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Vaiolo scimmie, OMS: «Per fermarlo servono 135 milioni di dollari». Studio italiano: nuovo ceppo meno mortale

Secondo l’OMS questa nuova epidemia di Mpox può essere controllata e fermata ma «Per riuscirci è necessaria un’azione concertata tra agenzie internazionali e partner nazionali e locali». Più di centomila i casi dal 2022. In Congo localizzati il 90% dei casi segnalati nel 2024

Dopo la decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che ha dichiarato il vaiolo delle scimmie (monkeypox – mpox) un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale a causa di un’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) che si è diffusa in almeno altri 13 paesi africani e, possibilmente, in Europa e Asia, l’OMS cerca di rassicurare. Il direttore generale dell’agenzia Onu per la salute, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha spiegato che «questa nuova epidemia di Mpox può essere controllata e fermata. Per riuscirci è necessaria un’azione concertata tra agenzie internazionali e partner nazionali e locali, società civile, ricercatori e produttori e Stati. Il nostro approccio deve rispettare i principi di equità, solidarietà globale, responsabilizzazione della comunità, diritti umani e coordinamento tra i settori. Per rispondere a questa complessa epidemia è necessaria una risposta internazionale completa e coordinata. E per finanziare questo lavoro e fermare l’epidemia il più rapidamente possibile, le nostre stime iniziali sono che il Piano strategico globale di preparazione e risposta (Sprp) a Mpox necessiti di circa 135 milioni di dollari nei prossimi 6 mesi per la fase acuta dell’epidemia». 

Servono risorse, ha spiegato, aggiungendo anche che «è probabile che l’importo stimato aumenterà man mano che si aggiornerà il piano alla luce delle crescenti esigenze. Un appello Oms dedicato al finanziamento verrà pubblicato all’inizio della prossima settimana. Stiamo sollecitando i donatori affinché forniscano le risorse necessarie e ringraziamo chi ha già fatto promesse all’Oms e ad altri partner». Il Dg ha anche aggiornato sulle misure che si stanno adottando per una risposta a livello globale e in Africa, dove si concentra l’impennata dei casi. 

In Congo localizzati il 90% dei casi segnalati nel 2024

«Dall’inizio dell’epidemia globale di Mpox nel 2022, sono stati segnalati all’Oms più di centomila casi confermati – ha riepilogato il capo dell’agenzia – Il virus continua a circolare a livelli bassi nel mondo. La regione africana ha invece registrato una crescita e un’espansione geografica senza precedenti” dell’epidemia. «La trasmissione è ora concentrata nella Repubblica democratica del Congo dove sono localizzati il 90% dei casi segnalati nel 2024. Solo quest’anno si sono verificati più di 16mila casi sospetti, tra cui 575 decessi. Questa impennata è causata da due distinti focolai, in parti diverse del Paese, di due cladi del virus Mpox. La rapida diffusione di un nuovo ceppo, il clade 1b, è il motivo principale della decisione di dichiarare l’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale (Pheic)», ha spiegato il Dg ricordando anche le raccomandazioni temporanee emesse cinque giorni dopo. Nel mese scorso sono stati segnalati casi di clade 1b in 4 Paesi confinanti con la Rdc, nei quali in precedenza non era stato segnalato Mpox: Burundi, Kenya, Ruanda e Uganda (che intanto ha confermato altri due casi). E questa settimana, ha ricordato il Dg Tedros, sono stati segnalati casi anche in Thailandia e Svezia. Vista la situazione è stato dunque stilato un Piano strategico globale di preparazione e risposta «per fermare i focolai di trasmissione da uomo a uomo di Mpox attraverso sforzi coordinati a livello globale, regionale e nazionale». 

Studio italiano rassicura: nuovo ceppo con mortalità inferiore

Intanto arrivano buone notizie da uno studio italiano che completa la carta d’identità genetica del lignaggio emergente di Mpox, il Clade 1b. Il nuovo ceppo sembra evolvere più rapidamente rispetto al clade principale 1, ma il tasso di mortalità resta inferiore. Seppur in grado di diffondersi oltre i confini della Repubblica Democratica del Congo e addirittura fuori dall’Africa, non ha soppiantato quello ancestrale e, dunque, è ancora possibile controllarne la diffusione. Ma va fermato ora, avvertono i ricercatori. «Il nostro studio ha avuto l’obiettivo di analizzare la composizione genetica del nuovo lignaggio emergente di Mpox, il Clade 1b», spiega l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, autore del lavoro insieme al collega del Campus Bio-Medico di Roma Francesco Branda e a Fabio Scarpa, del Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Sassari. 

«Le nostre analisi hanno mostrato che tutti i genomi appartenenti al Clade 1b presentano un gruppo con un unico antenato comune che evolutivamente è distante dai membri del clade 1a. I componenti del clade 1b sembrano evolvere più rapidamente rispetto al clade principale», il ‘genitore’ Clade 1. Secondo Ciccozzi, questo modello evolutivo non sorprende se si considera che la clade 1b attualmente è associata a un tasso di mortalità inferiore rispetto al Clade 1a. 

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