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Prevenzione vaccinale, tra fiducia ed equità: le sfide della sanità pubblica al Congresso SItI

Al 59° Congresso Nazionale della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, al centro del dibattito la prevenzione vaccinale, tra esitazione, fiducia nelle istituzioni e disuguaglianze territoriali. I dati sulle coperture vaccinali in Italia evidenziano la necessità di rafforzare la comunicazione, rimuovere gli ostacoli all’accesso e garantire una prevenzione più equa e inclusiva

Dopo la cerimonia di apertura, tenutasi ieri presso il Teatro “Carlo Felice” di Genova, entrano oggi nel vivo i lavori del 59° Congresso Nazionale della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), ospitato presso i Magazzini del Cotone.

L’attenzione degli esperti si concentra sulla prevenzione vaccinale, riconosciuta come uno degli strumenti più solidi e sostenibili per tutelare la salute collettiva, e sul ruolo della ricerca e dell’innovazione nel rafforzamento delle strategie preventive.

La campagna di vaccinazione antinfluenzale, avviata ufficialmente il 1° ottobre, è ormai entrata nel vivo. Quasi tutte le Regioni hanno dato priorità agli operatori sanitari, alle persone fragili, ai caregiver e ai familiari che se ne prendono cura, oltre che ai bambini piccoli. In Liguria, le prime vaccinazioni per le categorie prioritarie sono state somministrate già alla fine di settembre, mentre le immunizzazioni generali partiranno il 15 novembre.

A richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione contribuiscono anche i dati internazionali: secondo quanto riportato dalla rivista scientifica Nature, negli Stati Uniti si è registrato un incremento anomalo dei casi di influenza, così come in Gran Bretagna, dove il 6,5% dei campioni analizzati dai laboratori è risultato positivo ai virus influenzali, secondo gli ultimi dati della Health Security Agency.

Esitazione vaccinale: comprendere le ragioni per recuperare fiducia

La sessione plenaria “Immaginare il futuro della prevenzione vaccinale: innovazione, equità e fiducia nella Sanità Pubblica glocale” ha affrontato, tra i primi temi, l’esitazione vaccinale e l’evoluzione delle resistenze alla vaccinazione, soprattutto quando non sono legate a motivazioni ideologiche.

«Quando togliamo spazio alla prevenzione, facciamo largo alle malattie e non possiamo permettercelo», afferma il Dr. Daniel Fiacchini, componente della Giunta Esecutiva della SItI e Dirigente Medico AST Ancona. Una mancata vaccinazione, sottolinea Fiacchini, non equivale necessariamente a un rifiuto: dietro lo stesso dato possono esserci dubbi, preoccupazioni, rinvii o difficoltà di accesso. Situazioni diverse che richiedono risposte mirate e, spesso, personalizzate.

Quando la sfiducia nei vaccini diventa un fenomeno socialmente diffuso, aumenta il rischio di una recrudescenza delle malattie infettive. È quanto dimostra il recente caso di difterite a Palermo: una malattia che non è stata eliminata, ma mantenuta sotto controllo grazie a coperture vaccinali adeguate.

I dati sulle coperture vaccinali in Italia

Negli ultimi anni si è registrata una crescente sfiducia nelle istituzioni, tanto che si è iniziato a parlare anche di «esitazione istituzionale». I dati sulle vaccinazioni evidenziano criticità significative.

Nella stagione 2024-2025, in Italia si è vaccinato contro l’influenza soltanto il 52,5% degli over 65, lasciando quasi un anziano su due senza la protezione offerta dalla vaccinazione. Anche le coperture contro il papillomavirus umano (HPV) restano insufficienti. Alla fine del 2024, tra i nati nel 2012, aveva completato il ciclo vaccinale il 51,2% delle ragazze e il 44,6% dei ragazzi. Raggiungere una copertura del 90% consentirebbe di eliminare il cancro della cervice uterina.

Per quanto riguarda il morbillo, nel 2024 la copertura con la prima dose a 24 mesi ha raggiunto il 94,8%. La media nazionale nasconde tuttavia forti differenze regionali, con valori compresi tra l’88% e il 98%. Il raggiungimento di una copertura del 95% in tutte le Regioni rappresenterebbe un passo decisivo verso l’eliminazione della malattia.

«Si possono sviluppare i migliori vaccini del mondo, ma se non vengono raccomandati e spiegati ai cittadini non potranno produrre alcun beneficio per la salute pubblica», conclude Fiacchini. Per questo, il compito degli igienisti è individuare i punti in cui si interrompe il percorso vaccinale, ascoltare chi ha dubbi, richiamare chi rimanda e rimuovere gli ostacoli per chi desidera vaccinarsi.

Equità vaccinale: superare le disuguaglianze territoriali e sociali

Dal tema dell’esitazione vaccinale, il confronto si sposta sulla necessità di programmare una prevenzione più equa. Garantire a tutti la stessa offerta sanitaria, infatti, non significa necessariamente raggiungere tutti: occorre identificare le persone escluse, comprenderne le difficoltà e portare i servizi dove il bisogno è maggiore.

«Offrire a tutti la stessa prevenzione non significa raggiungere tutti: l’universalismo formale non basta», dichiara il Prof. Filippo Ansaldi, componente del Gruppo di Lavoro “Direzione medica e management” della SItI e docente di Igiene generale e applicata presso l’Università degli Studi di Genova. Il luogo in cui si vive continua a influenzare la possibilità di vaccinarsi, aderire agli screening e ricevere una diagnosi tempestiva. A livello nazionale, per le ragazze nate nel 2012, la copertura vaccinale contro l’HPV varia dal 41% all’85% tra le Regioni.

In Liguria, tra i Comuni con più di 2.500 abitanti, la copertura con almeno una dose di vaccino HPV nelle giovani donne oscilla dal 37% all’86%, con una differenza di 49 punti percentuali all’interno dello stesso sistema sanitario.

Le disparità emergono anche nell’assistenza oncologica. Uno studio pilota ligure sul carcinoma colorettale evidenzia che nelle aree socio-economicamente più deprivate il 16% dei pazienti viene escluso dall’intervento chirurgico, contro il 5% nelle zone meno deprivate: una differenza del 300%.

Programmare la prevenzione per raggiungere chi resta escluso

Le disuguaglianze nell’accesso alla prevenzione non riguardano soltanto l’Italia, ma rappresentano una sfida per tutta l’Europa. Per affrontarle è necessario trasformare l’equità in un criterio concreto di programmazione sanitaria.

Tra le priorità indicate figurano lo sviluppo di sistemi informativi capaci di integrare dati sanitari e determinanti sociali fino al livello di quartiere e Comune, la riallocazione delle risorse in base ai bisogni effettivi della popolazione e la misurazione dei risultati nella riduzione dei divari. Questa direzione è indicata anche dal Piano socio-sanitario integrato della Liguria 2026-2030. L’obiettivo è superare una concezione puramente formale dell’universalismo sanitario, costruendo servizi in grado di raggiungere concretamente le persone più difficili da coinvolgere.

Come sottolinea Ansaldi, l’equità non deve essere considerata una semplice compensazione delle disuguaglianze, ma un principio alla base della progettazione e della programmazione. La qualità della sanità pubblica si misura anche dalla sua capacità di raggiungere chi, fino a oggi, è rimasto escluso dalla prevenzione.

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