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Tumore al seno, solo il 40% delle pazienti si considera pienamente informato

Secondo un’indagine promossa da Europa Donna Italia, la metà delle donne con tumore al seno conosce nel dettaglio benefici ed effetti collaterali delle terapie. La famiglia rappresenta il principale sostegno emotivo, mentre empatia, ascolto e informazioni sugli aspetti della vita quotidiana risultano ancora insufficienti

In Italia, solo il 40% delle donne che convivono con un tumore al seno dichiara di sentirsi pienamente informato sulla propria malattia. Appena una paziente su due afferma inoltre di conoscere nel dettaglio i benefici delle terapie e i possibili effetti collaterali dei trattamenti. È quanto emerge da una survey condotta da Iqvia Italia su 168 pazienti con tumore al seno e promossa da Europa Donna Italia, organizzazione impegnata nella tutela dei diritti legati alla prevenzione e alla cura della patologia.

Empatia e ascolto al centro del percorso di cura

L’indagine evidenzia alcune criticità anche nel rapporto tra pazienti e oncologi. Il medico viene generalmente percepito come competente e disponibile, ma solo il 17% delle donne lo considera particolarmente empatico o capace di comunicare in modo chiaro. Il 20% lo descrive invece come sbrigativo. Nel complesso, il 60% delle pazienti si dichiara soddisfatto della comunicazione con il proprio medico nelle diverse fasi della malattia e dei trattamenti. Restano però lacune significative sul piano delle informazioni e del sostegno pratico, soprattutto rispetto agli aspetti della quotidianità che accompagnano la cura.

Dalla sessualità al benessere psicologico

Tra gli ambiti per i quali le pazienti avvertono maggiormente la necessità di ricevere indicazioni e supporto figurano la sessualità, l’alimentazione, il benessere psicologico e la gestione degli effetti collaterali nella vita di tutti i giorni. Il bisogno non riguarda quindi soltanto la conoscenza della malattia e delle opzioni terapeutiche, ma anche la possibilità di affrontare le conseguenze del percorso di cura nella dimensione personale, familiare e sociale.

La famiglia resta il principale sostegno

Di fronte alle difficoltà del percorso, il sostegno arriva soprattutto dalla rete familiare. Per 7 pazienti su 10, la famiglia e il partner rappresentano infatti i principali punti di riferimento e di supporto emotivo. Risultano invece ancora marginali, secondo quanto rilevato dalla survey, il ruolo dei medici di medicina generale e degli psico-oncologi. Un dato che evidenzia la necessità di rafforzare una presa in carico multidisciplinare capace di affiancare alle cure mediche anche le esigenze psicologiche e relazionali.

Le richieste delle pazienti

L’indagine, diretta da Isabella Cecchini, direttrice Primary Market Research e responsabile del Centro studi di Iqvia, mostra una generale fiducia delle donne nei confronti dei medici, ma mette in evidenza una sensazione di solitudine nei momenti più delicati del percorso. Una paziente su tre chiede maggiore empatia e l’utilizzo di un linguaggio più chiaro e accessibile. Il 24% ritiene necessario un maggiore supporto emotivo e psicologico, mentre il 21% vorrebbe ricevere più informazioni sulle diverse opzioni di cura. Il 16%, infine, indica come priorità la disponibilità di più tempo durante le visite e una comunicazione meno sbrigativa.

I risultati sottolineano quindi l’importanza di sviluppare interventi concreti per migliorare la comunicazione clinica e rendere il rapporto tra medico e paziente maggiormente rispondente ai bisogni delle donne.

La formazione dei giovani medici

Proprio con l’obiettivo di promuovere una maggiore attenzione alla relazione medico-paziente, Europa Donna Italia ha organizzato per il secondo anno consecutivo il corso di formazione universitario “Laudato Medico Young – Comunicare è curare”. L’iniziativa, rivolta ai medici under 40, ha coinvolto oltre 60 giovani oncologi, radioterapisti, radiologi e chirurghi senologi delle Breast Unit. Il corso si è svolto online il 26 settembre ed è stato dedicato in particolare alle competenze comunicative necessarie nel percorso di cura del tumore al seno.

Il ruolo della psico-oncologia

Il corso è stato realizzato con la collaborazione degli psico-oncologi del dipartimento di Oncologia ed Onco-ematologia dell’Università degli Studi di Milano, guidati da Gabriella Pravettoni, professoressa e direttrice della divisione di Psiconcologia dell’Istituto europeo di oncologia di Milano.

L’iniziativa è stata inoltre promossa dalle società scientifiche Aiom, Airo, Anisc e Sirm, a conferma dell’importanza attribuita alla comunicazione nell’ambito della formazione dei professionisti coinvolti nella diagnosi e nel trattamento del tumore al seno.

Comunicare come parte della cura

Secondo Paolo Guiddi, psico-oncologo dell’Ieo e del dipartimento di Oncologia ed Onco-ematologia dell’Università degli Studi di Milano e relatore del corso, comunicare con una donna che riceve una diagnosi di tumore al seno richiede la capacità di cogliere anche i bisogni che non vengono espressi direttamente. Paura, smarrimento, timore della recidiva e preoccupazioni legate alla vita quotidiana possono infatti rimanere sullo sfondo durante una visita. Per questo, il medico deve contribuire a creare uno spazio nel quale la paziente possa esprimere anche le proprie difficoltà, senza considerare irrilevanti le esigenze che non vengono formulate sotto forma di domande.

Lo sviluppo di competenze relazionali può favorire nel tempo un dialogo più efficace, basato sui valori e sulle priorità della paziente. Una comunicazione adeguata può così contribuire a una partecipazione più consapevole alle decisioni terapeutiche e accompagnare la donna nelle diverse fasi del percorso. I risultati della survey e il percorso formativo promosso da Europa Donna Italia convergono dunque su un punto centrale: la comunicazione non rappresenta un elemento accessorio rispetto alle cure, ma costituisce una componente integrante del percorso assistenziale.

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