Secondo il 21° Rapporto CREA Sanità, dagli anni Ottanta la quota di spesa sanitaria privata delle famiglie è più che raddoppiata, raggiungendo 43,3 miliardi di euro nel 2024 per farmaci, visite, esami e dentisti. Il peso maggiore grava soprattutto sulle famiglie del Centro e del Mezzogiorno, che spendono più del Nord non per scelta, ma per le carenze del Servizio sanitario pubblico, mettendo a rischio equità e sostenibilità del sistema
Di SIlke Bridi
«Il Servizio sanitario nazionale (SSN) non riesce più a mantenere una delle sue promesse fondamentali, l’equità di accesso alle cure». È questa una delle principali conclusioni del 21° Rapporto CREA Sanità, che fotografa un sistema sotto pressione segnato da una crescita strutturale della spesa sanitaria privata e da un progressivo peggioramento delle condizioni delle fasce più fragili della popolazione.
Secondo i dati presentati al CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – l’incidenza della spesa sanitaria privata sui bilanci familiari è più che raddoppiata rispetto al 1978, anno di istituzione del Servizio sanitario nazionale.
Gli ultimi dati riferiti al 2024, indicano che la spesa sanitaria privata ha raggiunto i 43,3 miliardi di euro, pari a quasi un quarto della spesa totale, a cui si aggiungono oltre 1,2 miliardi di euro destinati alle cure per gli animali domestici. La crescita del numero di famiglie che spendono privatamente per la sanità, va quindi in parallelo con quella della spesa: l’incidenza dei consumi sanitari sui bilanci delle famiglie si è più che raddoppiata, raggiungendo in media il 4,3%, e toccando il 6,8% per quelle “meno istruite”; anche in questo caso il prezzo più alto lo pagano le famiglie meno abbienti: la quota di spesa privata sostenuta dal 60% delle famiglie meno abbienti è cresciuta dal 27,6% al 37,6%
Il presidente del CNEL Renato Brunetta, in apertura al convegno, ha dichiarato: «Serve un nuovo spirito costituente per rispondere alle sfide delle grandi transizioni affinchè si possa ridisegnare il sistema del welfare».
Brunetta ha così richiamato la necessità di un cambio di paradigma, indispensabile per avviare le trasformazioni di cui il Servizio sanitario nazionale ha bisogno, superando le contrapposizioni politiche e intervenendo in modo concreto su equità e sostenibilità del sistema.
L’equità traballa, famiglie al bivio: impoverirsi o rinunciare alle cure
Il Rapporto presentato dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità, si inserisce in una visione di lungo periodo, confrontando l’evoluzione del sistema sanitario dagli anni Ottanta a oggi e mettendo in luce le maggiori criticità dettate da un cambio di paradigma.
Secondo il CREA, tutti i principali indicatori di equità sono peggiorati: «La quota di famiglie che ricorre a spese sanitarie private è in crescita. Oggi il 70% sostiene costi ‘out of pocket’, un dato che evidenzia il divario rispetto alla promessa originaria del SSN di garantire una copertura universale e completa dei bisogni di salute».
Tra le famiglie meno abbienti l’aumento della spesa privata è stato tre volte superiore rispetto a quelle con più “possibilità” economicamente. Ancora più marcato il dato tra le famiglie con un basso livello di istruzione, dove l’incremento ha raggiunto il +28,7%. Anche la geografia della spesa è cambiata: se negli anni Ottanta la spesa privata era concentrata nel Nord-Est, oggi pesa soprattutto nel Centro e nel Mezzogiorno, segnalando non una maggiore capacità di spesa, ma carenze nell’offerta pubblica.
Questa dinamica ha conseguenze concrete: sempre più nuclei familiari vivono una condizione di disagio economico legata alla sanità, tra impoverimento diretto e rinuncia alle cure.
Il problema non è solo quanto si spende, ma come e perché si spende, con emergenti criticità anche sul fronte dell’efficienza. Pur restando inferiore del 30-40% rispetto a quella di Paesi come Francia e Germania, la spesa sanitaria italiana non sarebbe comunque sufficiente, anche in caso di aumento, a riallineare organici e retribuzioni agli standard europei. Inoltre, la dinamica economica del Paese, caratterizzata da una crescita debole, rischia di riaprire continuamente il divario.
Aumentano le spese per le tecnologie sanitarie
Preoccupa soprattutto il ritmo crescente della spesa per le tecnologie sanitarie e farmaci: malgrado i tentativi di contenimento la spesa farmaceutica nell’ultimo decennio è aumentata al 3,6%, accelerando al 4,1% medio annuo negli ultimi cinque anni. Di conseguenza, continua a crescere il superamento del tetto di spesa, che calcola potrebbe arrivare a 6,5 miliardi di euro nel 2026, nonostante il recente aumento dei limiti.
Eppure, sottolinea il CREA, l’innovazione non può essere sacrificata: ha contribuito in modo decisivo all’efficientamento del sistema, riducendo ospedalizzazioni e degenze medie nonostante l’invecchiamento della popolazione.
Sanità immobile di fronte a bisogni che cambiano
Un altro nodo centrale riguarda la crescente distanza tra bisogni reali e aspettative attuali dei cittadini. Cambiano le aspettative: la digitalizzazione, la presa in carico a distanza e la rapidità dei servizi incidono sulla percezione di qualità. Non a caso, dopo le liste d’attesa (citate dal 62,4% della popolazione), una delle principali cause di insoddisfazione riguarda i tempi “persi” al momento dell’erogazione delle prestazioni.
Per il CREA, non basta aumentare i finanziamenti: serve un vero cambio di paradigma. Le politiche sanitarie devono essere ripensate in una logica di Sistema Salute, rinnovando la visione tradizionale di “servizio”. Questo significa estendere la globalità delle risposte, integrare in modo strutturale sanitario e sociale sotto un’unica governance nazionale capace di coordinare politiche sanitarie, sociali, economiche e industriali, facendo tesoro delle lezioni apprese durante la pandemia per ridefinire concetti chiave come appropriatezza e umanizzazione delle cure.
Il messaggio finale del Rapporto è chiaro: «Senza una trasformazione profonda il SSN rischia di non essere più in grado di garantire equità, efficacia e sostenibilità del sistema».
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