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Sanità in crisi, per il 93% degli europei peggiorerà nei prossimi anni. Invecchiamento della popolazione e carenza di personale tra le cause

Il primo report di Relyens, gruppo mutualistico europeo, lancia l’allarme sulla sanità in crisi:  il 72% prevede che la carenza di operatori sanitari possa compromettere i sistemi sanitari in modo diretto. Tra le proposte quella di rafforzare le risorse umane e la qualità della vita lavorativa, come condizione essenziale per garantire la sicurezza delle cure e adottare un approccio integrato alla gestione dei rischi

Come sarà la sanità europea tra dieci anni? Secondo chi oggi lavora sul campo, il futuro non appare rassicurante. Dirigenti e professionisti della salute di quattro grandi Paesi europei – Italia, Francia, Germania e Spagna – condividono una percezione chiara: i sistemi sanitari stanno entrando in una fase di crescente difficoltà, con rischi che potrebbero incidere direttamente sulla qualità e sulla sicurezza delle cure. Tra i fattori che rischiano di mettere in crisi la sanità l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dei costi e la carenza di personale, sfide che, se non affrontate per tempo, potrebbero mettere seriamente alla prova la tenuta della sanità europea.

Queste sono alcune delle conclusione a cui giunge il primo Rapporto prospettico dedicato ai fattori di rischio per le strutture sanitarie europee entro il 2035, realizzato da Relyens, gruppo mutualistico europeo nei settori dell’assicurazione e della gestione dei rischi in sanità. Frutto di un’indagine inedita condotta da Ipsos su 924 dirigenti e professionisti della salute in Italia, Francia, Germania e Spagna, e di un approfondito lavoro scientifico svolto con un comitato di esperti internazionali, il rapporto offre un’analisi unica delle vulnerabilità dei sistemi sanitari europei, attraverso una mappatura dei 25 principali rischi.

I numeri che raccontano il problema

Il 93% degli intervistati ritiene che la situazione dei sistemi sanitari nei quattro Paesi peggiorerà nei prossimi 5-10 anni. Ancora più allarmante è il dato sulla sicurezza dei pazienti: il 72% prevede che la carenza di operatori sanitari possa comprometterla in modo diretto.

Analizzando una griglia di 25 rischi che gravano sui sistemi di cura e assistenza, emergono tre criticità comuni a tutti i Paesi in un orizzonte di cinque anni:

  • l’invecchiamento della popolazione,
  • l’inflazione dei costi sanitari,
  • la carenza di personale sanitario.

Questi elementi non rappresentano minacce isolate, ma problemi trasversali che incidono sull’intero funzionamento dei servizi di salute.

Rischi sottovalutati e crisi che si alimentano a vicenda

Secondo il rapporto, l’80% delle vulnerabilità considerate più impattanti non viene adeguatamente anticipato. La sanità europea, infatti, non affronta più crisi isolate, ma situazioni interdipendenti che tendono ad amplificarsi reciprocamente.

Una difficoltà economica può accentuare la carenza di personale; la mancanza di personale riduce la sicurezza delle cure; una minore sicurezza alimenta la sfiducia dei cittadini e rende ancora più complesso attrarre nuovi professionisti. È un circolo vizioso che mette a rischio l’equità, la sostenibilità e l’efficacia dei sistemi sanitari.

Per questo motivo, il rapporto sottolinea la necessità di un cambio di paradigma nella gestione delle crisi. Tra le principali leve di intervento emerge il supporto finanziario e organizzativo, indicato come risposta prioritaria ai rischi strutturali legati sia all’aumento dei costi (47%) sia alla carenza di personale e al burnout (47%).

Cyberisicurezza in sanità, sfiuda che si può vincere

Nel corso della presentazione del rapporto è stato affrontato anche il tema della cybersicurezza: le strutture ospedaliere sono spesso soggette ad attacchi hacker che mettono a rischio i dati sanitari o la funzionaltià dei sistemi. I dirigenti Relyens si dicono però ottimisti su questo fronte perché «la consapevolezza del rischio è cresciuta, le agenzie nazionali sono attive in ogni Paese e sono stati stanziati erogate risorse importanti per le resistenza dei sistemi sanitari. Oggi i sistemi sono resistenti e resilienti».

Capitale umano, fiducia e tecnologia: i nodi critici

Oltre ai rischi, il rapporto individua alcuni punti di fragilità nell’architettura stessa dei sistemi sanitari. In primo luogo, il deterioramento del capitale umano, causato da una professione sempre meno attrattiva e da una perdita di senso del lavoro sanitario.

Un secondo nodo riguarda la crescente sfiducia verso le istituzioni sanitarie, alimentata da inefficienze, disuguaglianze di accesso alle cure, interruzioni dell’assistenza e diffusione di disinformazione.

Infine, emerge il tema della dipendenza tecnologica non adeguatamente governata: dai rischi di cybersicurezza all’affidabilità dell’intelligenza artificiale, fino ai problemi di interoperabilità tra sistemi informativi sanitari.

Le tre leve per rafforzare la resilienza

Per migliorare la capacità di resistere e adattarsi alle crisi, la ricerca individua tre direttrici di azione fondamentali:

  1. Rafforzare le risorse umane e la qualità della vita lavorativa, come condizione essenziale per garantire la sicurezza delle cure.
  2. Adottare un approccio integrato alla gestione dei rischi, capace di considerare le interdipendenze e gli effetti a catena.
  3. Accelerare l’innovazione e la cooperazione europea, condividendo dati, risorse e strumenti strategici.

Una responsabilità collettiva

Secondo Dominique Godet, direttore generale di Relyens, il rapporto riflette situazioni osservate quotidianamente nelle strutture sanitarie: team esausti chiamati a mantenere standard elevati, investimenti senza una visione di lungo periodo e decisioni prese in assenza di dati condivisi. In questo contesto, il ruolo di Relyens – spiega – evolve dal semplice contenimento delle crisi alla costruzione di organizzazioni capaci di apprendere, anticipare e cooperare.

Paolo Silvano, presidente del Comitato scientifico Relyens, sottolinea infine come la resilienza della sanità europea non possa essere affidata a singoli attori, ma debba diventare un progetto collettivo che coinvolga strutture sanitarie, assicuratori, decisori pubblici e partner europei.

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