Il caldo intenso non è una causa diretta dell’emicrania, ma può abbassare la soglia che scatena gli attacchi nei soggetti predisposti. Disidratazione, alterazioni del sonno, pasti irregolari e forte esposizione alla luce, insieme alle alte temperature, possono aumentare ulteriormente il rischio. Gli esperti invitano a studiare più a fondo gli effetti del cambiamento climatico sulle cefalee
Con le temperature estreme che stanno caratterizzando questi mesi, aumentano anche le segnalazioni di persone alle prese con attacchi di cefalea. Il legame tra condizioni meteorologiche ed emicrania è da tempo oggetto di studi scientifici e riguarda una caratteristica fondamentale della malattia: il cervello delle persone emicraniche presenta una particolare sensibilità alle variazioni dell’ambiente interno ed esterno.
«Non possiamo dire semplicemente che il caldo provoca l’emicrania», spiega il professor Antonio Russo, Ordinario di Neurologia e direttore del Programma Interdipartimentale di Medicina delle Cefalee dell’Università della Campania «Luigi Vanvitelli» di Napoli. Tuttavia, nei pazienti emicranici, «temperature elevate possono contribuire ad abbassare la cosiddetta soglia emicranica», rendendo più probabile l’insorgenza di un attacco.
Cinque gradi in più possono fare la differenza
Il fenomeno è coerente con i risultati di una ricerca condotta per oltre sette anni da Kenneth Mukamal dell’Università di Harvard e pubblicata sulla rivista scientifica Neurology. Secondo quanto evidenziato dagli studi, ogni aumento della temperatura di almeno 5 gradi può essere associato a una maggiore probabilità di un attacco nelle persone predisposte. Il caldo, dunque, non va considerato come una causa unica e automatica dell’emicrania, ma come uno dei possibili fattori capaci di favorire l’insorgenza della crisi. il professor Antonio Russo, Ordinario di Neurologia, direttore del Programma Interdipartimentale di Medicina delle Cefalee, Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli‘ di Napoli, conferma: «Sappiamo però che nei pazienti emicranici temperature elevate possono contribuire ad abbassare la cosiddetta ‘soglia emicranica’, rendendo più probabile l’insorgenza di un attacco per ogni aumento della temperatura di almeno 5 gradi»
Non solo temperatura: il ruolo di disidratazione e sonno
A rendere più difficile la situazione contribuiscono anche gli effetti indiretti delle alte temperature. Il caldo intenso favorisce infatti la disidratazione e la perdita di elettroliti, può compromettere la qualità del sonno e modificare le consuete abitudini quotidiane, dagli orari dei pasti all’esposizione alla luce. Tutti questi elementi possono concorrere, nei soggetti predisposti, a ridurre ulteriormente la soglia oltre la quale si manifesta l’attacco emicranico.
Anche umidità e pressione atmosferica sotto osservazione
Il rapporto tra clima e cefalea, inoltre, non si esaurisce con il termometro. La professoressa Marina De Tommaso, Ordinario di Neurologia all’Università di Bari e presidente della Società italiana per lo studio delle cefalee (Sisc), sottolinea infatti che «esiste una relazione certa tra temperatura, umidità ambientale, pressione atmosferica e attacchi emicranici». Resta però ancora da quantificare l’impatto delle condizioni climatiche eccezionali che stanno interessando l’Italia e l’Europa.
Il cambiamento climatico apre una nuova sfida per la medicina
«Quello che non sappiamo ancora è quanti casi di emicrania, quante cefalee sta provocando l’abnorme calore che questa estate opprime l’Italia e l’Europa», osserva De Tommaso. La questione va oltre l’estate e le singole ondate di calore. Gli effetti del cambiamento climatico sulla salute rappresentano infatti un campo di ricerca ancora in evoluzione. «È qualcosa di nuovo che dobbiamo studiare e chiarire in tema di emicrania come in tutti i campi della medicina», conclude la neurologa.
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