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Allerta a Messina per il “batterio mangiacarne”: il caldo favorisce il Vibrio vulnificus

Il Vibrio vulnificus torna sotto osservazione nello Stretto di Messina, dove la sua presenza era già stata accertata oltre vent’anni fa. Le temperature record dei mari aumentano l’attenzione delle autorità sanitarie, mentre negli Stati Uniti crescono casi e vittime

Il Vibrio vulnificus, conosciuto come “batterio mangiacarne”, è nuovamente sotto osservazione a Messina. Uno studio condotto 21 anni fa dall’Università di Messina aveva già rilevato la presenza del batterio nel plancton e nelle acque dello Stretto, tra Sicilia e Calabria. L’allerta è tornata d’attualità in un’estate caratterizzata da temperature particolarmente elevate, che possono creare condizioni favorevoli alla proliferazione dei batteri del genere Vibrio nelle acque costiere.

I dati dagli Stati Uniti

A richiamare l’attenzione sul rischio è stata anche la situazione registrata negli Stati Uniti. In Florida, secondo i dati del Dipartimento della Salute aggiornati al 6 agosto, nel 2026 sono stati registrati 14 casi di infezione e due decessi. Nel 2025 i casi erano stati 33, con cinque vittime, mentre nel 2024 si erano contati 82 contagi e 19 morti. Il fenomeno interessa anche la Louisiana, dove sono stati segnalati ulteriori decessi legati all’infezione.

Perché viene chiamato “batterio mangiacarne”

Il Vibrio vulnificus vive soprattutto nelle acque costiere calde e salmastre e può penetrare nell’organismo attraverso tagli, abrasioni o altre ferite, anche durante la balneazione. Un’altra possibile via di contagio è il consumo di molluschi e frutti di mare crudi o poco cotti. Come ha spiegato l’infettivologo Matteo Bassetti, pur trattandosi di infezioni rare, possono avere conseguenze molto gravi. Il batterio può provocare una fascite necrotizzante, un’infezione che distrugge rapidamente pelle e tessuti circostanti e può diffondersi nel sangue.

L’allerta dell’Ecdc

L’attenzione è alta anche in Europa. A luglio il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) aveva segnalato un rapido aumento del rischio di infezioni da Vibrio dopo l’ondata di calore che aveva interessato l’Europa centrale. Secondo l’agenzia europea, l’aumento delle temperature estive può rendere le acque costiere più favorevoli alla proliferazione dei vibrioni. Le infezioni restano relativamente rare, ma possono verificarsi attraverso ferite esposte all’acqua oppure dopo il consumo di molluschi crudi o poco cotti.

Per monitorare il rischio, l’Ecdc ha aggiornato il Vibrio Viewer, uno strumento che analizza le condizioni ambientali favorevoli alla presenza dei batteri e fornisce previsioni fino a cinque giorni. Nell’ultimo rapporto, relativo al periodo 1-7 agosto, l’Italia non figurava tra i Paesi segnalati per elevata idoneità ambientale alla proliferazione dei Vibrio.

Sintomi e prevenzione

I sintomi variano a seconda della modalità di esposizione. Il consumo di molluschi contaminati può provocare diarrea, dolori addominali, nausea, vomito, febbre e brividi. Il contatto con acque contaminate può invece causare infezioni delle ferite, caratterizzate da arrossamento, gonfiore e dolore, oltre a possibili infezioni dell’orecchio. Per ridurre i rischi, gli esperti raccomandano di cuocere accuratamente i frutti di mare ed evitare la balneazione in acque costiere o salmastre in presenza di ferite aperte, tagli, abrasioni o piercing recenti. In alternativa, le ferite devono essere adeguatamente protette con medicazioni impermeabili. In caso di contatto con acqua di mare, la zona interessata va pulita e disinfettata con cura. La comparsa di segni di infezione richiede una valutazione medica, mentre le persone con patologie preesistenti dovrebbero adottare precauzioni aggiuntive ed evitare le esposizioni considerate più rischiose.

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