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Nel Lazio nasce l’infermiere di famiglia e Comunità, la formazione allo Spallanzani

L’infermiere di famiglia e comunità si inserisce nell’organizzazione territoriale aziendale, all’interno delle Case della comunità, Centrali operative territoriali, Ospedali di comunità e Unità di continuità assistenziale. Si occuperà di intercettare precocemente problemi di salute e della loro gestione proattiva



Nei giorni scorsi, presso l’Istituto nazionale per le Malattie infettive ‘Lazzaro Spallanzani’ Irccs, è stato avviato il primo programma formativo regionale per infermiere di famiglia e comunità. Si tratta della prima edizione pilota, rivolta a 120 operatori del Ssr individuati dalle Aziende sanitarie Locali. Ad organizzarlo, su mandato della Regione Lazio, il Centro di formazione permanente in Sanità. Dando seguito alle linee di indirizzo regionali (Dgr 20 giugno 2024, n. 416), al fine di attuare il Dm 77/2022 per il rafforzamento del sistema assistenziale sul territorio, la Regione Lazio sta puntando fortemente sulla formazione e valorizzazione di questa nuova figura, appunto l’infermiere di famiglia e comunità.

«Intercettare i bisogni di salute della popolazione anziana»

«L’aumento dell’aspettativa di vita e il progressivo invecchiamento della popolazione conducono anche ad un aumento dell’incidenza di patologie croniche e di quadri di multimorbidità – spiega Andrea Urbani, Direttore della Direzione regionale Salute e integrazione sociosanitaria -. In un contesto simile, intercettare precocemente i bisogni di Salute di una popolazione sempre più anziana, sola e fragile rappresenta una sfida cruciale per il Servizio sanitario regionale. Nel perseguimento di questo obiettivo, la figura dell’Ifec riveste un ruolo strategico per la sua funzione preventiva e proattiva».

Dove opererà l’infermiere di comunità

L’infermiere di famiglia e comunità è un dipendente del Ssr che afferisce al distretto sanitario e si inserisce nell’organizzazione territoriale aziendale, all’interno delle Case della comunità, Centrali operative territoriali, Ospedali di comunità e Unità di continuità assistenziale. È un professionista con forte orientamento alla prevenzione, ad intercettare precocemente problemi di Salute e alla loro gestione proattiva; si attiva per facilitare e monitorare percorsi di presa in carico e di continuità dell’assistenza in forte integrazione con le altre figure professionali del territorio; svolge la sua attività inserito in una più ampia rete di protezione sanitaria e sociale, in grado di attivare e supportare le risorse di pazienti e caregiver, del volontariato, del privato sociale, e più in generale della comunità.

Il suo intervento si sviluppa in tre ambiti: a livello ambulatoriale; a livello domiciliare, per valutare i bisogni del singolo e della famiglia e organizzare l’erogazione dell’assistenza nelle forme più appropriate; a livello comunitario, con attività trasversali di promozione ed educazione alla Salute, integrazione con i vari professionisti tra ambito sanitario e sociale. «Siamo onorati di contribuire, tramite il nostro Centro di formazione, all’introduzione e alla valorizzazione dell’infermiere di famiglia e comunità, figura chiave attraverso la quale contribuire concretamente alla riorganizzazione del sistema sanitario e a potenziare l’assistenza territoriale della nostra Regione, con evidenti ricadute sul benessere dei pazienti» ha detto Cristina Matranga, Direttrice generale dell’Inmi Spallanzani. All’inaugurazione del corso sono intervenuti: Andrea Urbani, Marco Nuti (dirigente dell’Area Rete integrata del territorio della D.R. Salute e Integrazione Sociosanitaria), Maurizio Zega (presidente Ordine delle professioni infermieristiche di Roma), Lorena Martini (direttrice Uoc Formazione Ecm Agenas), Carlo Turci (Asl Roma1).

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