La neoeletta presidente della Società italiana per la direzione e il management delle professioni infermieristiche (SIDMI) indica le priorità del mandato 2026-2030: contrastare la carenza di personale, riconoscere le competenze specialistiche, rafforzare la leadership infermieristica e governare l’innovazione tecnologica senza perdere la centralità della relazione di cura
Rendere la professione infermieristica più attrattiva, valorizzare le competenze specialistiche e rafforzare il contributo degli infermieri alle decisioni organizzative del Servizio sanitario nazionale. Sono queste alcune delle sfide che attendono Daniela Tartaglini, eletta presidente della Società italiana per la direzione e il management delle professioni infermieristiche (SIDMI) per il quadriennio 2026-2030. Già vicepresidente della società scientifica, riconosciuta dal Ministero della Salute, Tartaglini succede a Bruno Cavaliere alla guida di un’organizzazione chiamata a contribuire all’evoluzione dei modelli assistenziali e alla valorizzazione della professione infermieristica. Professoressa associata di Scienze infermieristiche presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma e direttore assistenziale delle Professioni sanitarie della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, la nuova presidente porta con sé oltre trent’anni di esperienza in ambito clinico, accademico e organizzativo. Alla docenza nei corsi di laurea in Infermieristica e di laurea magistrale in Scienze infermieristiche affianca la direzione di master dedicati al management delle professioni sanitarie e alla strumentazione chirurgica. Il suo mandato si apre in una fase particolarmente delicata per il Servizio sanitario nazionale, alle prese con la carenza di personale, l’aumento della complessità dei bisogni assistenziali e la necessità di ripensare l’organizzazione dei servizi, sia ospedalieri sia territoriali. In questo scenario, la valorizzazione degli infermieri non può limitarsi al reclutamento di nuove risorse, ma deve comprendere le condizioni di lavoro, le opportunità di crescita professionale e la possibilità di incidere concretamente sulla qualità dell’assistenza. «Assumo questo incarico con l’impegno di valorizzare le competenze infermieristiche e il loro contributo alle scelte organizzative del sistema sanitario», ha dichiarato Tartaglini dopo l’elezione, in un’intervista a Voce della Sanità, indicando nella formazione, nella leadership e nella ricerca gli strumenti per sviluppare nuovi modelli di gestione e organizzazione dei servizi. Un percorso che, nelle intenzioni della presidente, deve consentire ai professionisti di rispondere meglio ai bisogni delle persone e, contemporaneamente, migliorare la qualità del lavoro e dell’assistenza. Un obiettivo condiviso anche dalla presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), Barbara Mangiacavalli, che ha rivolto le proprie congratulazioni alla nuova presidente e al Consiglio direttivo della SIDMI. Mangiacavalli ha sottolineato in particolare l’importanza di collegare l’evoluzione della formazione universitaria, con i nuovi percorsi magistrali a indirizzo clinico, alla concreta valorizzazione delle competenze specialistiche nei contesti assistenziali.
