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“Ansia”, “Stress”, “depressione”: la salute mentale spopola sui social tra rischi e opportunità

L’ansia è il termine più ricorrente nei contenuti dedicati alla salute mentale su Facebook e Instagram: oltre 37 mila citazioni, quasi quattro volte più dello stress e tredici volte più della depressione. L’indagine dell’Osservatorio di Pavia evidenzia la crescente centralità di creator e professionisti

Nei primi sei mesi del 2026 sono stati pubblicati sui social oltre 138 mila post pertinenti alla salute mentale. È quanto emerge dall’Indagine esplorativa Media, linguaggio e salute mentale: come viene raccontato il disagio psichico, realizzata dall’Osservatorio di Pavia in collaborazione con l’Associazione Civita per il Festival della Salute mentale RO.MENS, promosso dal Dipartimento di Salute Mentale della Asl Roma 2 insieme all’Assessorato alle Politiche sociali e della Salute di Roma Capitale, con il patrocinio della Rai. Dopo la verifica e la pulizia dei contenuti estranei e la rimozione delle ripetizioni, sono stati analizzati 103.397 testi unici: 74.472 provenienti da Facebook e 28.925 da Instagram. La parola più ricorrente è risultata essere “ansia”, citata 37.012 volte, seguita a distanza da “stress” e “depressione”. Il termine viene utilizzato soprattutto in relazione alla gestione del disagio, tra suggerimenti per la regolazione fisiologica e testimonianze personali.

Creator e professionisti conquistano spazio

Il numero di post dedicati alla salute mentale è rimasto relativamente stabile durante il periodo analizzato, oscillando tra 21 mila e 26 mila contenuti al mese. A ottenere maggiore visibilità sono soprattutto le voci capaci di tradurre argomenti complessi in un linguaggio semplice, immediato e facilmente condivisibile. In questo scenario, psicologi, influencer e content creator hanno assunto un ruolo sempre più rilevante, arrivando in alcuni casi a raggiungere milioni di utenti. I contenuti dedicati ad ansia, ADHD, neurodivergenza e disturbi alimentari possono infatti ottenere una diffusione molto ampia, occupando parte dello spazio tradizionalmente riservato all’informazione. Secondo l’Osservatorio di Pavia, questa tendenza evidenzia una forte domanda di contenuti accessibili e vicini alle esperienze quotidiane, ma pone anche il problema della qualità e dell’autorevolezza delle informazioni diffuse online.

Il rischio della disinformazione

Accanto ai contributi realizzati da professionisti qualificati, l’indagine segnala la presenza di diagnosi a distanza, semplificazioni e pratiche prive di solide basi scientifiche, spesso presentate attraverso un linguaggio rassicurante. La comunicazione efficace dei creator può quindi convivere con contenuti non verificati, rendendo più difficile per gli utenti distinguere tra divulgazione affidabile e informazioni prive di fondamento.

Tra gli aspetti evidenziati dagli studiosi rientra anche l’utilizzo improprio del termine “folle” per interpretare comportamenti violenti senza riferimenti clinici o peritali, con il rischio di rafforzare stereotipi e offrire spiegazioni semplicistiche. L’aumento dei contenuti sull’ansia viene inoltre collegato alla crescente pressione sociale verso prestazioni sempre maggiori nella vita familiare, scolastica, lavorativa e nell’ambiente digitale. I risultati completi della ricerca saranno presentati il 1° ottobre all’Istituto Superiore di Sanità, durante il convegno internazionale Comunicazione e salute mentale: la forza delle parole, che inaugurerà la quinta edizione di RO.MENS, in programma a Roma dall’1 al 10 ottobre 2026 in occasione della Giornata mondiale della salute mentale.

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