Secondo la Sibioc l’applicazione di logiche puramente commerciali a un settore ad altissima valenza clinica rischia di compromettere la qualità e l’appropriatezza delle diagnosi. La Regione guidata da Francesco Rocca aveva ipotizzato l’adozione di modelli di General Contractor e Global Service
La Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica (Sibioc) dice no al progetto della Regione Lazio che ipotizza l’esternalizzazione delle attività di medicina di laboratorio attraverso modelli di General Contractor e Global Service.
«È un rischio concreto per la qualità dei dati scientifici e per l’intero sistema sanitario», avverte il presidente nazionale Marcello Ciaccio. «I nostri esami guidano prevenzione, diagnosi e terapia: servono competenze, standard, formazione continua, accreditamento e governance interna».
«No a logiche puramente commerciali nei laboratori analisi»
Secondo la Sibioc, invece, l’applicazione di logiche puramente commerciali a un settore ad altissima valenza clinica rischia di compromettere la qualità e l’appropriatezza delle diagnosi. L’intero processo diagnostico necessita di rigore scientifico, controllo e responsabilità diretta da parte di professionisti formati.
«Il rimborso a referto, anziché per singolo analita, mina il valore clinico delle indagini, privilegiando la quantità a scapito dell’appropriatezza – prosegue Ciaccio -. Questo approccio burocratico mette in crisi la sostenibilità del sistema e apre a distorsioni nel servizio».
«Un pericoloso precedente»
La proposta del Lazio, secondo Sibioc, rappresenta un pericoloso precedente che potrebbe essere replicato in altre Regioni, trasformando un settore essenziale in un servizio meramente contabile, privo di responsabilità clinica diretta. La società scientifica ribadisce quindi il suo no deciso: «La medicina di laboratorio non può essere trattata come un pacchetto da esternalizzare. È una colonna portante della sanità pubblica. Vogliamo difendere la qualità della diagnostica come garanzia per i cittadini».
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