Carenza di personale, benessere lavorativo e nuove strategie organizzative
Per Tartaglini, la risposta alla carenza infermieristica deve partire da una visione più ampia delle politiche del personale. Il reclutamento resta fondamentale, ma non è sufficiente se non viene accompagnato da interventi capaci di rendere la professione più attrattiva e di favorire la permanenza dei professionisti nelle aziende sanitarie. «La priorità è rafforzare il contributo che la professione infermieristica può dare al Servizio sanitario nazionale nella risposta ai bisogni di salute delle persone», spiega la presidente. «La crescente complessità assistenziale richiede di affiancare alle politiche di reclutamento interventi che rendano la professione più attrattiva e favoriscano la permanenza nelle aziende sanitarie. Benessere lavorativo, opportunità di crescita e valorizzazione delle competenze sono ambiti sui quali istituzioni, organizzazioni e professionisti possono lavorare insieme». La questione, dunque, non riguarda soltanto il numero degli infermieri disponibili, ma anche la capacità del sistema di organizzare il lavoro in funzione delle necessità assistenziali e di creare condizioni che permettano ai professionisti di esprimere pienamente le proprie competenze. Secondo Tartaglini, la programmazione deve tenere conto delle caratteristiche dei diversi contesti di cura e delle esigenze delle persone, con l’obiettivo di garantire qualità e sicurezza. In questo processo, le direzioni infermieristiche possono contribuire sia alla pianificazione della forza lavoro nel lungo periodo sia alle decisioni organizzative quotidiane, negli ospedali e sul territorio. «Gli infermieri sono accanto ai pazienti nell’arco delle ventiquattro ore: seguono l’evoluzione delle condizioni cliniche e riconoscono le esigenze individuali, comprese le diverse modalità di vivere il dolore e affrontare la malattia», osserva. «Questa conoscenza deve concorrere alla definizione dei percorsi assistenziali e alla pianificazione delle risorse necessarie». È proprio la presenza continuativa accanto alle persone assistite a rappresentare, nella visione della presidente, un patrimonio di conoscenze che deve trovare maggiore spazio nelle decisioni organizzative. L’esperienza maturata sul campo può infatti contribuire a individuare i bisogni, orientare l’impiego delle risorse e costruire percorsi di cura più coerenti con le condizioni cliniche e le necessità individuali. Il principio che guiderà il mandato è racchiuso in un’espressione scelta dalla stessa Tartaglini: «Il concetto guida del mandato è la responsabilità di decidere». Una responsabilità che, precisa, non può essere esercitata senza confronto e partecipazione. «Come SIDMI vogliamo promuovere lo scambio tra le diverse realtà sanitarie e tradurlo in proposte utili alle istituzioni e alle aziende», afferma. Tra gli obiettivi figurano il consolidamento dei coordinamenti regionali, lo sviluppo di reti di ricerca e osservatori e l’elaborazione di documenti di indirizzo sui nuovi modelli territoriali. Centrale sarà anche il rafforzamento della collaborazione con la FNOPI e con le altre società scientifiche, per sostenere scelte organizzative capaci di coniugare la qualità dell’assistenza con il benessere dei professionisti.
Lauree magistrali a indirizzo clinico: dalle competenze al riconoscimento professionale
Un altro passaggio decisivo per il futuro dell’infermieristica riguarda l’evoluzione della formazione universitaria e l’introduzione dei nuovi percorsi magistrali a indirizzo clinico. L’ampliamento delle competenze rappresenta un’opportunità per la professione, ma pone anche la necessità di definire in che modo la preparazione specialistica possa tradursi in funzioni riconosciute, maggiori responsabilità e nuove prospettive di carriera. Per la presidente della SIDMI, il valore di questi percorsi si misurerà soprattutto nella loro capacità di incidere sull’attività quotidiana. «Il valore dei nuovi percorsi magistrali a indirizzo clinico si misurerà anche nella possibilità, per gli infermieri, di mettere in pratica le competenze acquisite nel lavoro quotidiano», sottolinea. «Serve un impegno condiviso tra università, istituzioni e aziende sanitarie per collegare la preparazione specialistica ai bisogni assistenziali e all’organizzazione dei servizi». La formazione, quindi, deve essere accompagnata da un’evoluzione dei modelli organizzativi. Occorre individuare gli ambiti nei quali le competenze avanzate possono esprimersi, definire le responsabilità e chiarire le modalità di collaborazione con gli altri professionisti sanitari. Un esempio significativo è rappresentato dall’assistenza alle persone con patologie croniche, per le quali la valutazione infermieristica e la continuità della presa in carico assumono un’importanza particolare. In questi contesti, la preparazione specialistica può contribuire a migliorare il monitoraggio, l’organizzazione dei percorsi e la capacità di rispondere ai bisogni che si modificano nel tempo. «Si rafforza così anche la leadership degli infermieri, attraverso la capacità di orientare le pratiche assistenziali e migliorarle sulla base delle evidenze scientifiche», spiega