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Natale, a Napoli il presepe delle arti sanitarie con medici e malati di lebbra

Nella rappresentazione della natività, allestita nella sala Lazzaretto del Museo delle Arti Sanitarie, le principali malattie: il tradizionale pastore napoletano come strumento narrativo per illustrare l’evoluzione delle patologie e delle pratiche curative. Tra gli autori Luca De Lorenzo e Emanuele Buonocore

Nel cuore di Napoli esiste un presepe fuori dall’ordinario, pensato per raccontare la storia della medicina attraverso la tradizione artigianale partenopea. Si tratta di Incurabili pastori e guaritori ciarlatani, un presepe scientifico ambientato nella sala Lazzaretto del Museo delle Arti Sanitarie, all’interno dell’ex Ospedale della Pace, in via dei Tribunali.

L’allestimento propone una rassegna delle principali malattie che hanno attraversato i secoli, dalle antiche epidemie fino al Covid-19, rappresentate attraverso figure di lebbrosi, amputati e malati di peste. Il progetto, realizzato con il finanziamento della Città Metropolitana di Napoli, è visitabile gratuitamente con visite guidate su prenotazione.

Esorcizzare la malattia attraverso la conoscenza, questo l’obiettivo del presepe delle arti sanitarie

Il presepe utilizza il tradizionale pastore napoletano come strumento narrativo per illustrare l’evoluzione delle patologie e delle pratiche curative, rendendo omaggio alla storica scuola medica napoletana. L’intento è quello di esorcizzare la malattia attraverso la conoscenza, augurando idealmente salute ai visitatori e ricordando il ruolo fondamentale degli operatori sanitari e delle istituzioni che garantiscono le cure. Un richiamo storico sottolinea come, in passato, molte malattie fossero considerate incurabili e come la figura del curante fosse spesso associata a quella del ciarlatano. Del resto, anche nel presepe tradizionale non mancano personaggi segnati da deformità o menomazioni, testimonianza dello stato di salute della società dell’epoca.

Per stimolare l’osservazione e la riflessione, gli organizzatori hanno scelto di non inserire didascalie esplicative accanto alle figure, lasciando ai visitatori il compito di riconoscere patologie e sedicenti guaritori. Nell’ambientazione, che riproduce una corsia dell’antico lazzaretto, trovano spazio circa cento pastori tra malati, speziali e cerusici, affiancati da medici in costume settecentesco, barbieri che praticavano la terapia delle sanguisughe fino agli inizi degli anni Settanta del Novecento e persino salumieri che nel Cinquecento si ritenevano in grado di operare ernie.

Anche lo sfondo architettonico contribuisce alla valenza scientifica del presepe, con riproduzioni in scala di alcuni tra i più antichi e suggestivi ospedali napoletani, come la farmacia degli Incurabili, l’ospedale psichiatrico dell’Annunziata di Aversa e gli ospedali Annunziata e San Gennaro di Napoli. Attraverso il racconto delle malattie e dei metodi di cura, l’esposizione restituisce un’immagine autentica della città e della sua tradizione di solidarietà. L’exhibition design è curato da Luca De Lorenzo, mentre il video mapping è firmato da Emanuele Buonocore.

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