Aumento medio a regime di 560 euro al mese per 13 mensilità, riforma degli incarichi, nuove tutele contro le aggressioni, permessi per gravi patologie e regole per l’intelligenza artificiale al centro del nuovo contratto. Pre-intesa firmata da tutte le sigle sindacali
È stata sottoscritta all’Aran l’ipotesi di rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro dell’Area Sanità per il triennio 2025-2027. L’intesa riguarda circa 137mila dirigenti del Servizio sanitario nazionale, di cui circa 120mila medici e 17mila dirigenti sanitari non medici.
Il dato economico centrale è l’aumento medio a regime di 560 euro al mese per 13 mensilità. Di questa cifra, 393 euro derivano direttamente dal rinnovo contrattuale, mentre altri 167 euro medi sono legati alle ulteriori risorse stanziate per legge. Un incremento che, secondo il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, porta a oltre 1.000 euro mensili gli aumenti complessivi ottenuti dal personale medico della sanità pubblica considerando anche il precedente rinnovo.
A queste risorse si aggiungono stanziamenti specifici per alcune indennità: 362 milioni di euro per medici e veterinari, 8 milioni per i sanitari e 15 milioni per il pronto soccorso.
Le novità del nuovo contratto
L’accordo non riguarda soltanto la parte economica. Tra gli interventi previsti figurano una riforma del sistema degli incarichi, il rafforzamento delle tutele per i dirigenti vittime di aggressioni, permessi straordinari per chi è affetto da gravi patologie e una prima regolamentazione dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’ambito del rapporto di lavoro. Il contratto interviene inoltre sulla progressione delle carriere, con nuovi incrementi stipendiali legati all’anzianità. Fassid segnala in particolare l’introduzione degli aumenti al terzo e al decimo anno, che si aggiungono a quelli già previsti a cinque, 15 e 20 anni.
Sul fronte dell’organizzazione del lavoro, viene inoltre riformulata la disciplina dell’orario, con indicazioni più chiare sul calcolo delle ore eccedenti non monetizzabili, che dovranno essere recuperate attraverso riposi compensativi. Confermata anche, secondo Fassid, la possibilità di applicare la flat tax al 15% alle prestazioni aggiuntive, indipendentemente dalle modalità di regolamentazione adottate dalle aziende.
Le reazioni: Aran, Zangrillo e i sindacati
Il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, definisce l’accordo un risultato importante per una componente fondamentale del Ssn. A suo giudizio, il contratto riconosce il valore, le competenze e le responsabilità della dirigenza sanitaria e introduce nuove tutele e strumenti per migliorare la qualità del lavoro. Naddeo sottolinea anche l’obiettivo di ridurre il divario tra la scadenza dei contratti e la loro effettiva applicazione.
Positivo anche il giudizio del ministro Paolo Zangrillo, che parla di un’intesa capace di valorizzare le professionalità e le responsabilità di chi garantisce ogni giorno il funzionamento del Servizio sanitario nazionale.
L’Anaao Assomed, che ha sottoscritto la pre-intesa, considera la firma un atto di responsabilità e sottolinea i benefici economici per i professionisti. L’associazione quantifica in 240 euro lordi mensili l’aumento dello stipendio tabellare, a cui si aggiungono le componenti accessorie legate agli incarichi. Gli arretrati, secondo Anaao, dovrebbero oscillare tra 5.000 e 6.000 euro netti, al netto dell’indennità di vacanza contrattuale già corrisposta. Il sindacato stima quindi un aumento medio mensile lordo di circa 500 euro, destinato a crescere con l’eventuale attribuzione a livello locale delle ulteriori risorse previste dalla legge. Per Anaao, però, la firma non rappresenta un punto d’arrivo. Il sindacato chiede ulteriori investimenti sul personale e avverte che senza risorse adeguate il Ssn continuerà a confrontarsi con la fuga dei professionisti verso altri settori.
Anche Fassid considera il rinnovo un passo avanti per l’attrattività delle professioni dirigenziali e mette in evidenza il rafforzamento delle progressioni di carriera. Giulio Argalia parla inoltre di uno storico allineamento dei rinnovi ai periodi contrattuali e quantifica, considerando i diversi contratti sottoscritti dal 2024 al 2026, un incremento complessivo delle retribuzioni di circa il 20%.
La federazione segnala infine alcuni risultati sul tema della cosiddetta “clinicizzazione”, con una norma di salvaguardia per evitare che il passaggio di una struttura dalla gestione ospedaliera a quella universitaria comporti un demansionamento o una penalizzazione economica del dirigente ospedaliero.
Verso la firma definitiva
La sottoscrizione dell’ipotesi non coincide ancora con l’entrata in vigore definitiva del contratto. Si apre ora la fase degli adempimenti e delle verifiche previste dalla normativa prima della firma definitiva del Ccnl. Secondo Anaao Assomed, l’entrata in vigore è verosimilmente attesa all’inizio del 2027, quando dovrebbero essere erogati anche gli aumenti e gli arretrati.
Il rinnovo segna dunque un passaggio rilevante sia sul piano economico, con un incremento medio a regime che può arrivare a 560 euro mensili, sia su quello normativo, con nuove regole su carriera, incarichi, tutele e organizzazione del lavoro. Restano però, nelle valutazioni dei sindacati, le richieste di ulteriori investimenti per rendere più attrattivo il lavoro nella sanità pubblica e contrastare la carenza di personale.
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