Tartaglini.mLa valorizzazione delle competenze deve riguardare anche le prospettive professionali. Per la presidente, alla crescita nelle funzioni gestionali devono affiancarsi opportunità di sviluppo in ambito clinico, formativo e di ricerca, con un riconoscimento anche sul piano economico. «A queste funzioni devono corrispondere prospettive di crescita in ambito clinico, accanto a quelle gestionali, formative e di ricerca, con un riconoscimento nei percorsi di carriera anche sul piano economico», afferma. «L’investimento nella formazione può in questo modo tradursi in opportunità professionali e benefici concreti per le persone assistite». Il passaggio dalla preparazione teorica all’effettiva valorizzazione professionale richiede, quindi, una collaborazione strutturata tra università, istituzioni e aziende sanitarie. Senza funzioni definite, responsabilità riconosciute e percorsi di carriera coerenti, il rischio è che le nuove competenze non riescano a esprimere tutto il loro potenziale. In questo ambito, la SIDMI intende contribuire attraverso lo studio dei modelli organizzativi e la valutazione delle esperienze già realizzate, individuando soluzioni capaci di valorizzare la professione infermieristica. Accanto alla dimensione clinica, un ruolo importante sarà riservato alla preparazione di chi assume incarichi di coordinamento e direzione. «Vogliamo sviluppare percorsi manageriali a livello nazionale, anche attraverso il progetto di una SIDMI Academy, e definire standard di competenza condivisi per accompagnare questi cambiamenti», anticipa Tartaglini. L’iniziativa punta a rafforzare le capacità manageriali necessarie per governare organizzazioni sanitarie sempre più complesse e accompagnare l’evoluzione delle professioni.
Intelligenza artificiale e nuove tecnologie: il tempo risparmiato deve tornare alla cura
La trasformazione dei servizi sanitari passa anche attraverso l’introduzione di strumenti digitali e applicazioni di intelligenza artificiale. Tecnologie che possono supportare l’analisi delle informazioni, la pianificazione delle attività e i processi decisionali, ma che richiedono competenze adeguate, dati affidabili e una chiara definizione delle responsabilità. Per Tartaglini, il management infermieristico deve contribuire a orientare l’innovazione verso i bisogni concreti delle persone, evitando che l’adozione delle nuove tecnologie diventi un obiettivo fine a sé stesso. «L’intelligenza artificiale è in grado di supportare l’analisi delle informazioni, la pianificazione delle attività e i processi decisionali», spiega. «Il suo impiego però richiede formazione, dati affidabili e ruoli definiti: chi utilizza questi strumenti deve conoscerne possibilità e limiti, nella consapevolezza della centralità del giudizio umano e della responsabilità professionale». Il criterio per valutare l’efficacia dell’innovazione, secondo la presidente, deve essere anche la sua capacità di migliorare concretamente il lavoro degli infermieri e la relazione con le persone assistite. Ridurre gli adempimenti ripetitivi e semplificare la documentazione può infatti liberare tempo da dedicare all’osservazione, all’ascolto e al dialogo con la persona e la sua famiglia. «Un criterio concreto per valutare l’utilità dell’innovazione nelle strutture sanitarie può essere il tempo che la tecnologia è in grado di restituire alla cura», osserva Tartaglini. «Semplificare la documentazione e ridurre le attività ripetitive può lasciare più spazio all’osservazione, all’ascolto e al dialogo con il paziente e la sua famiglia». In questa prospettiva si inserisce il riferimento al PAI, Professional Assessment Instrument, il sistema informativo messo a disposizione dall’Ordine delle professioni infermieristiche di Roma per documentare e pianificare l’assistenza attraverso modalità standardizzate e personalizzate. Un esempio di come gli strumenti digitali possano sostenere l’attività professionale, facilitando la gestione delle informazioni e contribuendo a rendere più strutturati i processi assistenziali. La tecnologia, tuttavia, non può essere considerata una soluzione automatica ai problemi organizzativi. La sua introduzione deve essere accompagnata da una valutazione degli effetti sulla sicurezza, sulla qualità delle cure e sulle condizioni di lavoro, per verificare che i benefici attesi trovino conferma nella pratica quotidiana. «L’introduzione degli strumenti va quindi accompagnata dalla ricerca e da una valutazione che ne misuri gli effetti sulla sicurezza e sulla qualità delle cure, oltre che sul benessere dei professionisti», afferma la presidente. «Alle direzioni infermieristiche spetta il compito di sostenere questo percorso, verificare le ricadute nell’attività quotidiana e proporre gli eventuali correttivi». Il punto di equilibrio è mantenere la relazione di cura al centro dell’innovazione. L’intelligenza artificiale può supportare il lavoro, ma il giudizio professionale, la capacità di comprendere i bisogni individuali e la responsabilità dell’assistenza restano elementi essenziali. L’obiettivo, ribadisce Tartaglini, è «promuovere un’innovazione che aiuti a lavorare meglio e renda l’assistenza più attenta ai bisogni di ciascuno».
