Il virus Hpv è responsabile del cancro al collo dell’utero ma nonostante questo la vaccinazione resta ancora poco diffusa, con il picco minimo del 23% in Sicilia. A frenare i genitori i rischi di effetti avversi e la scarsa conoscenza sulla pericolosità del virus
Ogni anno in Italia migliaia di persone muoiono a causa di tumori legati all’infezione da Hpv, il Papilloma virus umano. Eppure, esiste uno strumento efficace per prevenirli: il vaccino contro l’Hpv. Secondo le stime, una copertura adeguata potrebbe evitare quasi tremila decessi l’anno, in particolare quelli causati dal cancro del collo dell’utero. Nonostante ciò, la vaccinazione resta ancora poco diffusa.
Poca consapevolezza della prevenzione sul virus Hpv
Uno dei principali ostacoli è la percezione che i genitori hanno del virus e del vaccino. In Italia, sette genitori su dieci ritengono che questa forma di prevenzione non sia realmente utile, mentre per otto su dieci l’infezione da Hpv non rappresenta una malattia grave. Questa sottovalutazione del rischio si riflette direttamente nei dati: solo circa la metà dei ragazzi e delle ragazze sotto i 12 anni, la fascia d’età per cui il vaccino è raccomandato, risulta effettivamente protetta.
I dati presentati all’Istituto Superiore di Sanità
Questi numeri sono stati illustrati durante il convegno “Promuovere la Salute, Educare alla Prevenzione: il Ruolo Condiviso contro l’Hpv”, tenutosi presso la sede dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). In apertura dell’evento, il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone, ha sottolineato come l’Italia sia ancora lontana dall’obiettivo fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità: vaccinare il 95% dei ragazzi e delle ragazze di 11-12 anni entro il 2030.
Disuguaglianze territoriali e ruolo degli adulti
Oltre alla bassa adesione complessiva, permangono forti differenze tra le regioni. Secondo Bellantone, diseguaglianze culturali e territoriali non dovrebbero mai limitare l’accesso a uno strumento di prevenzione così importante. Per questo è fondamentale il ruolo di pediatri, medici di famiglia, insegnanti, ginecologi e genitori, chiamati a promuovere la vaccinazione come un diritto e una responsabilità condivisa. Vaccinarsi significa proteggere sé stessi, ma anche contribuire a ridurre la circolazione del virus e tutelare l’intera comunità.
Paure, dubbi e ostacoli pratici
A fotografare l’atteggiamento dei genitori è stato il progetto europeo Perch, appena concluso, che ha visto l’Iss come capofila italiano. Dall’indagine emerge che, accanto alla scarsa fiducia nell’utilità del vaccino, il 40% dei genitori teme possibili effetti avversi. Inoltre, il 70% segnala difficoltà nel raggiungere i centri vaccinali e sei genitori su dieci non sanno che la vaccinazione contro l’Hpv è gratuita.
Coperture lontane dagli obiettivi
Le conseguenze di questi fattori sono evidenti nei dati del Ministero della Salute: nessuna regione italiana ha raggiunto la soglia del 95% di copertura. Si va da un massimo del 77% in Lombardia fino al 23% in Sicilia, a dimostrazione di un quadro ancora molto frammentato.
Informare meglio per cambiare le percezioni
Secondo Raffaella Bucciardini, responsabile scientifica del progetto Perch, la bassa diffusione della vaccinazione è legata soprattutto a una conoscenza incompleta della pericolosità del virus e del suo legame con tumori che causano migliaia di morti. A questo si sommano i timori sulla sicurezza del vaccino, mentre la fiducia nella sua efficacia risulta generalmente buona. La priorità, quindi, è migliorare l’informazione, rendendola chiara e basata su evidenze scientifiche.
La scuola come luogo di prevenzione
Un esempio concreto di come sia possibile aumentare le coperture arriva dalla Puglia, dove una sperimentazione condotta dalla Asl di Taranto ha portato la vaccinazione direttamente nelle scuole. In 29 istituti coinvolti, la copertura del ciclo completo negli 11-12enni è cresciuta in modo significativo: tra le ragazze dal 57% al 73% e tra i ragazzi dal 45% al 67,4%. Un risultato che dimostra come avvicinare la vaccinazione ai luoghi di vita quotidiana possa fare la differenza.
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