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Educatori professionali, a Roma il 2° Congresso nazionale: ricerca, formazione e futuro della professione al centro del confronto

Due giornate di dibattito tra professionisti, mondo accademico e istituzioni per delineare il futuro dell’educazione professionale. Al centro, innovazione, qualità della formazione, tutela dei diritti e superamento della frammentazione dei profili professionali. La presidente Venturini: «No a spacchettamento della professione tra ambito socio-sanitario e ambito socio-pedagogico»

“L’educazione professionale tra formazione, ricerca e pratica nei servizi” è stato il titolo del 2° Congresso nazionale degli Educatori professionali, che si è tenuto a Roma tra il 30 e 31 ottobre scorsi.

Un appuntamento cruciale che ha riunito professionisti, docenti accademici, studenti e rappresentanti degli Ordini provenienti da tutta Italia per tracciare il futuro di una figura cardine in una vasta gamma dei servizi che spaziano dal sociale al sanitario al penitenziario, all’insegna del rigore metodologico, della ricerca scientifica e della tutela dei diritti delle persone fragili.

Il convegno ha registrato fin dall’apertura una forte vicinanza istituzionale, testimoniata dai messaggi augurali pervenuti da diversi Ministeri tra i quali il video intervento del Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, focalizzato sulla centralità del progetto di vita.

A dare voce con forza alle istanze della comunità professionale è stata la Presidente della Commissione di albo nazionale degli Educatori professionali, Maria Rita Venturini, nel suo discorso inaugurale: «Quella dell’Educatore professionale è una professione straordinaria che sconta ancora un riconoscimento sociale e istituzionale non adeguato. Eppure siamo sul fronte ogni giorno, affrontando situazioni complesse e un carico emotivo impegnativo: tra le professioni sanitarie e socio-sanitarie, dopo quella degli infermieri, siamo quella con più infortuni denunciati all’INAIL. Non tolleriamo l’assurdo e anacronistico spacchettamento della nostra figura tra ambito socio-sanitario e socio-pedagogico: una divisione artificiosa e frammentante che disorienta i servizi e penalizza i cittadini, i cui bisogni di salute e inclusione sono unitari. Al contempo, nel dibattito sulla revisione dei profili sanitari, diciamo un “no” categorico sia a indebite invasioni di campo, sia a chi banalizza il nostro ruolo pensando che ci si possa improvvisare educatori. L’educazione professionale non è buon senso relazionale: è scienza, metodo, riabilitazione e responsabilità etica codificata».

Pieno e convinto sostegno alle istanze degli Educatori professionali è giunto dal Presidente della Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP, Diego Catania, intervenuto all’apertura dei lavori congressuali che ha aggiunto: «Le nostre professioni hanno storie e numeri diversi, ma l’esigenza di stare insieme è l’unico modo per poter contare. L’obiettivo è essere sempre di più nelle stanze delle decisioni. Con i decreti delegati alla Riforma delle professioni sanitarie si parlerà di competenze e di profili che hanno ormai oltre trent’anni, e ogni professione dovrà dire la propria. Dobbiamo anche superare il gap delle lauree triennali, con lauree magistrali a indirizzo clinico, e lavorare perché cessi la sperequazione economica con altre professioni».

Prima giornata del Congresso

Il fitto programma della prima giornata si è aperto con le relazioni magistrali di Dario Fortin, dedicate al binomio tra formazione e ricerca come leve fondanti dell’identità professionale, e di Aoife Prendergast, Presidente di FESET (European Social Education Training), focalizzata sui modelli europei di educazione sociale. A seguire, due tavole rotonde hanno approfondito le criticità della ricerca nei servizi e il raccordo fondamentale tra mondo accademico e contesti operativi. In questo ambito si è inserito il contributo della Commissione permanente dei Corsi di laurea in educazione professionale della Conferenza nazionale delle classi di laurea delle professioni sanitarie, rappresentata dalla Presidente Chiara Magri, che ha introdotto il confronto sul rapporto tra teoria e pratica e sulla necessità di armonizzare i percorsi didattici universitari con le reali esigenze dei servizi. Nel medesimo dibattito, il presidente di ANEP, Davide Barban ha richiamato l’urgenza di adottare modelli strutturati di rilevazione e stima del fabbisogno formativo e occupazionale, presupposto indispensabile per programmare gli accessi ai corsi di studio e dimensionare correttamente le piante organiche dei servizi sul territorio nazionale. 

