Michele Grano, Psicologo e Vicepresidente del Centro Alfredo Rampi, commenta quanto accaduto nella città elvetica di Crans-Montana: «La capacità di affrontare un’emergenza e un pericolo dipende dalla sicurezza delle strutture, ma anche dalla preparazione delle persone»
La strage di giovanissimi di Crans-Montana ha lasciato sgomento il mondo. Riportiamo le considerazioni di Michele Grano, Psicologo e Vicepresidente del Centro Alfredo Rampi, sulla necessità di promuovere una cultura della sicurezza e della capacità di riconoscere il pericolo anche presso i più giovani.
«Il dolore per le vittime e i giovani feriti a Crans-Montana è profondo, lacerante. Le immagini di queste ore interrogano tutti noi: ogni vita spezzata o segnata per sempre è una sconfitta che tocca l’intera società.
Esprimiamo vicinanza alle famiglie e a tutte le persone coinvolte. Un ringraziamento sentito va ai soccorritori, molti dei quali arrivati dall’Italia, che stanno operando con professionalità e dedizione in un contesto estremamente complesso.
In momenti come questo, il silenzio – rispettoso, orante – è doveroso. Ma lo è anche una riflessione onesta, che non si fermi all’emozione del momento.
Da 45 anni il Centro Alfredo Rampi opera nel campo della prevenzione, della gestione delle emergenze e dell’educazione alla sicurezza. Sappiamo che la capacità di affrontare un’emergenza dipende dalla sicurezza delle strutture, ma anche dalla preparazione delle persone. La protezione è una responsabilità individuale e collettiva. È impossibile pretendere vigilanza costante in momenti di festa e spensieratezza, e nessuno può vivere in uno stato di allerta permanente. A maggior ragione ci auguriamo che siano riconosciute le mancanze e le responsabilità oggettive che hanno portato alla tragedia. Dunque, proprio qui emergono le domande cruciali che da 45 anni accompagnano il nostro impegno educativo e culturale: perché non si investe in prevenzione e sicurezza? Perché è così difficile trasmettere la capacità di riconoscere il pericolo? Quanto è basilare investire in percorsi di consapevolezza e preparazione all’emergenza?
Non parliamo di allarmismo, ma di educazione al rischio serena e partecipata: imparare a leggere i contesti, allenarsi ad agire efficacemente, sapere quando allontanarsi per proteggere sé stessi e gli altri. Contro fatalismo e rassegnazione, servono responsabilità e cura.
Viviamo in una società che tende a rimuovere il pericolo e la catastrofe, anche attraverso una mediazione continua degli schermi che rischia di attenuare l’istinto di protezione. Le indagini chiariranno le responsabilità e le violazioni, a tutti noi spetta un compito ulteriore: riconoscere una responsabilità educativa e culturale collettiva, che non possiamo evitare.
Il nostro impegno, nato da una tragedia, continua con la convinzione che il dolore, da solo, non basti: deve diventare memoria attiva, prevenzione e cambiamento.
In nome di questo impegno, il Centro Rampi proseguirà con ancora maggiore determinazione il proprio lavoro di formazione e sensibilizzazione. Lo dobbiamo ai ragazzi di oggi. E alla memoria di chi non c’è più».
Michele Grano – Psicologo e Vicepresidente Centro Alfredo Rampi
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