Soddisfatto il Governatore Eugenio Giani che punta a «cambiate il volto della sanità territoriale». Grazie all’accordo i Medici di famiglia potranno garantire anche la diagnostica di primo livello e ridurre le liste di attesa in Toscana
La Regione Toscana accelera i tempi e sigla una importante intesa con i Medici di medicina generale sul contratto integrativo che prevede, fra le altre cose, il presidio di notte e di giorno nelle sedi hub, cioè le Case di Comunità fulcro della riforma della sanità territoriale introdotta con il DM 77. Le strutture territoriali, in linea coi tempi del Pnrr, saranno tutte in funzione a partire da metà 2026.
Cosa prevede l’accordo con i Medici di medicina generale
L’accordo intende ridisegnare anche le aggregazioni funzionali territoriali dei medici. Diventeranno più aderenti agli ambiti territoriali. Fra le novità che verranno approvate dalla Giunta regionale la prossima settimana, insieme all’accordo, c’è anche la previsione di incentivi per assumere personale infermieristico e di segreteria. Elementi funzionali a garantire un modello, quello delle case di comunità, che punta a offrire un servizio di continuità assistenziale sette giorni su sette alla settimana. Con standard qualitativi omogenei in tutti i territori e con strumenti in grado di sopperire alla carenza di camici bianchi, specie nelle aree interne.
Possibile implementare la diagnostica di primo livello
Col coinvolgimento, inoltre, dei medici di famiglia, d’altronde, diventerà possibile anche implementare la diagnostica di primo livello. Un passo in avanti verso la riduzione delle liste d’attesa. «La vera riforma è questa- spiega nel corso di una conferenza stampa il presidente della Regione Eugenio Giani- i medici di famiglia si associano ed entrano nelle case di comunità».
Secondo il governatore, «è evidente che, in questo modo, anche il rapporto del cittadino coi medici cambierà: se prima ci si affidava al telefono e magari ci si veniva a lamentare perché la telefonata non andava a buon fine e io sono dalla parte dei medici di famiglia, visto che qualcuno di loro ha più di 1.800 pazienti, il fatto di avere un punto di riferimento che mette insieme gli ambulatori dà al cittadino la percezione che in quel mini presidio sanitario può trovare una risposta».
Così facendo, fa notare Giani, «non si va al pronto soccorso e questi non si ingolfano. Non solo. Abbiamo previsto anche un meccanismo premiale per l’assunzione di personale che può coadiuvare i medici delle case di comunità. Questo porta inoltre a incentivare una struttura pubblica ad acquistare l’ecografo, la risonanza magnetica andando quindi ad abbattere notevolmente le liste d’attesa. Lasanità territoriale avrà un volto completamente differente».
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