Rispetto all’ultima indagine Altroconsumo del 2018, la percentuale di intervistati insoddisfatti dei tempi di attesa è passata dal 50% al 64%. Sempre più italiani si rivolgono al privato spendendo in media 138 euro
Le liste d’attesa, nonostante l’impegno del Governo e delle Regioni, continuano ad essere un grosso ostacolo che limita l’accesso alle cure dei cittadini. Questo emerge anche dall’ultima indagine di Altroconsumo che rilevato come più della metà delle visite (52%) e più di un terzo degli esami (36%) in sanità vanno oltre i tempi massimi, con attese medie di circa 105 giorni e punte per esami particolarmente delicati come la mammografia o la colonscopia, per cui c’è un’attesa media di ben 5 mesi.
Altroconsumo, chiedendo ai consumatori quale classe di priorità era indicata sulle ricette delle prestazioni che hanno cercato di prenotare contattando il Cup, ha evidenziato che sono proprio le visite e gli esami più urgenti ad andare più spesso fuori tempo massimo. Il 76% delle visite con priorità “U – urgente”, cioè da fare entro 72 ore dalla prescrizione per la gravità del problema di cui sospetta il medico di base e il 76% delle visite e degli esami con priorità “B – breve”, da fare entro 10 giorni per evitare che il problema si aggravi. In sostanza, in 3 casi su 4, chi aveva bisogno di una visita o un esame in tempi brevi per un problema serio, non si è visto garantire questo diritto. Dall’indagine Altroconsumo emerge che troppo spesso per esami e visite bisogna aspettare anche più di un anno. Ad andare oltre i 12 mesi di attesa sono il 18% delle mammografie, a seguire visite dermatologiche, gastroenterologiche e oftalmologiche (12%).
Inoltre, il 40% degli intervistati ha dichiarato che il proprio problema è peggiorato mentre era in attesa della visita di cui aveva bisogno. Rispetto all’indagine precedente svolta da Altroconsumo nel 2018, la percentuale di intervistati insoddisfatti dei tempi di attesa è passata dal 50% al 64%.
Problemi nella prenotazione delle visite per il 73% degli italiani
Il 73% degli italiani che hanno provato a prenotare una vista o un esame con il Servizio sanitario nazionale ha riscontrato problemi. Il principale è stato quello della lunga attesa in qualsiasi struttura del proprio territorio (30%), ma non è stato l’unico. Anche le agende chiuse rappresentano un problema, infatti, nel 26% dei casi, non è stato possibile prenotare alcun appuntamento a causa dell’indisponibilità dell’agenda e della mancanza di date disponibili, nonostante la legge lo vieti. Un altro disagio riguarda la lontananza delle strutture (13%), dal momento che gli “ambiti territoriali di garanzia”, possono essere vasti. Può essere difficile anche contattare il Cup o la struttura (11%), con attese lunghe, numeri sempre occupati o linee che si interrompono dopo inutili attese.
Un altro aspetto che l’indagine Altroconsumo ha esplorato è il comportamento delle persone di fronte al primo appuntamento che gli è stato proposto. Infatti, a causa dei lunghi tempi di attesa, nel 30% dei casi le persone sono ricorse ai privati, spendendo in media 138 euro. Questa cifra rappresenta solo una media, poiché sono state registrate spese massime che arrivano fino a 725 euro. Per far fronte a queste spese un aiuto proviene dalle assicurazioni sanitarie: il 25% degli intervistati ne possiede una, nella maggior parte dei casi è legata al proprio lavoro.
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