La SIDMI tra ricerca, formazione e governo del cambiamento
Il programma della nuova presidente si sviluppa, dunque, lungo direttrici strettamente connesse: rafforzare la capacità organizzativa delle direzioni infermieristiche, sostenere l’evoluzione delle competenze cliniche e manageriali e accompagnare l’introduzione delle tecnologie attraverso strumenti di valutazione e formazione. L’elezione di Tartaglini è stata accolta con favore anche da Paolo Sormani, amministratore delegato e direttore generale della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, che ha sottolineato la capacità della presidente di coniugare esperienza sul campo, visione organizzativa e attenzione alla persona, riconoscendone l’impegno nella crescita professionale degli infermieri e nello sviluppo dei modelli assistenziali.
A comporre il nuovo Consiglio direttivo nazionale della SIDMI, insieme alla presidente, sono il vicepresidente Dario Laquintana, direttore sociosanitario dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano; la segretaria Graziella Costamagna, direttrice della Direzione professioni sanitarie dell’Azienda ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino; e il tesoriere Fabrizio Polverini, direttore della Struttura complessa Numero unico di emergenza 112 della Regione Liguria. Completano il Consiglio Marika Colombi, dirigente project manager per lo sviluppo delle Direzioni assistenziali e delle Professioni sanitarie della Regione Emilia-Romagna; Giorgio Magon, direttore aziendale delle Professioni sanitarie dell’IRCCS Istituto Europeo di Oncologia; Serenella Mennilli, responsabile di funzione organizzativa dell’Area infermieristica ospedaliera Chieti-Ortona dell’ASL 2 Abruzzo; Rosaria Parmigiano, dirigente delle professioni infermieristiche e della professione di ostetrica dell’ASL Napoli 1 Centro; Angelo Pirreco, infermiere dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico G. Rodolico-San Marco di Catania; Cinzia Sandroni, direttrice dell’Unità operativa complessa di Assistenza infermieristica dell’ASL Roma 6; e Sipontina Zerulo, dirigente delle Professioni sanitarie infermieristiche dell’ASL Foggia. La composizione del nuovo direttivo riflette la pluralità dei contesti nei quali si sviluppa il management infermieristico, tra direzioni aziendali, servizi territoriali, assistenza ospedaliera, emergenza-urgenza e sviluppo delle professioni sanitarie. Per la SIDMI, il quadriennio appena iniziato rappresenta l’occasione per consolidare il confronto tra queste esperienze e trasformarlo in proposte concrete per le istituzioni e le aziende sanitarie. La sfida sarà accompagnare le trasformazioni del Servizio sanitario nazionale valorizzando le competenze disponibili, costruendo percorsi professionali riconoscibili e promuovendo modelli organizzativi capaci di rispondere ai bisogni assistenziali in evoluzione.
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