialistico. Il codice di riferimento resta il 93.02 ovvero, “Valutazione ortottica con studio completo della motilità oculare”, già presente nel nomenclatore della specialistica ambulatoriale.

La Lombardia non è l’unica regione che sta sperimentando una diversa organizzazione delle competenze per rispondere ai bisogni di salute visiva. In Liguria, da alcuni mesi sono stati introdotti programmi di screening gratuiti con esami OCT effettuati dall’Ortottista all’interno delle farmacie, con successivo invio degli esiti al medico per la valutazione e la diagnosi clinica.

Per la Presidente della Commissione di albo, questi esempi «mettono l’Ortottista al centro, riconoscendo tale professione come fondamentale per la salute visiva. La valutazione della funzione visiva è un atto sanitario complesso, dal quale dipendono eventuali decisioni cliniche, con ricadute concrete sulla qualità di vita delle persone».

La Commissione di albo nazionale degli Ortottisti ribadisce che prevenzione visiva, valutazione funzionale e riabilitazione rappresentano il cuore della professione. Attività che richiedono competenze sanitarie specifiche non riducibili al semplice rilievo di singoli parametri.

Oculisti e Ortottisti sono i professionisti che lo Stato italiano, seppur con ruoli distinti e complementari, riconosce come garanti della salute visiva. A questi si affiancano, per alcune attività peculiari, il Pediatra di libera scelta, nell’ambito dei bilanci di salute, il Medico certificatore per l’idoneità alla guida e l’Ottico, quale arte ausiliaria delle professioni sanitarie, per le attività previste dalla normativa. «La salute visiva è un diritto dei cittadini. Ogni professione svolge un ruolo fondamentale – commenta Intruglio – ma il riconoscimento reciproco passa dal rispetto delle competenze che l’ordinamento attribuisce a ciascuna di esse».

«Il nostro auspicio – conclude Intruglio – è che quanto realizzato in Lombardia e in Liguria possa essere d’esempio anche per altre regioni italiane. Questi modelli dimostrano che è possibile coniugare appropriatezza clinica e sostenibilità del sistema. Valorizzare le competenze già esistenti significa ridurre sprechi, accorciare i tempi di accesso e garantire risposte più tempestive ai bisogni di salute visiva».

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