In un’intervista a Voce della Sanità, il presidente della Commissione d’Albo (CdA) dei Dietisti dell’Ordine TSRM e PSTRP di Roma e Provincia, commenta i risultati di un recente studio pubblicato su Nature Medicine che dimostra come la dieta per invecchiare bene sia diversa da persona a persona. Dallo studio emerge che gli individui più sani avevano anche una dieta molto povera di zuccheri, alimenti processati e carni trasformate, alimenti chiave per la longevità
di Elisabetta Turra
«Dai Biohacker che promuovono strategie a volte semplici, altre volte ben più sofisticate e dispendiose, a rispettabilissimi e illustri ricercatori che si interrogano su quali possano essere le strategie per vivere meglio e più a lungo, la corsa alla longevity sta diventando un campo d’interesse prioritario. Quello dell’‘Healthy Aging’ è, dunque, uno degli argomenti oggi più di dibattuti in campo scientifico e non solo». A dirlo è Giuliano Gillanti, presidente della Commissione d’Albo (CdA) dei Dietisti dell’Ordine TSRM e PSTRP di Roma e Provincia, commentando uno dei più recenti studi scientifici in materia.
I ricercatori dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health, dell’University of Copenhagen e dell’University of Montreal, in un articolo pubblicato su Nature Medicine, hanno dimostrato che la dieta per invecchiare bene esiste. Ma attenzione: non è uguale per tutti. In altre parole, gli scienziati hanno dimostrato che non tutti i cibi, seppure generalmente ritenuti salutari, ‘fanno bene’ allo stesso modo a chiunque. In particolare, questo lavoro offre un focus sui regimi alimentari che possono assicurare di raggiungere i 70 anni con una buona salute cognitiva, mentale e fisica, e senza gravi malattie croniche.
Lo studio: incrociati i dati di oltre 10mila persone
«Analizzando gli abitanti delle cosiddette blue zone, ovvero quelle aree geografiche che si contraddistinguono per una maggiore presenza di centenari, tra i ‘pilastri’ dell’invecchiamento sano troviamo: relazioni sociali appaganti, attività fisica, gestione dello stress e, ovviamente, un’alimentazione adeguata – aggiunge il dietista -. Pur essendo moltissimi gli studi che cercano di identificare quale sia la giusta ‘ricetta’ per un’alimentazione che permetta di vivere più a lungo, dal controverso digiuno intermittente a diverse tipologie di diete ‘antiinfiammatorie’ – continua Gillanti -, la maggior parte di queste teorie risultano inizialmente eccezionali ma vengono smentite, nel tempo, dalle ricerche successive, lasciando diversi interrogativi e necessità di ulteriori approfondimenti e studi. Il recente studio pubblicato su Nature Medicine, analizzando i dati di un campione molto cospicuo di popolazione – più di 100mila persone – con un follow-up di 30 anni, conferma quali sono i pattern alimentari che consentono di vivere bene a lungo».
Gli otto schemi alimentari sani per la longevità
Per condurre la loro analisi i ricercatori si sono posti una domanda ben precisa: “In che modo la dieta influisce sulla capacità delle persone di vivere in modo indipendente e godere di una buona qualità di vita invecchiando?”, chiede l’autore corrispondente Frank Hu, responsabile del Dipartimento di nutrizione alla Harvard Chan School. Gli studiosi si sono serviti dei dati del Nurses’ Health Study e dell’Health Professionals Follow-Up Study, età dei partecipanti tra 39 e 69 anni nel corso di 30 anni. Dai questionari da loro compilati i ricercatori hanno valutato quanto aderissero a otto schemi alimentari sani:
- Ahei (Alternative Healthy Eating Index);
- aMed (Alternative Mediterranean Index);
- Dash (Dietary Approaches to Stop Hypertension);
- Mind (Mediterranean-Dash Intervention for Neurodegenerative Delay);
- hPdi (la dieta sana a base vegetale);
- Phdi (Planetary Health Diet Index);
- Edip (empirically inflammatory dietary pattern);
- Edih (empirical dietary index for hyperinsulinemia).
Le conclusioni della ricerca
«La ricercatrice dello studio, Anne-Julie Tessier, una dietista, ha dimostrato come una dieta ricca di frutta, verdure e un consumo moderato di cereali integrali, legumi e grassi sani sia associata ad un rischio significativamente ridotto di patologie croniche e demenza. Al contempo, gli individui più sani avevano anche una dieta molto povera di zuccheri, alimenti processati e carni trasformate, preferendo quantitativi moderati di carne fresca e un suo consumo frugale».
Dallo studio è emerso che il 9,3% dei partecipanti è invecchiato in modo sano. Tra tutti gli schemi alimentari quelli considerato ‘sano per eccellenza’ è l’Ahei, sviluppato per prevenire le malattie croniche. È una dieta che prevede un cospicuo consumo di frutta, verdura, cereali integrali, frutta secca, legumi e grassi sani ed è povera di carni rosse e lavorate, bevande zuccherate, sodio e cereali raffinati. Benefici simili si ottengono con la Phdi, che prevede una riduzione ai minimi termini degli alimenti di origine animale. «I nostri risultati mostrano anche che non esiste una dieta adatta a tutti. Le diete sane possono essere adattate per soddisfare esigenze e preferenze individuali», spiega Anne-Julie Tessier dell’Università di Montreal, visiting scientist alla Harvard Chan School.
«In questo studio importante e significativo, sia per l’entità del campione osservato, sia per il lungo tempo in cui è stato condotto, vengono, pertanto, confermate le ‘raccomandazioni’ che ben conosciamo e che – conclude Gillanti – ripetiamo da sempre».
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