Nel pomeriggio del 30 ottobre i lavori si sono articolati in laboratori tematici paralleli su temi di frontiera: dalla ricerca sul campo per la costruzione di evidenze cliniche all’evoluzione della professione verso ruoli di case management, libera professione e percorsi accademici avanzati come il dottorato di neuroscienze; dalla documentazione professionale con buone prassi nei Dipartimenti di salute mentale e nelle dipendenze, all’impatto dell’intelligenza artificiale e del digital storytelling, fino all’approfondimento deontologico su aggressioni e violenza contro gli operatori e all’attuazione del Decreto legislativo 62/2024 sulla disabilità.

La Seconda giornata

La seconda giornata, intitolata “Educatori in rete: valorizzare esperienze, innovare la pratica, costruire futuro”, ha visto alternarsi due sessioni plenarie dedicate alle innovazioni sul campo e alle prospettive della didattica accademica. 

I contributi hanno spaziato dall’assessment multidimensionale nei Ser.D. ai percorsi di educazione terapeutica per patologie croniche come il diabete mellito, dal supporto tra pari nella salute mentale agli interventi digitali integrati per adolescenti con psicopatologie, sino ai progetti di orientamento universitario, tirocinio e laboratori esperienziali. 

Ampio spazio è stato inoltre riservato alla produzione scientifica diffusa con la premiazione dei poster più votati dalla comunità congressuale: il riconoscimento principale è andato al lavoro sul gruppo come strumento di sostegno alla genitorialità di padri detenuti con disturbo da uso di sostanze, seguito dalla ricerca sulle connessioni sensoriali nella relazione d’aiuto e dal contributo sull’educatore di classe quale innovativa infrastruttura di welfare.

L’Assemblea delle Commissioni di albo

A conclusione del congresso si è svolta l’Assemblea congiunta della Commissione nazionale con i Presidenti e i Delegati delle Commissioni di albo territoriali, un passaggio politico strategico per trasferire le istanze emerse dal dibattito scientifico in mandati d’azione concreti su scala regionale e nazionale. L’Assemblea ha ribadito l’impegno a rafforzare la presenza degli Educatori professionali nelle sedi istituzionali di programmazione sanitaria e sociale, e ha concordato sulla necessità indifferibile di superare l’annosa questione del personale iscritto negli elenchi speciali a esaurimento, sollecitando percorsi normativi risolutivi capaci di offrire certezze, sanare situazioni di precarietà e garantire la piena tutela e coesione della professione.

A tirare le somme della due giorni è stata la Presidente Maria Rita Venturini con un messaggio di sintesi e di rilancio per tutta la categoria: «Chiudiamo questo secondo Congresso nazionale con una nuova consapevolezza, forte e condivisa: l’educazione professionale non è un accessorio del sistema di cura, ma una colonna portante della salute pubblica e della coesione sociale. Dal confronto scientifico di queste giornate porteremo ai tavoli istituzionali la richiesta di riforme attese da troppo tempo: il superamento dell’anacronistica frammentazione dei profili, l’attivazione della laurea magistrale clinica, tutele concrete e immediate contro il fenomeno intollerabile delle aggressioni e la definitiva risoluzione della vicenda degli elenchi speciali a esaurimento. Ai decisori politici diciamo che non c’è welfare moderno, né reale inclusione per le persone fragili, senza il riconoscimento pieno del valore, delle competenze e della dignità dell’Educatore professionale».

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