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Italiani sempre più donatori di sangue, 30,2 ogni milione. L’impegno della Fidas contro le fake news

È la prima volta che in Italia si riesce a superare la quota 30. «le fake news vanificano il grande impegno di donatrici e donatori che, con un gesto solidale, altruistico e senza alcun interesse economico, permettono alle persone che ne hanno bisogno di salvare la vita» spiega Giovanni Musso, presidente della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue

Il 2024 è stato un anno da record sul fronte della donazione di sangue. La Fidas, Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue, ricorda che il tasso di donazione è salito a 30,2 donatori per milione di persone. Ed è la prima volta che in Italia si riesce a superare la quota 30 che pone il nostro Paese ai primi posti in Europa.

«Chi dona sangue – spiega la Fidas – conosce bene come avviene l’iter della donazione, che prevede una visita di idoneità con la compilazione di un questionario e un prelievo per esami clinici, fondamentali per capire se il sangue può arrivare nella sacca».

Come funziona il processo di donazione del sangue

L’unità di sangue viene analizzata e trasferita nel settore frazionamento-produzione emocomponenti presso i Servizi Trasfusionali di riferimento sul territorio e, in brevissimo tempo, lavorata e scomposta in emocomponenti detti di primo livello. Poi c’è un processo di conservazione tra i 4 e i 2 gradi in apposite frigo-emoteche, dove la temperatura è controllata automaticamente.

«Le pazienti e i pazienti – prosegue la nota – ricevono solo i componenti di cui hanno bisogno, a seguito anche di prove di laboratorio che valutano la compatibilità del sangue da trasfondere con il sangue del ricevente. Le spese sostenute per la produzione e la distribuzione del sangue e dei suoi derivati non gravano in alcun modo sul ricevente e quindi sono esclusi qualsiasi addebito o onere fiscale. È bene ricordarlo, soprattutto per quello che riguarda le moltissime fake news che investono anche il settore sanitario e quello della donazione di sangue. La disinformazione colpisce molti ambiti, producendo costi sociali ed economici altissimi, soprattutto per quello che riguarda la salute e la sanità. Come da più parti invocato, servono strumenti adeguati per contrastare le notizie false e gli effetti distorsivi che generano. L’impatto di una notizia falsa, soprattutto in sanità, lo si paga in termini di vite umane. Un settore che coinvolge il mondo della donazione di sangue e plasma che alcuni ritengono possa essere fonte di profitto. Nulla di più falso.

«È bene sottolineare, e riaffermare con forza a chi millanta giri d’affari sul mercato del sangue, che esiste una legge, la n. 219 del 2005, che riconosce la natura pubblica del sangue e le attività che riguardano la sua donazione – spiega il presidente di Fidas Nazionale, Giovanni Musso -. La raccolta di sangue, la terapia trasfusionale e la produzione di medicinali emoderivati – riguardano i cosiddetti Lea – i Livelli Essenziali di Assistenza Sanitaria. Quindi, proprio per questo, sono attività a carico del Fondo Sanitario Nazionale e rispondono a dei rimborsi, secondo un tariffario previsto per qualsiasi altro Lea. È lo stesso Ministero della Salute a evidenziare che alle Associazioni e Federazioni di donatori, che devono essere Organizzazioni di Volontariato (ODV), la medesima legge riconosce la possibilità di promuovere la donazione del sangue e dei suoi componenti e quella di organizzare e gestirne la raccolta, per far fronte a un fabbisogno che il Servizio Sanitario Nazionale, con le sue sole strutture, non sarebbe in grado di gestire. La legge sancisce, inoltre, uno schema-tipo di convenzione che stabilisce le tariffe, valide su tutto il territorio nazionale, con cui le aziende sanitarie rimborsano le Associazioni di Volontariato per le attività svolte».

«Va rimarcato -conclude Musso – che le fake news vanificano il grande impegno di donatrici e donatori che, con un gesto solidale, altruistico e senza alcun interesse economico, permettono alle persone che ne hanno bisogno di salvare la vita. Non solo in situazioni di emergenza, ma con farmaci che servono quotidianamente a rimanere in vita. Il nostro impegno come Fidas non si ferma solo a promuovere la cultura della donazione, ma è teso a sensibilizzare anche cittadine e cittadini ad un’informazione verificata e corretta. La diffusione, amplificata dai social media, di notizie false, create ad arte alimenta sfiducia e danneggia gravemente la prevenzione sanitaria. Per questo lancio un appello da condividere: fate riferimento alle Associazioni di donatori, al Centro Nazionale Sangue e al Ministero della Salute per verificare quanto viene strumentalmente propinato attraverso i social». 

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