L’associazione critica il Ddl di conversione del DL 144/2026 sulle liste d’attesa: dall’Organismo di verifica sui tempi di attesa alla riorganizzazione del Ministero della Salute, il provvedimento solleva dubbi sulla tenuta della governance e sull’efficacia degli strumenti di controllo. Tonino Aceti: «Serve una revisione del testo e un focus concreto sul contrasto alle liste d’attesa»
Forti perplessità sul Ddl di conversione in legge del Decreto Legge 144/2026 arrivano da Salutequità, che mette in guardia sui possibili effetti delle nuove disposizioni sulla gestione delle liste d’attesa e sull’organizzazione del Ministero della Salute.
Tra i principali elementi di criticità individuati dall’associazione ci sono lo svuotamento delle funzioni dell’Organismo di verifica sulle liste d’attesa, l’abrogazione dei poteri di accesso, controllo e ispezione, la frammentazione delle attività e dei soggetti coinvolti nel contrasto alle liste d’attesa, la riassegnazione dei poteri sostitutivi e l’attribuzione di nuove competenze all’Organismo di verifica. Secondo Salutequità, il provvedimento rischia inoltre di stravolgere la recente riorganizzazione del Ministero della Salute, senza prevedere né un adeguato regime transitorio né una revisione organica della struttura ministeriale.
A evidenziare le criticità è stato Tonino Aceti, presidente di Salutequità, intervenuto in audizione presso le Commissioni Bilancio e Ambiente della Camera. Secondo Aceti, il provvedimento rappresenterebbe un passo indietro rispetto agli impegni assunti con la Legge 107/2024 sulle liste d’attesa e introdurrebbe elementi di incertezza nell’organizzazione delle strutture tecniche del Ministero.
Liste d’attesa, il rischio di tornare all’ordinaria amministrazione
Uno dei principali nodi sollevati da Salutequità riguarda la decisione di riportare la gestione delle liste d’attesa nell’ambito della Direzione Generale della Programmazione sanitaria. Per l’associazione, si tratterebbe di una sorta di ritorno all’“ordinaria amministrazione”, come se l’emergenza fosse ormai superata. Una lettura che, però, non sarebbe coerente con la situazione attuale. I dati, sottolinea Salutequità, continuano infatti a evidenziare una situazione critica, mentre la risposta straordinaria prevista dalla Legge 107/2024 non avrebbe ancora prodotto tutti i risultati attesi. Il rischio, secondo l’associazione, è quello di ridurre progressivamente attenzione e slancio istituzionale su un problema che continua a coinvolgere milioni di cittadini.
Organismo di verifica, cambia la missione
Particolari perplessità riguardano poi il ruolo dell’Organismo di verifica, nato con l’obiettivo di assicurare trasparenza, controllo e tempestività nella gestione delle liste d’attesa. Con il DL 144/2026, secondo Salutequità, questo organismo verrebbe invece investito di una serie molto ampia ed eterogenea di competenze. Tra queste figurano il Piano Sanitario Nazionale, il Patto per la Salute, la ricerca sanitaria, la prevenzione, la gestione degli IRCCS e il coordinamento dei programmi nazionali.
Quella che viene presentata come un’operazione di razionalizzazione rischierebbe quindi, secondo l’associazione, di trasformare l’Organismo di verifica in un contenitore di competenze diverse, con possibili sovrapposizioni rispetto alle funzioni già svolte dalle Direzioni Generali e dai Dipartimenti.
Poteri sostitutivi e flussi informativi: il nodo delle Regioni
Un ulteriore elemento di criticità riguarda la gestione delle eventuali inadempienze regionali. Il potere sostitutivo viene attribuito al Ministro, mentre il flusso informativo viene modificato. Il RUAS, infatti, trasmetterebbe i propri rapporti all’AGENAS, rendendo meno diretto il collegamento con il Ministero, che dovrebbe essere chiamato a intervenire in caso di criticità. Secondo Salutequità, questo meccanismo potrebbe determinare un allungamento dei tempi e una riduzione dell’efficacia delle misure correttive necessarie a fronteggiare le inadempienze.
Mancano dati e valutazioni sull’impatto della riorganizzazione
Tra le contestazioni dell’associazione c’è anche l’assenza di dati e valutazioni che consentano di misurare gli effetti della riorganizzazione proposta. Salutequità rileva infatti che le relazioni illustrative e tecniche che accompagnano il provvedimento non fornirebbero informazioni sulle performance delle strutture ministeriali né una vera e propria valutazione d’impatto della riforma.
In assenza di questi elementi, sostiene l’associazione, la riorganizzazione rischia di apparire come una scelta non sufficientemente supportata da evidenze. Il pericolo è che il nuovo assetto possa incidere sull’efficienza amministrativa senza garantire necessariamente un miglioramento delle prestazioni.
Il rischio di svuotare Direzioni Generali e Dipartimenti
Altro punto critico è l’attribuzione all’Organismo di verifica di competenze considerate “core” per l’attività ministeriale. Secondo Salutequità, questa scelta potrebbe finire per indebolire il ruolo delle Direzioni Generali, sottraendo loro funzioni fondamentali, e mettere in discussione anche l’attuale ruolo dei Capi Dipartimento. A preoccupare è soprattutto il fatto che un cambiamento così significativo della governance non sarebbe accompagnato da un regime transitorio né da una revisione organica dell’intero assetto ministeriale. Restano quindi, secondo l’associazione, interrogativi sulla coerenza della nuova struttura, sulla distribuzione delle responsabilità e, soprattutto, sulla sua effettiva capacità di garantire maggiore efficacia amministrativa.
Salutequità: «L’Organismo di verifica deve tornare al centro delle liste d’attesa»
Da qui la richiesta di Salutequità al Parlamento e al Governo di intervenire sul provvedimento. «Chiediamo che il Parlamento e il Governo – ha detto Aceti – rivedano il provvedimento, mantenendo il focus dell’Organismo di verifica sul contrasto alle liste d’attesa e facendolo partire concretamente, visto che sono trascorsi già due anni dall’approvazione della Legge sulle liste d’attesa e quindi dall’istituzione dell’Organismo stesso, senza che questo abbia ancora mosso passi concreti».
Aceti: «Serve una riflessione più ampia sul Ministero»
Per quanto riguarda invece la riorganizzazione del Ministero della Salute, Salutequità chiede un confronto più ampio prima di procedere a modifiche dell’attuale assetto. «Inoltre – ha concluso Aceti – sulla riorganizzazione del Ministero della Salute, se va fatta, necessita di una riflessione più ampia e partecipata. Solo così sarà possibile garantire risposte efficaci ai bisogni dei cittadini e valorizzare le competenze delle strutture tecniche».
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