Il 17 settembre la Giornata nazionale dedicata alla sicurezza delle cure e della persona assistita. La presidente FNOPO, Silvia Vaccari: «Nel percorso nascita servono competenze, integrazione tra professionisti e una presa in carico capace di accompagnare la donna in ogni fase»
La sicurezza delle cure è parte essenziale del diritto alla salute. E non riguarda soltanto la gestione dell’errore o la prevenzione dell’evento avverso, ma la capacità dell’intero sistema sanitario di prevenire i rischi, garantire appropriatezza e continuità assistenziale e migliorare costantemente la qualità delle cure. È questo il significato della Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita, che si celebra il 17 settembre, in adesione alla Giornata mondiale promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Per il 2026 l’OMS ha scelto il tema “Sicurezza delle cure per le malattie non trasmissibili”, accompagnato dallo slogan “Cure sicure per tutta la vita!”, richiamando l’attenzione sulla sicurezza lungo l’intero percorso di vita e di assistenza della persona. Un tema che, secondo la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (FNOPO), deve essere letto anche attraverso la specificità dell’assistenza alla donna, alla maternità e al neonato.
«La sicurezza delle cure non può essere considerata soltanto una questione legata alla gestione del rischio dopo che qualcosa è accaduto. È prima di tutto prevenzione, appropriatezza, capacità di riconoscere precocemente i fattori di rischio e continuità dell’assistenza – afferma Silvia Vaccari, presidente FNOPO -. Nel percorso nascita questi elementi assumono un valore particolare, perché parliamo della salute della donna e del bambino e di un percorso che deve saper accompagnare la fisiologia, individuare tempestivamente eventuali condizioni di rischio e garantire il passaggio al livello assistenziale più appropriato quando necessario».
La sicurezza comincia dalla prevenzione
La Giornata richiama quest’anno in particolare la necessità di rendere sicuri i percorsi dedicati alle persone con malattie non trasmissibili, patologie che spesso richiedono assistenza continuativa, trattamenti prolungati, attenzione agli stili di vita e una forte partecipazione della persona e del caregiver.
Una prospettiva che mette al centro non soltanto la sicurezza diagnostica e farmacologica, ma anche la prevenzione e l’empowerment. Per la FNOPO, lo stesso approccio deve caratterizzare ogni percorso assistenziale: una persona correttamente informata, ascoltata e accompagnata è maggiormente in grado di partecipare alle decisioni e di riconoscere tempestivamente eventuali segnali di allarme. «La persona deve essere parte attiva del proprio percorso di cura – sottolinea Vaccari -. Informazione, ascolto e comunicazione sono strumenti di sicurezza. Nel percorso nascita significa mettere la donna nelle condizioni di comprendere ciò che sta accadendo, sapere quali sono i segnali a cui prestare attenzione e avere riferimenti chiari a cui rivolgersi. La relazione di cura è quindi parte integrante della sicurezza».
Nel percorso nascita competenze e integrazione
La sicurezza passa anche dalla corretta organizzazione dei percorsi e dalla valorizzazione delle competenze dei diversi professionisti sanitari. L’ostetrica, nell’ambito delle proprie competenze, svolge un ruolo centrale nell’accompagnamento della gravidanza, del parto e del puerperio fisiologici, attraverso il monitoraggio del percorso e l’individuazione delle condizioni che richiedono un approfondimento o l’intervento di altri professionisti. «Sicurezza non significa medicalizzare ogni percorso, ma garantire alla donna l’assistenza più appropriata in relazione alle sue condizioni – spiega la presidente FNOPO -. L’ostetrica deve poter esercitare pienamente le proprie competenze e, allo stesso tempo, lavorare all’interno di una rete nella quale il confronto con ginecologi, pediatri, infermieri e gli altri professionisti sia tempestivo ed efficace quando emergono condizioni che richiedono un diverso livello di assistenza».
Continuità assistenziale e lavoro di squadra
Tra i presupposti della sicurezza c’è quindi anche la continuità dell’assistenza. Percorsi frammentati, difficoltà di comunicazione tra servizi e professionisti e carenze organizzative possono infatti aumentare il rischio e rendere più difficile intercettare tempestivamente i bisogni della persona. «Non possiamo parlare di sicurezza se la persona viene lasciata sola nei passaggi tra un servizio e l’altro – afferma Vaccari -. La continuità assistenziale e la comunicazione tra professionisti devono essere considerate elementi strutturali della qualità delle cure. È necessario costruire percorsi nei quali ogni professionista sappia qual è il proprio ruolo e possa confrontarsi con gli altri quando la situazione lo richiede».
La sicurezza riguarda tutto il percorso di vita
Il messaggio dell’OMS per il 2026 amplia la prospettiva: la sicurezza deve accompagnare la persona lungo tutto il percorso di vita, dalla prevenzione alla diagnosi, dal trattamento alla gestione delle condizioni croniche, fino alla continuità assistenziale. È una visione che chiama in causa non soltanto i singoli professionisti, ma l’intero sistema sanitario: istituzioni, Regioni, aziende sanitarie e professionisti sono chiamati a lavorare sulla prevenzione degli eventi avversi, sul monitoraggio, sulla formazione e sulla diffusione delle buone pratiche. «La sicurezza delle cure è una responsabilità di sistema – conclude la presidente FNOPO -. Per questo è necessario investire nella formazione continua, nella qualità dell’organizzazione e nella collaborazione tra professionisti. La Giornata del 17 settembre deve ricordarci che la sicurezza non è un adempimento, ma una cultura che deve essere presente ogni giorno nei luoghi di cura». Per la FNOPO, prevenzione, appropriatezza, competenze professionali, comunicazione e continuità assistenziale rappresentano quindi alcuni dei pilastri sui quali costruire percorsi sempre più sicuri, mettendo al centro la persona e i suoi bisogni lungo tutto l’arco della vita.
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