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Riforma medicina di famiglia, lo SMI proclama stato di agitazione: «A rischio autonomia professionale»

Il Sindacato Medici Italiani guidato da Pina Onotri contesta la bozza di riforma della medicina di famiglia circolata in questi giorni che prevede la possibilità per glòi MMG di essere assunti dal Servizio Sanitario nazionale. Il Sindacato chiede un confronto reale evitando “decisioni unilaterali”

La riforma della Medicina di Famiglia annunciata dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, che prevede la possibilità di un rapporto di lavoro dipendente su base volontaria per i medici di medicina generale, non piace ai sindacati medici. Per il governo la riforma è necessaria per rendere operative le Case di Comunità finanziate dal Pnrr e per rafforzare la sanità di prossimità, ma per i sindacati e anche per la FNOMCeO la riforma indebolirebbe il medico di famiglia preludendo a un passaggio alla dipendenza.

Lo SMI, sindacato guidato da Pina Onotri, annuncia già lo stato di agitazione. «Il Sindacato Medici Italiani (Smi) ha proclamato lo stato di agitazione della categoria in relazione al progetto di riforma della medicina generale promosso dal Ministero della Salute. La proposta di riorganizzazione dell’assistenza territoriale presenta criticità rilevanti che rischiano di compromettere il ruolo centrale del medico di medicina generale nel Servizio Sanitario Nazionale» ha reso noto il sindacato che poi elenca i motivi della mobilitazione.

Preoccupazione per modifiche al rapporto convenzionale

«In particolare, esprimiamo una forte preoccupazione per possibili modifiche del rapporto convenzionale, per la ridefinizione delle modalità organizzative delle cure primarie e per il rischio di una progressiva perdita di autonomia professionale. Per coloro, invece, che volontariamente volessero lavorare nelle case di comunità viene impedito l’accesso per mancanza di regole chiare sull’equipollenza dell’attuale corso di formazione in medicina generale con la specializzazione – prosegue il sindacato-. Il medico di famiglia rappresenta un presidio fondamentale di prossimità e continuità assistenziale per i cittadini e qualsiasi intervento riformatore deve essere condiviso con la categoria, valorizzandone competenze ed esperienza».

«Lo stato di agitazione è finalizzato a richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di aprire un confronto reale e costruttivo, evitando decisioni unilaterali che potrebbero incidere negativamente sull’efficacia dell’assistenza territoriale. Ribadiamo- conclude la nota del sindacato- la nostra disponibilità al dialogo, ma sottolineammo l’urgenza di modifiche sostanziali al testo della riforma, affinché siano garantiti adeguati livelli di assistenza, condizioni di lavoro sostenibili per i professionisti e una reale tutela del diritto alla Salute dei cittadini. Nei prossimi giorni saranno comunicate eventuali ulteriori iniziative di mobilitazione» conclude lo SMI.

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