«Chi ha diritto a essere curato? E, soprattutto, fino a che punto?»: due storie diverse, una in Sardegna, l’altra in Veneto, ci pongono di fronte agli stessi interrogativi
di Elisabetta Turra
Due storie, apparentemente distanti, hanno attraversato l’Italia negli ultimi giorni: una in Sardegna, l’altra in Veneto. Entrambe sollevano la stessa domanda: “Chi ha diritto a essere curato? E, soprattutto, fino a che punto?”.
Bufera sulle parole dell’Assessore Bartolazzi
In Sardegna, Armando Bartolazzi, un oncologo romano e assessore alla Sanità della giunta Todde è finito al centro della bufera mediatica. Secondo quanto riportato da L’Unione Sarda, l’assessore avrebbe ventilato la possibilità di un accesso selettivo alle terapie oncologiche per motivi di sostenibilità. “Mai negato cure agli over 80”, si è affrettato a chiarire. “Diffamazioni”, ha aggiunto, minacciando azioni legali. Ma, nonostante la sua pronta difesa, la polemica politica si era già infiammata: dalla destra, l’assessore è stato dipinto come “l’accabadora della sanità”, rievocando la figura ancestrale che nella cultura sarda poneva fine alle sofferenze dei morenti. Secondo l’assessore, l’intento era sottolineare quanto sia importante puntare su prevenzione e diagnosi precoce, perché i nuovi farmaci oncologici – efficaci ma costosi – rischiano di mettere in crisi i conti del sistema sanitario se usati senza una strategia complessiva. Il punto sollevato da Bartolazzi, pur nel clamore, tocca una verità scomoda: i nuovi farmaci oncologici costano. E senza un investimento strutturale in prevenzione e diagnostica precoce, l’intero sistema rischia di collassare. Ma si può davvero parlare di sostenibilità quando si tratta di vite umane?
In Veneto il caso di un adolescente morto di tumore senza aver ricevuto le cure necessarie
Mentre in Sardegna si discute di accesso alle cure da parte degli anziani, in Veneto si indaga su un presunto caso opposto: un adolescente malato di cancro sarebbe morto senza aver ricevuto le terapie necessarie. I genitori – una coppia della provincia di Vicenza – sono ora indagati per omicidio volontario. Secondo la Procura, avrebbero ostacolato o rifiutato le cure consigliate per il figlio. Le indagini erano partite già quando il ragazzo era ancora in vita, a seguito di una segnalazione dei servizi sociali. Ora, gli inquirenti stanno cercando di ricostruire ogni passaggio, comprese le scelte di cura (o non cura) fatte dalla famiglia. Gli avvocati dei genitori parlano di “accuse pesantissime” e ricordano che la coppia “sta già vivendo il proprio ergastolo interiore”. Anche in questo caso, sarà un processo – forse davanti alla Corte d’Assise – a stabilire se vi siano state responsabilità penali. Ma sul piano umano e sociale, la tragedia è già enorme.
Questi due episodi così diversi, eppure, così legati ci ricordano che curare non è mai solo una questione tecnica. È una scelta morale. Cosa significa, oggi, avere diritto alla cura? Quando si parla di tumore, la domanda non è mai solo medica. Tocca corde profonde: la dignità, la paura, le scelte, l’età, i limiti della scienza e quelli della società
Per saperne di più: cosa dice la legge sulla cura
1. Il diritto alla cura è universale
L’articolo 32 della Costituzione italiana garantisce il diritto alla salute come diritto fondamentale dell’individuo, senza discriminazioni di età, condizione sociale o economica.
2. Gli anziani hanno diritto a terapie appropriate
Non esistono limiti di età per l’accesso ai trattamenti oncologici. La scelta terapeutica deve essere individualizzata, basata sullo stato clinico del paziente, non sull’anagrafe.
3. Minori e cure: chi decide?
Per i minori, le decisioni sanitarie spettano ai genitori, ma i medici hanno il dovere di intervenire se le scelte familiari mettono in pericolo la vita o la salute del minore. In casi gravi può intervenire anche l’autorità giudiziaria.
4. Il consenso informato è un diritto e un dovere
Ogni paziente, anche anziano, ha diritto a essere informato in modo chiaro e comprensibile, e può decidere se accettare o rifiutare una cura. Dal 2017, con la legge 219, è possibile anche lasciare disposizioni anticipate di trattamento (DAT).
5. Quando scatta il reato
Se un genitore impedisce cure salvavita a un figlio minore, può configurarsi il reato di omicidio volontario o omicidio per omissione. Anche per gli adulti, il rifiuto di cure può essere legalmente problematico se avviene senza un adeguato processo di informazione o se si coinvolgono terzi vulnerabili.
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