Secondo un’indagine commissionata dal Nursind a Swg il 56% dei cittadini teme la carenza di personale, in aumento rispetto al 52% di tre anni fa. Per il 52% la priorità è investire nella sanità pubblica, mentre solo due italiani su cinque si dichiarano soddisfatti dei servizi
La sanità pubblica resta una delle principali preoccupazioni degli italiani, tra carenze di personale, servizi che non soddisfano pienamente le aspettative e timori per il futuro del Servizio sanitario nazionale. In vista della legge di Bilancio, il messaggio dei cittadini è chiaro: servono più investimenti nel Ssn, considerato una priorità persino rispetto alla riduzione delle tasse e al contrasto del carovita.
A fotografare il sentimento dell’opinione pubblica è l’indagine «L’opinione pubblica e la sanità», commissionata dal Nursind a Swg per analizzare le percezioni dei cittadini sui servizi sanitari, sulle condizioni del personale e sulle principali criticità del sistema.
Secondo la rilevazione, il 52% degli intervistati ritiene che le risorse debbano essere destinate innanzitutto alla sanità, davanti al fisco, indicato dal 40%, e al carovita, al 35%. Le spese militari si fermano invece al 9%.
Carenza di infermieri e privatizzazione: i timori degli italiani
Tra le preoccupazioni più diffuse c’è la mancanza di infermieri. Negli ultimi tre anni, la quota di italiani che teme una carenza di professionisti è salita dal 52% al 56%. Resta particolarmente elevato anche il timore di una progressiva privatizzazione del Servizio sanitario nazionale, condiviso dal 79% dei cittadini.
«Un messaggio importante per il governo», sottolinea Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind, evidenziando come la richiesta di maggiori investimenti accomuni tutte le fasce d’età. Tra gli over 64, in particolare, la percentuale raggiunge il 70%. A pesare è anche la valutazione dei servizi sanitari: soltanto due intervistati su cinque si dichiarano soddisfatti dell’offerta attuale, un dato che contribuisce a spiegare la richiesta di maggiori risorse per il sistema pubblico.
Ospedali sotto pressione, per 8 italiani su 10 mancano professionisti
La consapevolezza delle difficoltà del personale infermieristico è altrettanto diffusa. Per l’84% degli intervistati, negli ospedali non ci sono abbastanza infermieri. Il 79% ritiene inoltre che siano sovraccarichi di lavoro, mentre il 72% giudica insufficienti le retribuzioni rispetto alle competenze e alle responsabilità richieste.
Numeri che restituiscono l’immagine di una professione esposta a carichi elevati e che, secondo i cittadini, non riceve un riconoscimento economico adeguato al ruolo svolto all’interno del sistema sanitario.
Infermieri apprezzati dai pazienti, ma la resilienza non basta
Nonostante le criticità, il giudizio degli italiani sugli infermieri rimane positivo e, secondo l’indagine, è migliorato rispetto al 2023. I cittadini ne riconoscono le competenze professionali, il rispetto nei confronti dei pazienti, l’attenzione alle loro esigenze e la disponibilità a sostenere carichi di lavoro impegnativi. Apprezzata anche la capacità di offrire supporto morale nei momenti di difficoltà.
Un riconoscimento importante, secondo Bottega, che però non può diventare un alibi per trascurare le condizioni in cui opera la categoria. «La corda è al limite», avverte il segretario nazionale del Nursind, ricordando che gli infermieri continuano a dare il massimo per il Servizio sanitario nazionale e attendono ancora una valorizzazione adeguata delle proprie competenze e responsabilità. La sfida, dunque, non riguarda soltanto il reperimento di nuovo personale, ma anche la capacità di trattenere i professionisti già in servizio, migliorandone le condizioni lavorative e garantendo un riconoscimento concreto del loro contributo alla sanità pubblica.
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