Il 59° Rapporto Censis sottolinea che solo il 30,4% dei caregiver dichiari di sentirsi in buona salute. Ancora poche le misure di sostegno: solo il 14,2% dei caregiver italiani ha avuto accesso a orari di lavoro flessibili
In Italia si contano circa 7 milioni di caregiver familiari, secondo l’ultima stima disponibile del 2019. Sono persone che ogni giorno si prendono cura di parenti non autosufficienti, spesso affrontando un carico emotivo, psicologico e lavorativo molto pesante.
Il 59° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2025 fotografa con chiarezza questa realtà: quasi un caregiver su quattro manifesta sintomi depressivi moderati, mentre il 13,6% riporta disturbi di entità moderatamente severa — percentuale che sale al 15,8% tra le donne e scende al 6,5% tra gli uomini. Il 7,3% soffre invece di sintomi depressivi gravi. Non stupisce, dunque, che solo il 30,4% dei caregiver dichiari di sentirsi in buona salute e appena il 6,1% si consideri in ottima salute.
Misure di supporto ai caregiver ancora troppo limitate
Uno dei nodi principali è la necessità di conciliare il lavoro di cura con la propria attività professionale, un aspetto che dovrebbe avere un ruolo centrale nelle politiche sociali e sanitarie. Eppure, le misure di supporto risultano ancora limitate: solo il 14,2% dei caregiver italiani ha avuto accesso a orari di lavoro flessibili e il 14,1% ha modificato il proprio orario lavorativo, valori leggermente inferiori alla media europea (15,6% e 14,6%). In Paesi come la Germania, la quota raggiunge rispettivamente il 21,4% e il 19,4%.
Anche i periodi prolungati di assenza dal lavoro, spesso inevitabili per chi si occupa quotidianamente di un familiare fragile, risultano più frequenti in Italia: coinvolgono il 10,1% dei caregiver, contro il 9,7% della media europea e il 6,3% dei caregiver tedeschi. Un dato che mette in luce quanto nel nostro Paese la conciliazione tra lavoro e cura sia ancora più difficile rispetto al resto d’Europa.
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